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AI e satelliti: l’intelligenza artificiale conquista l’orbita

AI e satelliti stanno per incontrarsi in un modo che fino a poco tempo fa sembrava roba da film. Il motivo è semplice, anche se non semplicissimo da gestire. Il numero di satelliti sopra le nostre teste è cresciuto a una velocità che pochi avrebbero previsto, e non accenna a rallentare. Anzi, se i piani delle grandi aziende tecnologiche andranno in porto, la faccenda potrebbe diventare parecchio più affollata di quanto già non sia.

Oggi i satelliti operativi in orbita sono circa 16.000. Sembra tanto, e in effetti lo è. Ma diverse stime dicono che potrebbero aggiungersene decine di migliaia nel giro di pochi anni. Numeri che, messi così, fanno riflettere su cosa significhi davvero gestire lo spazio quando comincia a somigliare a un’autostrada nell’ora di punta.

Perché il controllo da Terra non basterà più

Fino a oggi il controllo orbitale è rimasto quasi tutto nelle mani degli operatori a Terra. Un modello che ha funzionato finché i satelliti erano relativamente pochi e ognuno poteva essere seguito con attenzione. Il problema arriva quando gli oggetti in orbita si moltiplicano. A quel punto tenere tutto sotto controllo manualmente diventa una missione impossibile, o quasi.

Ed è qui che entra in scena l’intelligenza artificiale. Con così tanti satelliti da coordinare, affidarsi solo al lavoro umano non regge più. Serviranno automatismi, e tanti. L’idea che si profila è quella di lasciare che una parte crescente delle decisioni venga presa direttamente in orbita, senza aspettare il via libera da Terra ogni singola volta. Un cambio di paradigma non da poco, che ridisegna il rapporto tra chi costruisce questi apparecchi e chi li fa volare.

Cosa cambia con l’elaborazione a bordo

La parte interessante riguarda le capacità di calcolo. I satelliti moderni dovrebbero essere in grado di elaborare direttamente nello spazio buona parte delle informazioni che raccolgono. Tradotto, significa che invece di spedire giù una montagna di dati grezzi da analizzare a Terra, potranno fare gran parte del lavoro da soli, lassù.

I vantaggi si vedono subito. Tempi di risposta più rapidi, meno banda consumata, costi operativi che scendono. Roba concreta, che fa la differenza in tante situazioni diverse. Si va dalle missioni di osservazione della Terra alle applicazioni militari, dove ogni secondo guadagnato può contare eccome. Un satellite che pensa in autonomia, almeno per certe operazioni, è qualcosa che cambia le regole del gioco.

La direzione sembra tracciata. Più satelliti significa più complessità, e più complessità significa più bisogno di sistemi capaci di cavarsela da soli. L’automazione non è più un’opzione futuribile ma una necessità che si avvicina a grandi passi, spinta proprio dalla crescita vertiginosa del numero di oggetti in orbita.

Resta il fatto che parlare di decine di migliaia di nuovi satelliti nel giro di pochi anni impone di ripensare da zero il modo in cui questo traffico celeste viene organizzato. Il vecchio schema, con tutto deciso a Terra, si scontra con una realtà che diventa ogni giorno più ingombrante. E l’unica risposta che al momento sembra reggere il peso di questa crescita porta il nome dell’intelligenza artificiale applicata direttamente allo spazio.

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