La comunità internazionale ha affrontato la sfida del cambiamento climatico con una crescente attenzione. Eppure, gli esperti avvertono che la velocità delle azioni non è ancora sufficiente. Gli eventi atmosferici estremi si susseguono con intensità crescente. La scienza conferma che fenomeni di grande portata non sono casuali, ma sintomi di un sistema climatico che richiede interventi urgenti e coordinati. Secondo Simon Stiell, Segretario esecutivo delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici, la direzione intrapresa dai governi è quella giusta, ma è necessario accelerare. Il recente Nationally Determined Contributions Synthesis Report sottolinea progressi significativi: diversi Paesi hanno fissato tappe chiare per raggiungere le emissioni nette zero. Eppure, i dati riguardano solo un terzo delle emissioni globali. Indicando che gran parte del mondo resta indietro e che i risultati globali non possono ancora essere tratti come definitivi.
Cambiamento climatico: i dati sono ancora altalenanti
La pressione sui governi aumenta: le temperature globali devono essere riportate a 1,5 °C e ciò richiede un’accelerazione significativa su tutti i fronti. La COP30 di Belém rappresenta una tappa fondamentale in tale percorso. Ciò con l’obiettivo di consolidare risultati concreti. Oltre che estendere l’attuazione degli Accordi di Parigi a tutte le economie e assicurare che i benefici derivanti dall’azione climatica siano equamente distribuiti tra le popolazioni della Terra.
Non tutti gli osservatori condividono un’opinione ottimista. António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, sottolinea che è stato mancato un obiettivo importante. Ovvero quello di limitare l’incremento delle temperature a 1,5 °C. Secondo Guterres, gli impegni finora presentati dai governi sono insufficienti. Solo un Paese su tre ha fornito i propri NDC, tra cui non figurano Stati Uniti e Unione Europea. Il risultato è che la riduzione del 10% delle emissioni prevista a livello globale non sarà sufficiente. Servirebbe un taglio del 60% per evitare conseguenze irreversibili.
La sfida climatica, dunque, non è solo una questione ambientale. Ma un banco di prova per la cooperazione internazionale. La capacità di accelerare gli interventi e includere tutti i Paesi nelle strategie globali determinerà non solo il successo degli Accordi di Parigi. Ma anche la resilienza del pianeta di fronte agli eventi estremi.
