Una multa da 550 milioni di euro è quella che la Commissione europea ha deciso di infliggere ad AliExpress, accusando la piattaforma di e-commerce di non aver rispettato gli obblighi previsti dalla legge sui servizi digitali, il cosiddetto Dsa. Il cuore della contestazione riguarda un tema tutt’altro che marginale, ovvero la vendita di prodotti illegali, non sicuri o contraffatti che avrebbero continuato a circolare online senza controlli adeguati. Bruxelles parla chiaro, la società non avrebbe valutato né limitato con la dovuta attenzione i rischi legati a questo genere di merci.
Secondo l’esecutivo Ue, il problema parte dalla radice. AliExpress avrebbe sovrastimato l’efficacia dei propri sistemi di individuazione e rimozione delle merci non conformi, senza tenere conto di un dettaglio niente affatto trascurabile, cioè lo squilibrio tra il numero dei moderatori e la mole enorme di prodotti potenzialmente illegali da verificare. In pratica, troppa merce e troppo pochi occhi a controllarla. A questo si aggiunge il ruolo giocato dai sistemi di raccomandazione e dalla pubblicità online, che avrebbero continuato a spingere prodotti fuori legge prima ancora che venissero tolti dagli scaffali virtuali.
Controlli aggirabili e venditori recidivi mai fermati
L’elenco delle criticità individuate da Bruxelles è piuttosto lungo. Si parla di un sistema di rilevamento inefficace, capace di lasciare online merci contraffatte e prodotti non sicuri anche dopo essere stati individuati. C’è poi la questione dei venditori recidivi, quelli che continuavano tranquillamente a operare senza subire alcuna sanzione. E ancora, controlli facili da aggirare grazie a una classificazione errata dei prodotti, un trucco che sfruttava verifiche giudicate troppo deboli. Persino il sistema di autorizzazione dei marchi, pensato proprio per contrastare la contraffazione, sarebbe stato eluso senza troppa fatica a causa di personale e controlli inadeguati.
L’indagine non nasce ieri. Era stata aperta il 14 marzo 2024 per verificare il rispetto degli obblighi del Dsa su vari fronti, dai rischi sistemici alla moderazione dei contenuti, dalla trasparenza alla tracciabilità dei venditori. Nel giugno 2025 la Commissione aveva reso vincolanti alcuni impegni presi dalla piattaforma, ma il capitolo sui rischi legati alla diffusione di prodotti illegali era rimasto aperto. È proprio quel filone a chiudersi ora con la sanzione. AliExpress ha tempo fino al 20 ottobre per presentare un piano d’azione con le misure correttive. In caso contrario, rischia penalità periodiche.
La replica di AliExpress, sanzione sproporzionata
La risposta della società non si è fatta attendere. In una nota, AliExpress ha fatto sapere di non essere d’accordo con la decisione e con una multa Ue definita sproporzionata, che secondo l’azienda non riflette in modo adeguato il quadro normativo consolidato e i miglioramenti già introdotti. La piattaforma dichiara di stare esaminando con attenzione il provvedimento e di valutare tutte le opzioni disponibili, ribadendo l’impegno a rispettare i propri obblighi. Nel comunicato vengono ricordate anche le risorse considerevoli investite nella valutazione dei rischi, nella sicurezza dei prodotti e nella tutela dei consumatori.