inps facebookSecondo gli esponenti di alcune fazioni politiche, i numeri sul pagamento della cassa integrazione non tornano e di alcuni clamorosi ritardi è responsabile direttamente l’Inps. A sostegno di questa considerazione, un documento interno dell’Ente che Maurizio Gasparri di Forza Italia avrebbe utilizzato per gettare benzina sul fuoco. L’Inps è accusato di non aver garantito in maniera celere il sostegno salariale chiesto dal Governo Conte per aiutare lavoratori ed aziende.

A propria discolpa l’Istituto dichiara che il 96% dei versamenti di Cig è stato effettuato e che solo una piccola percentuale di lavoratori deve ancora godere del beneficio. Al contrario, Gasparri fa sapere che secondo un documento interno Inps le persone in attesa di Cassa Integrazione sono molte di più. Si parla, a detta del senatore di Forza Italia, di un numero di lavoratori 10 volte più numerosi dei 120 mila del report ufficiale.

Ritardi sulla Cassa Integrazione: verità o leggenda metropolitana?

Il documento presentato da Gasparri, fa emergere un dato inquietante. Sono 1 milione e 200 mila i lavoratori che ad oggi non avrebbero ricevuto misure di sostegno del reddito tra cassa ordinaria, in deroga e fondo d’integrazione salariale. Secondo il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico, i casi ancora in sospeso sono invece ufficialmente 123.542. Dati lontanissimi tra loro, separati da una lacuna davvero incolmabile. Dov’è la verità? Il Corriere della Sera ha realizzato in proposito una sorta d’inchiesta per provare a capire cosa si cela dietro queste informazioni così contrastanti.

Secondo la testata giornalistica, il problema nasce da una cattiva interpretazione dei dati. Sembra infatti che nel milione ed oltre di lavoratori in attesa di cassa integrazione, siano incluse tutte le persone che ne hanno fatto richiesta. Il dato però annovera sia coloro che l’hanno ricevuta, sia quelli che hanno visto la domanda essere rifiutata. Dunque il numero reale di coloro che devono ancora ricevere legittimamente la cig scende notevolmente anche se il divario con i dati sostenuti dall’Inps risulta assai ampio.