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Android: chiudere le app dai recenti consuma più batteria

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Chiudere le app Android con la scorrettissima abitudine di scorrere via tutte le schede dalla schermata dei recenti, convinti di risparmiare batteria, produce quasi sempre l’effetto opposto. Sembra un controsenso, eppure il meccanismo con cui il sistema operativo gestisce le applicazioni funziona in modo profondamente diverso rispetto a quello di un computer, e quel gesto ripetuto decine di volte al giorno finisce per consumare più energia di quanta ne faccia risparmiare.

Sul computer, quando si aprono più programmi insieme, girano davvero tutti nello stesso momento, caricano il processore e assorbono corrente. Su Android la scena è un’altra. La maggior parte delle app in background non sta lavorando affatto: il sistema le congela nel momento in cui smettono di stare davanti agli occhi dell’utente, parcheggiandole nella RAM disponibile. Lì non consumano energia aggiuntiva. Quando si torna sull’app, Android la ripesca dalla memoria così in fretta da dare l’impressione che non si sia mai fermata.

Le eccezioni ci sono, ma si fanno riconoscere

Qualche applicazione sfugge davvero a questa regola, e di solito lo dichiara apertamente chiedendo il permesso di restare sempre attiva. Nel messaggio che compare, Android avverte in modo esplicito che concedere quell’autorizzazione può ridurre in maniera percepibile la durata della batteria. Parliamo tipicamente di app di messaggistica, servizi di backup e sincronizzazione, VPN e lettori multimediali. Queste sì che mettono pressione sul processore, e più se ne accumulano più aumenta il consumo.

Il problema nasce quando si scorre via tutto indistintamente. Le app congelate non stavano assorbendo nulla, quindi eliminarle dalla lista dei recenti equivale più o meno a rimescolare un mazzo di carte. La differenza arriva dopo, al momento di riaprirle. A quel punto Android non può più recuperare la versione congelata: deve ricostruire l’applicazione da zero, accendere la CPU, andare a pescare i file dalla memoria di archiviazione, rimettere insieme tutti i pezzi. Un lavoro più lungo, che coinvolge più componenti e che si traduce in un consumo maggiore.

E non è soltanto una questione di autonomia. L’app non si ripresenta com’era stata lasciata, ma riparte dalla schermata iniziale. Un messaggio scritto a metà, un documento non salvato, tutto può sparire. Anche il caricamento diventa più lento, e la differenza si nota persino su uno smartphone di fascia alta.

Come gestire davvero le app in background

Android nasce come sistema pensato per vivere a batteria, senza la comodità di una presa a muro sempre a portata di mano, ed è progettato per ottimizzare da solo i consumi. Quello che erode l’ottimizzazione nel tempo è la quantità di permessi concessi con leggerezza alle applicazioni che chiedono di restare attive.

Per capire cosa sta succedendo davvero conviene passare dalle impostazioni. Il percorso è Impostazioni, poi Batteria, poi Utilizzo batteria, dove compare l’elenco delle app più esigenti. Da lì si può intervenire caso per caso, ma esiste una strada più duratura: disinstallare le applicazioni inutili oppure entrare in Impostazioni, Batteria, Gestisci app in background. Nelle versioni più recenti del sistema compaiono tre opzioni, ovvero Consenti sempre, Non consentire e Utilizzo intelligente. Per la stragrande maggioranza dei casi l’utilizzo intelligente è la scelta giusta, mentre per un’app usata di rado o scritta male vale la pena revocare del tutto la possibilità di girare in background.

Un controllo periodico alla lista dei Consenti sempre aiuta parecchio. Spesso ci finiscono applicazioni autorizzate al momento dell’installazione e poi quasi mai utilizzate. Sfoltire quell’elenco è il modo più efficace per guadagnare autonomia. Il punto, alla fine, non è quante app risultano aperte, ma cosa stanno facendo. Una galleria fotografica o un blocco note in secondo piano pesano pochissimo rispetto a una singola app di navigazione GPS come Magic Earth. Lo stesso vale per un servizio come Syncthing impostato per replicare ogni file del telefono su un NAS: lì il conto in termini di consumo arriva eccome.

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