C’è qualcosa di quasi surreale nel vedere uno dei co-fondatori di Google, uno dei nomi più potenti della Silicon Valley, muoversi in silenzio, quasi in punta di piedi. Mentre tutti gli altri magnati dell’AI si danno battaglia a colpi di hype e annunci roboanti per lanciare l’ultima diavoleria tecnologica, Sergey Brin ha appena fatto una mossa che non ha nulla a che fare con i profitti a breve termine o il prossimo prodotto rivoluzionario. Ha semplicemente lasciato fluire oltre 1,1 miliardi di dollari in azioni Alphabet – la sua creatura – verso progetti che riguardano il cuore e il futuro dell’umanità: la salute, la ricerca scientifica e l’ambiente.
Sergey Brin investe 1,1 miliardi di dollari in salute e ambiente mentre l’AI arriva alle stelle
Il tempismo, diciamocelo, non è casuale ed è qui che la storia si fa interessante. Il valore delle azioni Alphabet sta volando alto, spinto dall’entusiasmo globale per l’hardware AI e da una corsa tecnologica che sembra non avere freni. Si parla di sfiorare i 4 trilioni di capitalizzazione, un traguardo che fino a pochi anni fa era roba da romanzi di fantascienza. Brin, in sostanza, sta usando il picco di questa ondata AI per finanziare qualcosa di molto, molto più profondo.
A prima vista, i documenti finanziari snocciolano cifre e destinatari con un tono gelido, quasi contabile. Ma se li si legge con un altro spirito, si scopre una storia di grande impatto. Stiamo parlando di oltre 3,5 milioni di azioni Alphabet trasferite: la fetta più grossa, circa un miliardo, è andata a Catalyst4, la sua organizzazione non-profit nata nel 2021. Questo è il vero fulcro dell’azione: un luogo dove la scienza incontra l’attivismo ambientale, con l’obiettivo di finanziare la ricerca sulle malattie del sistema nervoso centrale e, allo stesso tempo, sostenere iniziative concrete contro il cambiamento climatico. Il resto della donazione, circa 90 milioni alla fondazione di famiglia e 45 milioni alla Michael J. Fox Foundation – un faro per la ricerca sul Parkinson – segue lo stesso identico spirito.
E attenzione, non è un colpo isolato, una generosità una tantum. Già a maggio, Brin aveva donato ben 700 milioni di dollari alle stesse tre realtà. Sembra quasi che la sua filantropia stia accelerando, mantenendo lo stesso ritmo frenetico che anima l’intero settore tecnologico. È un effetto collaterale positivo e quasi poetico: mentre i giganti del Tech prosperano grazie a una rivoluzione guidata dall’intelligenza artificiale e le loro azioni schizzano alle stelle, una parte significativa di questa ricchezza torna alla società, trasformandosi in un investimento tangibile per la nostra salute e per il futuro del pianeta.
Brin, pur avendo lasciato la gestione operativa di Alphabet nel 2019, non è mai stato con le mani in mano. Dal 2023 è tornato a lavorare dietro le quinte, quasi con l’energia di un giovane ingegnere, concentrandosi proprio sui progetti AI e in particolare su Gemini. Non a caso, ha dichiarato che questa è la fase più eccitante della sua intera carriera. Forse perché, mentre l’AI si prepara a ridefinire ogni cosa che conosciamo, lui ha trovato il modo per farla correre di pari passo con un obiettivo molto più umano e urgente: l’uso della tecnologia per risolvere i problemi più grandi dell’umanità, non solo per accumulare altra ricchezza. È una lezione di responsabilità che vale ben più di un titolo azionario da capogiro.