Quando si parla di intelligenza artificiale, tutti ovviamente si concentrano sulle infinite possibilità che questa tecnologia offre, la verità è che l’utilizzo che se ne fa rappresenta il potenziale e anche il potenziale pericolo che quest’ultima rappresenta, a confermare tutto ciò è stato il recente tentativo di inganno che ha colpito i vertici istituzionali statunitensi, un individuo sconosciuto ha utilizzato l’intelligenza artificiale per replicare voce e stile comunicativo del segretario di Stato Marco Rubio, contattando ministri stranieri, un governatore americano e un membro del congresso tramite la piattaforma di messaggistica Signal, a rivelarlo è stata un’indagine del Washington Post supportata da fonti interne al dipartimento di Stato.
Pericolo vero
Secondo una nota riservata, l’autore di questa frode ha lasciato messaggi vocali che imitavano in modo credibile la voce di Rubio e ha Invitato gli interlocutori a unirsi a Signal, l’account utilizzato mostrava come nome utente l’indirizzo Marco.rubio@state.gov, simulandone l’identità.
L’obiettivo era presumibilmente ottenere l’accesso a informazioni riservate o a credenziali private, il tutto tramite una strategia di ingegneria sociale mascherata da comunicazione istituzionale, al momento però non è ancora chiaro se l’attacco abbia avuto successo né chi sia l’autore di questo colpo, a tal proposito si è espresso l’esperto di sicurezza Hany Farid, docente presso l’Università della California che ha spiegato quanto oggi sia semplice clonare una voce grazie ai software basati sull’intelligenza artificiale nello specifico, secondo quest’ultimo basterebbero circa 15 o 20 secondi di audio di una persona per poter effettuare l’opera.
Questo caso si inserisce all’interno di un contesto di crescente preoccupazione da parte delle autorità americane, l’FBI già a maggio scorso aveva lanciato un allarme generale proprio legato ad alcuni malintenzionati che si spacciano per dirigenti americani, il tutto sottolineando che gli attacchi si stanno concentrando contro funzionari attivi o in pensione.
Ciò ovviamente fa riflettere su come l’uso dell’intelligenza artificiale, se è fatto nel modo sbagliato, possa essere veramente devastante.