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C’è un solo attore nella storia del cinema che può vantare la partecipazione a due film capaci di vincere 11 Oscar ciascuno, e quell’attore è Bernard Hill, scomparso un paio di anni fa. Un primato curioso, quasi statistico, che però racconta molto di come certi volti finiscano per incastrarsi nella memoria collettiva senza bisogno di una statuetta personale in bacheca. Hill non ha mai ricevuto una nomination agli Academy Awards, eppure è stato due volte parte di squadre che hanno letteralmente ripulito il tavolo delle premiazioni.
Il club dei film da 11 statuette è ristrettissimo. Ne fanno parte Ben-Hur, Titanic e Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, tre titoli che hanno trasformato le rispettive serate in una specie di monologo, lasciando agli altri candidati le briciole. Sotto di loro, a quota 10, resiste soltanto West Side Story, che risale al 1961. Numeri che rendono l’idea di quanto sia raro un dominio del genere e di quanto sia improbabile rivederlo con la stessa frequenza.
Il capitano e il re, due ruoli entrati nell’immaginario
Hill aveva lavorato in produzioni molto diverse tra loro, da Gandhi a Valchiria fino al doppiaggio di ParaNorman, ma il pubblico lo riconosce soprattutto per due personaggi. Il primo è il capitano Edward J. Smith di Titanic, l’uomo che resta al suo posto mentre la nave affonda, immagine che chiunque abbia visto il film di James Cameron si porta dietro. Il secondo è Re Théoden, il sovrano di Rohan della trilogia firmata da Peter Jackson, con quel misto di fragilità e riscatto che ha reso il personaggio uno dei più amati dell’intero ciclo.
Due ruoli agli antipodi, uno chiuso nella disciplina rigida di un ufficiale di marina, l’altro costruito su un arco emotivo lunghissimo, e in entrambi i casi il risultato è stato lo stesso, ossia un’interpretazione che nessuno associa a un altro volto. Se oggi esistesse già da tempo il premio dedicato al miglior casting, difficilmente qualcuno avrebbe da ridire su quelle scelte. Hill non ha portato a casa l’Oscar, ma ha ottenuto riconoscimenti ai SAG Awards, i premi assegnati dai colleghi attori, e non è un dettaglio da poco.
Un record che difficilmente verrà eguagliato
Il punto è che per replicare l’impresa servirebbero due film capaci di raggiungere quota 11, e la storia dice che è successo tre volte in tutto. L’Academy continua a riservare sorprese, per carità. L’anno scorso Sinners ha collezionato 17 nomination, stabilendo un nuovo primato assoluto, ma era chiaro fin da subito che le candidature non si sarebbero tradotte in altrettante vittorie. Riempire la mensola con undici statuette è tutta un’altra faccenda.
Titanic, uscito nelle sale con le sue tre ore e quattordici minuti di durata, aveva nel cast Leonardo DiCaprio, Kate Winslet e Billy Zane, e resta uno dei casi più clamorosi di successo simultaneo di critica, pubblico e premi. Il ritorno del re, arrivato qualche anno dopo, ha replicato lo stesso trionfo chiudendo il cerchio della trilogia tolkieniana. In mezzo a quei due colossi, in ruoli tutt’altro che marginali, c’era sempre lo stesso attore inglese.










