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Ampliare la memoria della PlayStation 5 sembra un’operazione banale finché non si apre lo slot di espansione e ci si accorge che l’SSD da solo non basta. Serve un’unità PCIe 4.0 abbastanza veloce, serve un dissipatore che rientri nello spazio previsto da Sony e, nel 2026, serve anche un po’ di pazienza davanti ai prezzi gonfiati dalla crisi delle memorie. Il PNY CS2341 1TB NVMe PCIe Gen4 x4 prova a risolvere i primi due problemi in un colpo solo: arriva con il dissipatore in alluminio già montato, pensato per entrare nella console senza adattamenti, e promette velocità sequenziali fino a 7.100 MB/s in lettura.
Il campione mi è stato inviato da PNY come sample stampa. L’ho provato prima sul mio banco di test, montato in uno slot M.2 come disco secondario, poi l’ho spostato nella PS5, dove è rimasto e lo sto ancora usando come archivio aggiuntivo per i giochi. In mezzo ci sono state sessioni di montaggio con Premiere e DaVinci Resolve e parecchi trasferimenti di file pesanti, perché un SSD lo si capisce davvero solo quando lo si fa lavorare.
Il profilo di chi dovrebbe guardarlo è abbastanza chiaro: da una parte c’è il giocatore PS5 che vuole più spazio senza comprare un dissipatore a parte né dover verificare millimetri e compatibilità. Dall’altra c’è chi assembla un PC desktop e vuole un’unità Gen4 veloce da usare come secondo disco, magari su una scheda madre che non ha coperture per tutti gli slot M.2.
Anticipo una parte del giudizio: nei miei test l’unità ha fatto esattamente quello che promette e in scrittura sequenziale anche qualcosa in più. Non ho riscontrato problemi, rallentamenti strani o incompatibilità. I limiti stanno altrove e riguardano soprattutto quello che PNY non dice nella scheda tecnica, il taglio unico da 1 TB e un costo che risente pesantemente del momento di mercato. Nelle prossime sezioni separo con attenzione i dati dichiarati, i numeri che ho misurato io e quello che invece non ho potuto verificare. Potete acquistarlo su Amazon nella versione da 1 TB con dissipatore.
Unboxing e dotazione
La confezione è la classica scatola in cartone delle unità M.2, con una differenza visibile già dal fronte: dentro non c’è la solita barretta sottile, ma un blocco blu più spesso, perché l’SSD esce di fabbrica già accoppiato al proprio dissipatore. È il dettaglio che cambia l’esperienza d’acquisto, soprattutto per chi non ha mai messo le mani dentro una console.
Nella scatola ho trovato solo l’SSD con il dissipatore montato: niente viti di ricambio, niente cacciavite, nessun cavo o adattatore, nessuna licenza per software di clonazione. Sulla carta sembra una dotazione povera, ma va letta nel contesto: la PS5 ha già la propria vite di fissaggio nello slot di espansione e le schede madri desktop includono quasi sempre la vite o il fermo M.2. Per l’uso a cui è destinato, all’unità non manca nulla di indispensabile.

Credits: TecnoAndroid
Quello che manca davvero, semmai, è il lavoro che di solito tocca all’utente. Non c’è da staccare pellicole dai pad termici, non c’è da centrare un dissipatore aftermarket sopra i chip, non c’è da chiedersi se lo spessore complessivo farà chiudere il coperchio dello slot. Chi ha già installato un SSD nella PS5 con un dissipatore comprato a parte sa quanto questo passaggio possa essere fastidioso.
Rispetto alla fascia di prezzo in cui si colloca, la dotazione è coerente. Avrei apprezzato una vite di scorta, che costa pochi centesimi e salva la giornata quando quella originale scivola sotto il mobile, ma non è un’omissione che pesa sul giudizio.
Design, dissipatore e costruzione
Il colore non lascia dubbi sul pubblico a cui PNY si rivolge: il dissipatore è di un blu acceso che richiama in modo esplicito l’immaginario PlayStation, con una superficie lavorata a rilievi che aumenta l’area esposta all’aria. È alluminio estruso, cioè ricavato da un unico profilo, una soluzione semplice e robusta che evita giunture e parti mobili.
