In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Chi possiede uno smartwatch Amazfit potrebbe presto avere voce in capitolo su quanto finisce sui server dell’azienda, perché nell’ultima versione dell’app Zepp per Android sono spuntate alcune stringhe che raccontano una direzione piuttosto precisa: dare all’utente la possibilità di scegliere, categoria per categoria, quali dati sincronizzare nel cloud e quali invece tenere soltanto sul telefono. Un cambio di approccio non banale, considerando quante informazioni sanitarie passano ogni giorno da un orologio a un server.
Il dettaglio emerge dall’analisi della versione 10.8.6 dell’applicazione, dove gli sviluppatori sembrano aver iniziato a costruire un sistema di interruttori separati. Non un unico grande sì o no, ma una gestione più granulare, con la possibilità di lasciare attiva la sincronizzazione per alcune tipologie di informazioni e spegnerla per altre. Il tutto, va detto, ancora in fase di lavorazione e senza alcuna comunicazione ufficiale da parte di Zepp Health.
Cosa raccontano le nuove stringhe trovate nell’app
Le voci individuate parlano chiaro già dai nomi: “Sync Health Data to the Cloud”, “Sync Fitness Data to the Cloud” e “Sync Profile Data to the Cloud”, accompagnate da un’opzione più drastica, “Turn Off All Data Sync”, che spegne tutto in un colpo solo. Tradotto in pratica, l’utente dovrebbe poter decidere di conservare in locale una parte delle proprie informazioni continuando comunque a far viaggiare verso il cloud quelle che gli interessa avere sincronizzate.
La categoria fitness sembra abbracciare parecchia roba: registrazioni degli allenamenti, frequenza cardiaca durante l’esercizio, PAI, carico di allenamento, VO2 max, soglia del lattato e le informazioni legate al coaching. I dati sanitari, invece, coprono l’area più ampia del benessere all’interno della piattaforma dell’azienda, quella che nel quotidiano raccoglie molto più di quanto si pensi. Il profilo, infine, riguarda le informazioni personali associate all’account.
Più controllo, ma qualcosa si perde per strada
Nel codice dell’applicazione sono stati trovati anche degli avvisi destinati a comparire nel momento in cui si decide di disattivare una o più opzioni di sincronizzazione. Il messaggio, in sostanza, avverte che alcune funzionalità potrebbero smettere di essere disponibili, semplicemente perché hanno bisogno di un supporto lato server per funzionare. Nulla di strano: molte elaborazioni non avvengono sul polso né sul telefono, ma su macchine remote che macinano numeri e restituiscono analisi.
È il compromesso classico di queste situazioni. Più controllo sui propri dati significa rinunciare a qualche comodità, e chi userà questi interruttori dovrà mettere in conto che una parte dell’esperienza attuale potrebbe cambiare. Per gli utenti più attenti alla privacy, però, si tratta di uno scambio che molti accetterebbero volentieri, soprattutto quando si parla di parametri sanitari raccolti ventiquattro ore su ventiquattro.
Nessuna conferma ufficiale, per ora
Il punto interrogativo resta sulla effettiva implementazione. Le stringhe individuate all’interno di un’applicazione sono indizi solidi ma non garanzie, e capita spesso che funzioni abbozzate nel codice restino chiuse in un cassetto per mesi oppure spariscano del tutto senza mai arrivare agli utenti. Da Amazfit e dalla casa madre non è arrivato al momento alcun annuncio su tempistiche o modalità di rilascio.
Nel frattempo l’azienda continua a muoversi su più fronti con il proprio ecosistema, tra aggiornamenti dedicati ad Amazfit Balance, il lavoro sul software di T Rex Dual Solar e l’arrivo di Zepp OS 6 su Amazfit Active Max con nuove funzioni pensate per gli allenamenti. Segnali di una piattaforma in movimento, dove la gestione dei dati personali sembra ora rientrare tra le priorità sul tavolo degli sviluppatori.
Fonte: TecnoAndroid








