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FASHI DR2: la mappa con 156.411 sorgenti di idrogeno

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Una nuova mappa dell’Universo raccoglie 156.411 segnali, e non si tratta di stelle o di galassie fotografate nel loro splendore luminoso, ma di qualcosa che resta invisibile a un telescopio tradizionale. Il protagonista è l’idrogeno neutro, il gas diffuso che riempie gli spazi tra gli astri e che, in condizioni favorevoli, diventa il carburante da cui nascono nuove stelle. Il catalogo porta il nome di FASHI DR2 ed è il più ampio del suo genere mai messo insieme.

Studiare come nascono le galassie è un lavoro affascinante e parecchio complicato. Guardare le stelle non basta, perché buona parte della storia cosmica è scritta in ciò che ancora non brilla. Le riserve di gas sparse nello spazio sono esattamente questo: materia che nel corso del tempo può accendersi, condensarsi, trasformarsi in qualcosa di luminoso. Ignorarle significherebbe leggere solo metà del racconto.

Perché l’idrogeno neutro è un archivio della storia cosmica

Il punto interessante è il modo in cui questo gas si fa trovare. L’idrogeno neutro emette un segnale radio con una lunghezza d’onda di 21 centimetri, una firma precisa e riconoscibile che gli astronomi hanno imparato a inseguire da decenni. Il vantaggio rispetto alla luce visibile è concreto: quelle onde radio riescono ad attraversare enormi quantità di polvere cosmica senza perdersi lungo la strada. Un normale telescopio ottico, davanti a una cortina di polvere, si ferma. Un radiotelescopio, invece, passa oltre e riesce a osservare materia che altrimenti resterebbe nascosta. Da qui l’idea dell’archivio. L’idrogeno neutro conserva tracce di quello che è avvenuto, di come il gas si è distribuito, di dove si sono formati gli addensamenti che poi hanno dato vita alle galassie. Mapparlo su larga scala vuol dire costruire una specie di indice della materia disponibile nell’Universo, catalogata sorgente per sorgente.

FAST e il catalogo FASHI DR2

A occuparsi del lavoro è stato FAST, il radiotelescopio cinese noto per le sue dimensioni fuori scala e per la capacità di captare segnali radio estremamente deboli. Sfruttando proprio l’emissione a 21 centimetri, lo strumento ha passato al setaccio porzioni di cielo alla ricerca di ogni traccia di idrogeno neutro, arrivando a comporre quello che oggi è il più grande catalogo di sorgenti di questo tipo realizzato finora.

I numeri raccontano bene la portata dell’operazione. Le 156.411 rilevazioni non sono semplici punti su una griglia, ma singole sorgenti individuate e classificate, ognuna con la propria posizione e il proprio contributo alla mappatura complessiva. Un materiale grezzo che, messo a disposizione della comunità scientifica, può alimentare ricerche molto diverse tra loro, dallo studio della distribuzione della materia su grande scala all’analisi di come le galassie accumulano il gas necessario a formare stelle.

Il vero valore di un catalogo come FASHI DR2 sta nella sua completezza. Più sorgenti significa statistiche più solide, confronti più affidabili, meno spazio per le interpretazioni basate su pochi casi isolati. E soprattutto significa poter guardare a regioni dello spazio che, con gli strumenti ottici, sarebbero rimaste semplicemente fuori dal campo di osservazione.

Fonte: TecnoAndroid

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