Il dissipatore avvolge l’SSD lasciando libero il connettore M.2, mentre l’intaglio per la vite all’estremità opposta coincide con la posizione 2280 standard. Il risultato è un blocco unico che si maneggia senza timore di toccare i chip o di spostare i pad termici e che si monta come un normale SSD, senza passaggi aggiuntivi.

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Sullo spessore conviene fare chiarezza, perché è il dato che interessa chi deve usare l’SSD nella console. PNY dichiara dimensioni di 82 x 24,6 x 5,8 mm, quindi un profilo basso. Alcune prove pubblicate riportano un’altezza complessiva maggiore, intorno ai 9 mm, una differenza che probabilmente dipende da come viene misurato il blocco. In entrambi i casi siamo dentro il limite indicato da Sony per lo slot di espansione, che fissa a 11,25 mm l’altezza massima complessiva tra componente e dissipatore. Nella mia PS5 l’unità è entrata senza forzature e la copertura dello slot si è richiusa normalmente.
Sul PC il discorso è simile: sul mio banco di prova l’ho montata in uno slot M.2 usando il suo dissipatore, lasciando da parte la copertura della scheda madre. È una scelta che consiglio anche a chi assembla: avere già il raffreddamento a bordo significa poter usare anche gli slot secondari che spesso restano scoperti, quelli più vicini alla scheda video o nascosti sotto il chipset.
L’unica vera controindicazione estetica riguarda chi ha una build con un tema cromatico preciso. Quel blu si vede e dentro un case con vetro laterale e componenti tutti neri o bianchi potrebbe stonare. Su una scheda madre con le proprie coperture metalliche, invece, il dissipatore integrato diventa ridondante, ma non c’è un modo per rimuoverlo senza intervenire sull’assemblaggio di fabbrica e non è un’operazione che suggerirei.
Chi vuole vedere le foto ufficiali e la scheda completa trova tutto sulla pagina del CS2341 sul sito europeo di PNY.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Modello | PNY CS2341 1TB NVMe PCIe Gen4 x4 |
| Codice prodotto | M280CS2341PS5-1TB-RB |
| Codice EAN | 3536403410063 |
| Capacità | 1 TB |
| Formato | M.2 2280 |
| Interfaccia | PCIe Gen4 x4, protocollo NVMe 1.4 |
| Memoria | 3D NAND Flash |
| Lettura sequenziale dichiarata | Fino a 7.100 MB/s |
| Scrittura sequenziale dichiarata | Fino a 6.200 MB/s |
| Raffreddamento | Dissipatore in alluminio estruso preinstallato |
| Dimensioni dichiarate | 82 x 24,6 x 5,8 mm |
| Compatibilità | PC desktop e PlayStation 5 con slot M.2 2280 Gen4 |
| Gestione energetica | PS0, PS1, PS2, PS3, PS4, APST, ASPM, L1.2 |
| Correzione errori | LDPC ECC, protezione end-to-end del percorso dati |
| Funzioni | TRIM, S.M.A.R.T., supporto RAID 0 e 1 |
| Temperatura operativa | Da 0 a 70 °C |
| Temperatura di stoccaggio | Da -40 a 85 °C |
| MTBF | 1,5 milioni di ore |
| Garanzia | 5 anni limitata o fino al raggiungimento del limite TBW |
Architettura interna: cosa dichiara PNY e cosa no
Qui arriva il primo appunto e non riguarda le prestazioni. La scheda tecnica ufficiale è parecchio reticente su tre informazioni che chi compra un SSD vorrebbe conoscere: il controller, il tipo di memoria NAND e il valore di resistenza in scrittura.
