La corsa dell’Unione europea verso la sovranità tecnologica nell’intelligenza artificiale passa adesso da un progetto concreto e piuttosto ambizioso. La Commissione ha aperto le porte a un bando per costruire sette data center AI, strutture pensate per l’addestramento e l’inferenza dei modelli, che andranno ad affiancarsi alle 19 AI Factories già in funzione. Sul piatto c’è un investimento complessivo di circa 30 miliardi di euro, cifra che dà la misura di quanto Bruxelles voglia fare sul serio.
Il nome scelto non lascia molti dubbi. Le cosiddette AI Gigafactories sono data center di dimensioni superiori rispetto alle AI Factories tradizionali. L’invito lanciato dalla Commissione europea riguarda quattro strutture di medie dimensioni e tre di grandi dimensioni, ciascuna affidata a un consorzio diverso. Non si tratta quindi di un unico mega progetto, ma di una rete distribuita che coinvolgerà più realtà e più territori.
Chip, fondi e tempistiche del progetto europeo
Entrando nel dettaglio, i documenti ufficiali parlano chiaro. I data center di medie dimensioni potranno ospitare fino a 75.000 chip AI, mentre quelli di grandi dimensioni arrivano a quota 100.000. I consorzi che presenteranno le offerte migliori, con scadenza fissata al 12 novembre 2026, si aggiudicheranno fondi pubblici per 4 e 6 miliardi di euro rispettivamente, a seconda della categoria. A questi si dovrà aggiungere un investimento privato che dovrebbe toccare almeno i 20 miliardi di euro.
La selezione dei consorzi vincitori è prevista per l’inizio del 2027. Dopodiché arriveranno le firme dei contratti e finalmente il via ai cantieri. Secondo i piani, le sette Gigafactories dovrebbero diventare operative entro 18 mesi dalla firma. Una volta accese, questa nuova capacità di calcolo sarà a disposizione di startup, piccole e medie imprese, università, industria e autorità pubbliche, tutti soggetti che potranno usarla per addestrare, ottimizzare e mettere in funzione modelli AI avanzati.
Meno dipendenza dagli Stati Uniti, ma non sui chip
Dietro a questa mossa c’è una strategia ben precisa. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dalle aziende statunitensi, quelle che oggi sviluppano i modelli più diffusi e che controllano gran parte della capacità cloud disponibile. Su un fronte, però, l’autonomia resta un traguardo lontano, e riguarda la produzione dei chip. Su questo l’Europa non può ancora fare da sola.
Per questo motivo sono state firmate tre lettere di intenti con AMD, NVIDIA e Qualcomm. Servono a garantire ai consorzi l’accesso all’hardware necessario per far girare tutta la macchina. Un compromesso obbligato, insomma, che mette insieme l’ambizione europea di costruire infrastrutture proprie e la realtà di un mercato dei semiconduttori ancora saldamente in mani straniere.








