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L’intelligenza artificiale diventa pilota di un reattore stellare

Al MIT l’AI impara a domare il plasma dei tokamak, rendendo possibili spegnimenti precisi e sicuri di un piccolo sole artificiale.

scritto da Margherita Zichella 16/10/2025 0 commenti 2 Minuti lettura
Al MIT l’AI impara a domare il plasma dei tokamak, rendendo possibili spegnimenti precisi e sicuri di un piccolo sole artificiale.
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C’è un posto nel Massachusetts, al MIT, dove alcuni scienziati stanno letteralmente giocando con una stella. No, non è fantascienza, ma quasi. Hanno questo mostro tecnologico chiamato tokamak, che è essenzialmente una ciambella super-magnetizzata dentro cui cercano di tenere a bada il plasma. E il plasma, ragazzi, è roba seria: è la quarta forma della materia, la stessa che fa brillare il Sole, che viaggia a cento chilometri al secondo e che raggiunge temperature folli, ben oltre i 100 milioni di gradi. Pensate a un piccolo sole, capriccioso e incandescente, intrappolato in una macchina. Il loro sogno è usarlo per l’energia pulita del futuro, quella che non inquina e non si esaurisce.

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L’AI che doma il plasma più instabile del pianeta

Il problema è che questo drago ha un caratteraccio, soprattutto quando è ora di andare a letto. Il momento più critico di ogni esperimento non è accenderlo, ma spegnerlo. Questa fase si chiama rampdown. Immaginate di dover sussurrare a un drago in fiamme di fare la nanna, sapendo che se si sveglia male, lancia fiammate ovunque. Se il plasma in quel momento decide di fare i capricci, diventa terribilmente instabile, sferrando colpi di calore o scariche elettriche che possono danneggiare le pareti del reattore. E qui non parliamo di un piccolo graffio: un danno al tokamak significa costi esorbitanti, mesi di lavoro persi e un bel bagno di umiltà per il team. È un ostacolo enorme che da anni frena l’avanzamento della fusione nucleare.

Ed è qui che entra in scena, con il suo mantello luccicante e un pizzico di arroganza, l’Intelligenza Artificiale. Il team del MIT, con lo studente Allen Wang in prima linea, ha capito che non potevano più permettersi di reagire ai problemi del plasma; dovevano prevenirli. Hanno quindi creato un modello predittivo che è una specie di indovino hi-tech. Questo sistema non butta via la fisica che già conosciamo, ma la potenzia con il machine learning, permettendo all’AI di imparare dai fallimenti e dai successi passati.

Per testare questa meraviglia, si sono affidati ai dati del TCV, un tokamak super-avanzato che si trova in Svizzera, gestito dal Politecnico di Losanna (EPFL). Questo reattore è famoso proprio per studiare quanto possa essere intrattabile il plasma. Ebbene, l’AI ha stupito tutti. È riuscita a prevedere le mosse del plasma in anticipo, come un giocatore di scacchi che vede dieci mosse più in là. E non solo: ha suggerito, e in alcuni casi ha proprio pilotato, le correzioni necessarie in tempo reale. Invece di far addormentare il drago con le buone, l’AI ha costruito un piano di spegnimento perfetto, regolando con precisione chirurgica la forza dei magneti e la temperatura interna.

Hanno persino sviluppato un algoritmo che traduce queste previsioni in azioni concrete, una sorta di pilota automatico per il tokamak. I primi esperimenti in terra svizzera hanno dimostrato che il sistema è in grado di portare a termine l’intero processo di rampdown senza il minimo intoppo. Questo non significa che domani avremo un reattore a fusione nel giardino di casa, ma è un passo solido, concreto e affascinante. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications, ci dice una cosa importante: forse l’unico modo per domare la forza delle stelle è affidarsi a un’intelligenza che, pur non essendo ancora stellare, è sicuramente un passo avanti rispetto alla nostra. E l’idea di alimentare il mondo con un piccolo sole obbediente, guidato da un algoritmo, beh, è semplicemente pazzesca.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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