PNY parla genericamente di 3D NAND Flash, senza specificare se si tratti di celle TLC o QLC. Non nomina il controller e non indica la presenza di una memoria DRAM dedicata. Le rilevazioni pubblicate da altre prove indicano un’architettura senza DRAM che si appoggia all’HMB, cioè all’Host Memory Buffer: in pratica l’SSD prende in prestito una piccola porzione della RAM di sistema per tenere le tabelle che gli servono a sapere dove si trovano i dati. Io non ho smontato l’unità e non ho verificato direttamente questo aspetto, quindi lo riporto come indicazione e non come certezza.
Perché conta? Un SSD con DRAM dedicata tende a mantenere prestazioni più regolari nei carichi misti e prolungati, specialmente quando si riempie. Un’unità DRAM-less con HMB consuma meno, costa meno da produrre e nei carichi tipici di un utente domestico se la cava benissimo, come vedremo nei numeri. Non è un difetto in sé, ma è un’informazione che il produttore dovrebbe dichiarare, perché aiuta a capire dove l’unità può andare in difficoltà.
Lo stesso vale per la resistenza: PNY lega la garanzia di cinque anni a un limite di scritture, il TBW, che però nei documenti ufficiali non viene quantificato. In alcune recensioni circola il valore di 640 TBW per il taglio da 1 TB, un numero che sarebbe in linea con le unità TLC di fascia medio alta, ma non sono riuscito a trovarlo nella documentazione del produttore. Su questo punto, quindi, le informazioni disponibili non sono del tutto concordi.
Per un disco destinato soprattutto a ospitare giochi, dove i dati si scrivono una volta e poi si leggono per mesi, la resistenza difficilmente diventa un limite pratico. Per chi invece pensa di usarlo come disco di lavoro su cui scrivere e cancellare girati ogni giorno, sapere con precisione il TBW sarebbe utile.
Piattaforma di prova e metodologia
Per la parte su PC ho usato JARVIS, il banco di test su cui passano tutti gli SSD che recensisco. La configurazione è composta da una scheda madre Gigabyte B850 AORUS ELITE X3D, processore AMD Ryzen 9 7950X, scheda video RTX 5080 e 128 GB di memoria Corsair DDR5-6000, con Windows 11 Pro.
L’unità è stata installata nello slot M.2 PCIe 5.0 come disco secondario, quindi senza il sistema operativo a bordo e senza processi in background che ne disturbassero le misurazioni. Uno slot Gen5 è retrocompatibile con le unità Gen4, che lavorano alla propria velocità nominale: usarlo serve solo a escludere qualsiasi possibile collo di bottiglia dovuto alle linee condivise del chipset. Come detto, ho tenuto il dissipatore PNY al posto della copertura della scheda madre.
Per i benchmark ho usato CrystalDiskMark 8.0.6, con cinque passaggi per ogni prova e un file di test da 1 GiB, su disco appena formattato e completamente vuoto. Ho scelto la configurazione orientata alle prestazioni di picco: lettura e scrittura sequenziale con blocchi da 1 MB e coda 8, lettura e scrittura casuale con blocchi da 4 KB, coda 32 e 16 thread. Ho ripetuto l’intera sessione tre volte per controllare la ripetibilità dei risultati.
Ci tengo a dichiarare subito i limiti di questo approccio: un file da 1 GiB su un disco vuoto rappresenta lo scenario più favorevole possibile, perché tutto avviene dentro la cache veloce dell’unità. Non ho eseguito prove di scrittura sostenuta su centinaia di gigabyte, non ho misurato le temperature con un software di monitoraggio e non ho rilevato i consumi. Sono aspetti che riprendo più avanti, distinguendo tra quello che i miei test dicono e quello che non possono dire.
