Il confronto sull’intelligenza artificiale tra Stati Uniti e Cina ha finalmente una data. A settembre le due potenze si siederanno allo stesso tavolo per provare a stabilire qualche regola comune in una corsa che si preannuncia lunga e complicata. E arriva in un momento parecchio delicato, perché mentre i laboratori cinesi come Zhipu e Moonshot mostrano capacità sempre più avanzate, la politica americana su questo fronte sembra piuttosto sfilacciata. Non a caso il secondo responsabile della sicurezza sull’AI negli Stati Uniti si è dimesso nel giro di circa tre mesi.
Il colloquio previsto per settembre servirà a ridurre i rischi che possono nascere dai modelli di frontiera sviluppati da entrambe le parti. La delegazione americana sarà guidata dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, e l’incontro dovrebbe tenersi prima della visita del presidente Xi negli Stati Uniti, in programma per il 24 settembre.
AI, USA e Cina: cosa c’è davvero sul tavolo
Il tema centrale riguarda i modelli di frontiera che potrebbero essere trasformati in armi attraverso attacchi informatici. Ma c’è un altro nodo che gli Stati Uniti vogliono affrontare, ed è quello dei modelli open source cinesi. Questi ultimi stanno avvicinandosi molto velocemente alle capacità dei modelli più avanzati, ma con costi di inferenza decisamente più bassi. Se lasciati crescere senza vincoli, rischiano di ridurre in maniera drastica la domanda di soluzioni firmate OpenAI e Anthropic, mettendo a repentaglio lo sviluppo futuro e migliaia di miliardi di dollari già messi in conto per gli investimenti.
C’è poi una questione che si sta rivelando spinosa. I laboratori cinesi tendono a fare la cosiddetta distillazione dei modelli americani più avanzati, e non esiste un modo semplice per impedirlo. Gli ingegneri cinesi portano spesso i loro hard disk carichi di modelli in Paesi vicini agli Stati Uniti, dove sfruttano tecniche di apprendimento per rinforzo su GPU NVIDIA di ultima generazione per portare i propri sistemi a livelli di frontiera. Una possibile soluzione sul tavolo sarebbe convincere i laboratori cinesi a congelare i progressi, mantenendo l’attuale ritardo di circa nove mesi rispetto ai modelli americani. Ma è un’idea difficile da far digerire a Pechino.
Zhipu punta all’infrastruttura completa
Nel frattempo Zhipu, la società dietro il modello GLM-5.2, ha acquisito XCore Sigma, realtà che in passato aveva collaborato con l’Ascend di Huawei e con Cambricon, progettista di ASIC per l’AI. Insieme a un data center da 1GW che l’azienda avrebbe già messo in funzione, questa mossa racconta molto delle sue ambizioni. Zhipu vuole coprire l’intera catena, dalla potenza di calcolo fino all’ottimizzazione tra più chip, passando per la suite di compilatori e il motore di inferenza.
Un dato aiuta a capire la portata di tutto questo. Nel corso del 2026 la Cina dovrebbe spedire qualcosa come 2,5 milioni di chip AI prodotti internamente. Un numero che da solo spiega perché il tavolo di settembre sia tanto atteso.