Uno dei più grandi mali della nostra epoca sono senza ombra di dubbio i tumori, questa malattia da sempre infatti rappresenta forse la più grande sfida nella scienza e nella medicina, dal momento che una cura definitiva è ancora lontana ma la ricerca continua a compiere passi enormi nel tentativo se non di azzerare i decessi quantomeno di ridurne il numero in modo considerevole.

A quanto pare un ulteriore tassello presto verrà aggiunto al wall of fame della medicina, un team di ricerca internazionale, composto da scienziati dell’Università di Zurigo, che hanno  collaborato a stretto contatto con i ricercatori della Divisione di Biologia e Ingegneria Biologica del California Institute of Technology, è riuscito a mettere a punto una nuova terapia genica contro i tumori che li portano sostanzialmente ad autodistruggersi, nome in codice SHREAD, nome composto dai prefissi di SHielded, REtargetted ADenovirus.

Terapia genica e oncologia

La terapia genica di norma viene adoperata per la cura di malattie genetiche di tipo ereditario, utilizzando un vettore virale che fa da carrier al gene sano che verrà poi sostituito a quello malato per riportare le cellule ad un perfetto funzionamento.

In campo oncologico però, questo tipo di terapia può essere sfruttata per far esprimere alle cellule tumorali (sfruttando il loro elevato tasso metabolico) delle molecole terapeutiche utili alla loro eliminazione, ed è proprio quello che fa SHREAD, sfruttando un Adenovirus ingegnerizzato infatti, vengono inseriti nelle cellule tumorali dei geni che le esortano a produrre sostanze utili alla risposta immunitaria contro la massa cancerosa, nel dettaglio parliamo di anticorpi, citochine infiammatorie e glicoproteine di legame, le quali favoriscono la segnalazione al sistema immunitario e dunque la sua eliminazione.

Gli esperimenti condotti

Negli esperimenti condotti sui topi di laboratorio con tumore della mammella, gli scienziati sono stati in grado di far produrre alle cellule tumorali l’anticorpo monoclonale trastuzumab, in modo tra l’altro molto più concentrato localmente e non sistemicamente, cosa che ne ha aumentata l’efficacia nei confronti del tessuto malato riducendone la tossicità per i tessuti sani, il farmaco ha poi infatti compito il proprio dovere contribuendo a bloccare la riproduzione delle cellule tumorali meglio di quanto non farebbe una semplice inoculazione in circolo dell’anticorpo.