Circa sei milioni di utenti in più per Firefox. Non è una proiezione ottimistica, ma il dato che Mozilla ha comunicato parlando degli effetti concreti del Digital Markets Act sulla distribuzione del proprio browser. Le regole introdotte dall’Unione Europea, pensate per scardinare il dominio delle grandi piattaforme tecnologiche, stanno iniziando a produrre risultati misurabili. E il browser open source della fondazione californiana sembra essere tra i primi beneficiari reali di questa nuova stagione regolatoria.
Per anni Mozilla ha ripetuto lo stesso concetto: la stragrande maggioranza delle persone non cambia browser perché il sistema operativo rende tutto complicato fin dall’inizio. Chi compra un telefono Android trova Google Chrome già pronto, chi accende un iPhone si ritrova Safari come scelta predefinita. Non serve un complotto, basta l’inerzia. Ed è esattamente su questo meccanismo che il DMA ha provato a intervenire, obbligando le piattaforme classificate come gatekeeper a mostrare schermate di selezione più neutre durante la configurazione iniziale dei dispositivi. Android e iOS devono ora proporre alternative agli utenti europei, e secondo Mozilla l’effetto si è visto subito, soprattutto nel segmento mobile.
La questione dei motori di rendering e la partita con Apple
Ma la distribuzione è solo una parte del problema. Mozilla continua a puntare il dito contro Apple per una ragione tecnica precisa: fino a poco tempo fa, qualsiasi browser distribuito su iOS tramite App Store era costretto a utilizzare il motore WebKit, quello di Safari. Firefox su iPhone, in pratica, era Firefox solo nell’aspetto. Sotto il cofano girava lo stesso engine di Apple, e questo limitava pesantemente la capacità di innovazione rispetto alla versione desktop, dove il motore proprietario Gecko può esprimersi liberamente.
Il DMA ha imposto ad Apple di aprire le porte ai motori alternativi, almeno nel mercato europeo. Mozilla sta lavorando a una versione di Firefox per iOS basata su Gecko, anche se il percorso sembra ancora graduale. La posta in gioco, però, va ben oltre la competizione tra singoli prodotti. Un ecosistema web dominato da pochissimi engine rappresenta un rischio concreto di dipendenza tecnologica per sviluppatori e aziende di ogni dimensione. Oggi Chromium è la base tecnica di Chrome, Edge, Opera, Brave e molti altri browser. Firefox resta uno degli ultimi grandi progetti con un engine completamente indipendente.
Il nodo economico e il futuro di Mozilla
I sei milioni di nuovi utenti europei sono una buona notizia, ma non cancellano le difficoltà economiche che Mozilla si porta dietro da tempo. Gran parte delle entrate della fondazione arriva ancora dall’accordo con Google per il motore di ricerca predefinito in Firefox. Una situazione che la comunità open source ha criticato più volte, perché di fatto il principale browser indipendente dipende economicamente dall’azienda che domina il mercato con Chrome. Mozilla ha tentato di diversificare attraverso servizi come Mozilla VPN e Firefox Relay, ma il browser rimane il centro di gravità dell’intera organizzazione.
Ecco perché quei sei milioni di utenti contano anche sul piano finanziario. Più persone usano Firefox, più traffico di ricerca viene generato, e più peso ha Mozilla quando si siede al tavolo delle trattative con i partner commerciali. Il mercato dei browser resta comunque estremamente concentrato, e Chromium continua a influenzare una porzione enorme del traffico globale. Firefox rimane uno degli ultimi presidi di diversità tecnologica reale, e proprio per questo molti sostenitori del web aperto considerano la sua sopravvivenza una questione che va ben oltre le semplici quote di mercato.