Prestazioni nei benchmark
Questi sono i valori medi delle tre sessioni di CrystalDiskMark, con la variazione massima osservata tra una sessione e l’altra.
| Test CrystalDiskMark | Lettura (media) | Scrittura (media) |
|---|---|---|
| Sequenziale 1 MB, coda 8, 1 thread | 7.062 MB/s | 6.600 MB/s |
| Casuale 4 KB, coda 32, 16 thread | 3.874 MB/s | 4.300 MB/s |
| Casuale 4 KB, coda 32, 16 thread (IOPS) | circa 945.800 IOPS | circa 1.050.000 IOPS |
| Casuale 4 KB, coda 32, 16 thread (latenza) | 540 µs | 487 µs |
Il primo dato che salta all’occhio è la lettura sequenziale: 7.062 MB/s di media, con un picco di 7.065 MB/s, cioè il 99,5% dei 7.100 MB/s dichiarati. Siamo praticamente sul valore di targa, ed è un risultato che sulle unità PCIe 4.0 non è scontato, perché l’interfaccia ha un tetto pratico poco sopra i 7.000 MB/s una volta tolto il sovraccarico del protocollo.
La sorpresa positiva arriva dalla scrittura sequenziale: PNY dichiara 6.200 MB/s, io ho misurato una media di 6.600 MB/s, con un massimo di 6.619 MB/s. È circa il 6% in più del dato ufficiale. Succede di rado che un produttore sia prudente nelle proprie dichiarazioni e in questo caso è un margine che fa piacere vedere.
Le prove casuali con coda profonda superano il milione di IOPS in scrittura e si avvicinano ai 950.000 in lettura. Sono numeri da fascia alta delle unità Gen4, anche se, come spiego negli approfondimenti, rappresentano un carico molto lontano da quello che un utente genera nella vita reale.
Il dato che mi ha convinto più di tutti, però, è la ripetibilità. Tra le tre sessioni la lettura sequenziale è variata di appena 7 MB/s, lo 0,1%, e le prove casuali in lettura sono rimaste praticamente identiche. Le scritture hanno mostrato oscillazioni un po’ più ampie, comunque sotto l’1%. Un SSD che restituisce gli stessi numeri a ogni passaggio è un’unità che non sta andando in affanno e l’assenza di cali tra la prima e la terza sessione indica che, almeno in queste condizioni, non è intervenuto alcun rallentamento.
Test sul campo: PC di lavoro e PS5
I benchmark servono a mettere in fila i numeri, ma il motivo per cui un SSD esiste è far sparire le attese. Ho usato l’unità in due contesti molto diversi tra loro e in entrambi ho cercato di metterla sotto pressione.
Sul PC l’ho usata come disco di appoggio per il montaggio. Ci ho caricato progetti di Premiere Pro e DaVinci Resolve, lavorando con il materiale direttamente dall’unità, e l’ho usata come sorgente e destinazione di trasferimenti pesanti, spostando grandi quantità di dati avanti e indietro. Detto senza giri di parole: l’ho stressata al massimo delle mie possibilità.
Nell’editing quello che conta è la reattività: si scorre la timeline, si salta da un punto all’altro del girato, si aprono e chiudono cartelle piene di file, si generano anteprime. Con un disco lento tutto questo si traduce in piccole esitazioni che, sommate, rendono il lavoro faticoso. Con il CS2341 non ho percepito colli di bottiglia attribuibili all’archiviazione: il materiale si è caricato senza attese anomale e la navigazione è rimasta fluida. Non ho cronometrato tempi di apertura dei progetti o di esportazione, quindi questa resta una valutazione d’uso e non una misura.
Anche nei trasferimenti l’unità si è comportata in modo regolare, senza blocchi, errori o rallentamenti tali da farmi sospettare problemi. Va però detto con onestà che non ho registrato la curva di velocità durante una copia molto lunga, cioè il punto esatto in cui la cache si esaurisce e la scrittura scende. È l’unico dato che mi sarebbe piaciuto aggiungere e che rimando a una prova futura.

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Poi c’è la PS5, che per questo prodotto è il banco di prova più importante, perché è lì che PNY lo posiziona e perché è lì che lo sto usando ancora oggi. L’installazione è stata la parte più semplice di tutta la recensione: si toglie la cover della console, si apre lo sportellino dello slot di espansione, si inserisce l’unità nel connettore, si stringe la vite e si richiude. Nessun pad da applicare, nessun dissipatore da allineare. Al riavvio la console riconosce l’SSD e propone la formattazione, dopodiché l’unità è pronta per ospitare i giochi.
