L’acqua nello speaker del telefono è uno di quei fastidi che spesso passano inosservati, almeno finché l’audio non comincia a suonare strano e non si capisce bene il perché. A volte capita dopo una nuotata o un temporale improvviso, altre volte si accumula piano piano per colpa dell’umidità o di uno schizzo che quasi non si nota. L’istinto porta subito a scuotere il telefono, lasciarlo asciugare o infilarlo nel riso, ma nessuno di questi metodi funziona davvero contro l’acqua che si è incastrata fisicamente nella retina dello speaker.
Gli altoparlanti degli smartphone sono piuttosto complessi, anche se occupano pochissimo spazio. Funzionano più o meno come ci si aspetta, ma davanti a tutti i componenti ci sono diversi strati di protezione. C’è una griglia esterna, tagliata al laser in metallo o plastica con fori minuscoli, e subito dietro una membrana pensata per tenere al sicuro il dispositivo. I pori di questa membrana lasciano passare aria e suono, ma dovrebbero essere troppo piccoli per far entrare le gocce d’acqua. Il tutto viene poi incollato e sigillato nel corpo del telefono per chiudere ogni fessura.
Il problema è che queste difese hanno un limite. I rivestimenti idrofobici che fanno scivolare via l’acqua funzionano mantenendo una sorta di vantaggio di pressione sul liquido in arrivo, ma basta immergere il telefono in acqua profonda e quel vantaggio svanisce in fretta. La pressione a una certa profondità è più forte e l’acqua viene spinta dentro. Con il tempo, poi, l’usura quotidiana, il contatto con saponi o creme e lo sporco in generale possono intaccare quei rivestimenti, quindi un telefono che un anno fa reggeva bene uno schizzo oggi potrebbe comportarsi diversamente.
Acqua nello speaker: perché riso e phon non servono a niente
Una volta che l’acqua è finita lì dentro, tirarla fuori diventa complicato. Il liquido si aggrappa alla retina e la tappa, bloccando il passaggio dell’aria e ammazzando il suono. Scuotere il telefono non serve, e lasciarlo asciugare all’aria richiederebbe giorni prima di vedere qualche risultato. Meglio non ignorare la cosa, perché l’umidità intrappolata può corrodere i contatti metallici, rovinare l’amplificatore e provocare danni permanenti. Il riso qui non combina nulla, dato che assorbe solo l’umidità dell’aria per evaporazione e non l’acqua fisicamente bloccata. Anche soffiare aria dentro lo speaker è inutile, e il calore diretto va evitato sempre.
La soluzione non è mettere qualcosa dentro per tirare fuori l’acqua, ma letteralmente spingerla fuori. Invece di far partire musica a tutto volume sperando che qualcosa succeda, la strada giusta è riprodurre toni specifici che costringono il diaframma interno dello speaker a comportarsi come una piccola pompa. La frequenza conta parecchio. Una troppo alta, tipo 10.000 Hz, muove il diaframma velocissimo ma quasi senza spostarlo, quindi non genera abbastanza forza per smuovere l’acqua. Una troppo bassa rischia di surriscaldare o distorcere l’altoparlante. Il punto ideale sta più o meno tra 165 Hz e 230 Hz, dove il diaframma si muove il più possibile in sicurezza a ogni oscillazione, spostando la massima quantità d’aria senza fare danni.
Dato che l’acqua non si comprime, tutta quella pressione deve andare da qualche parte e finisce dritta sulle gocce intrappolate. Quando la pressione supera la tensione superficiale che le tiene ferme, le gocce vengono spinte fuori attraverso la retina. Per evitare il surriscaldamento serve un video in cui il tono viene pulsato invece che riprodotto di continuo, così la bobina ha qualche istante per raffreddarsi tra un colpo e l’altro. Se resta un po’ d’acqua, si può poi passare a frequenze più alte per liberare il resto.
Qualche accortezza per non fare danni
Il metodo del suono per espellere l’acqua funziona davvero bene, ma prima di provarci ci sono un paio di cose da sapere. Per prima cosa, asciugare l’esterno del telefono con un panno in microfibra asciutto per togliere l’acqua in superficie. Niente tovaglioli o stracci normali, la microfibra è molto più efficace di quanto si creda. Vanno evitati i trucchi con il phon o simili visti in giro sui social: il calore è davvero dannoso per i telefoni, può sciogliere gli adesivi e le guarnizioni in gomma che tengono fuori l’acqua e può deformare la sottile membrana interna, rovinando l’audio per sempre.
Anche il modo in cui si tiene il telefono fa la differenza. Puntare la griglia dello speaker verso il basso, così la gravità aiuta a far uscire l’acqua ed evita che quella spinta fuori scivoli più in profondità. Da tenere a mente di non esagerare con la frequenza di questa operazione, altrimenti si affaticano gli altoparlanti. E il volume va tenuto su un livello ragionevole. Alzarlo troppo su uno speaker già ostacolato dall’acqua può far stirare e strappare la membrana. Serve abbastanza volume per muovere l’aria e spingere fuori il liquido, non tanto da bruciare l’altoparlante.
Questo trucco funziona, ma non è pensato per usarlo ogni settimana su uno speaker sano. La stessa fisica che spinge fuori l’acqua sottopone il diaframma a uno stress meccanico. Quindi è un rimedio da tirare fuori quando serve davvero, non una routine di manutenzione. Meglio anche lasciar perdere con gli auricolari, dove la geometria dello speaker è abbastanza diversa da non dare gli stessi risultati.