Da quel momento l’ho usato come memoria secondaria della console, installandoci i giochi e avviandoli direttamente da lì. I caricamenti sono rapidi e i giochi girano perfettamente, senza scatti, blocchi o comportamenti diversi rispetto all’installazione sulla memoria interna. Sulla PS5 questo è esattamente quello che si chiede a un’unità di espansione: diventare invisibile. Non ho misurato con il cronometro i tempi di caricamento dei singoli titoli, per cui non posso offrire un confronto numerico tra archiviazione interna e unità PNY, ma nell’uso quotidiano non ho avvertito alcun peggioramento.
Un aspetto che spesso preoccupa chi installa un SSD nella console è il calore, visto che lo slot di espansione si trova in uno spazio chiuso e non riceve un flusso d’aria diretto. Non ho strumenti per leggere la temperatura dell’unità all’interno della PS5, quindi non riporto valori. Posso dire che durante il periodo di utilizzo la console non ha mai mostrato avvisi, rallentamenti o anomalie riconducibili all’SSD e che il dissipatore è dimensionato proprio per lavorare in quella posizione.
Sul campo, insomma, il CS2341 non ha mai dato motivo di pensarci, che detto di un SSD è il complimento più concreto che si possa fare.
Approfondimenti
I dati dichiarati reggono alla prova?
Sì, e con un margine positivo sulla scrittura. La lettura sequenziale si ferma a un soffio dai 7.100 MB/s promessi, la scrittura li supera di circa 400 MB/s. Questo significa che PNY non ha gonfiato la scheda tecnica per vincere il confronto sugli scaffali, cosa che nel mondo degli SSD economici accade più spesso di quanto si pensi.
C’è però un’avvertenza da tenere presente quando si leggono numeri come questi. Le velocità sequenziali massime si ottengono con file grandi, letti o scritti in blocco, su un disco vuoto e con una coda di richieste piena. È la situazione tipica della copia di un gioco o di un file video, non quella dell’apertura di un programma o del caricamento di una mappa. Nella vita di tutti i giorni nessuno vede 7.000 MB/s costanti: li vede per qualche secondo durante un trasferimento, poi il disco torna a lavorare con richieste piccole e sparse.
Il valore pratico di questi numeri sta nel fatto che non frenano nulla. Su PS5 la memoria interna originale lavora intorno ai 5.500 MB/s, che è anche la soglia minima consigliata da Sony per le unità di espansione. Un disco che legge a oltre 7.000 MB/s ha margine sufficiente per non diventare mai il punto debole della console.
IOPS e latenza: cosa significano quei numeri
Il milione di IOPS in scrittura casuale è un dato impressionante sulla carta, ma va spiegato. Il test che lo produce invia all’SSD 32 richieste in coda su 16 thread contemporanei, cioè 512 operazioni in attesa nello stesso istante. È un carico che si avvicina a quello di un database o di un server, non a quello di un PC da gioco o di una console.

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Anche la latenza di circa 540 microsecondi in lettura va letta con questa chiave. Non è il tempo che l’SSD impiega a rispondere a una singola richiesta, ma il tempo medio di attesa quando ci sono centinaia di richieste in fila. Il conto torna: 512 richieste in coda divise per circa 946.000 operazioni al secondo danno proprio 540 microsecondi. In altre parole, il disco smaltisce la coda alla velocità promessa e la latenza misurata è la conseguenza diretta della coda stessa, non un segnale di lentezza.
Per un utente domestico conterebbero di più le prove casuali a coda singola, quelle che riproducono l’apertura di un programma o il caricamento di tanti piccoli file. Non le ho eseguite in questa sessione, quindi non posso esprimere un giudizio numerico su quello scenario. L’esperienza d’uso, sia nel montaggio sia in console, non ha evidenziato rallentamenti in questo tipo di operazioni.
Installazione e compatibilità con PS5
È l’argomento su cui l’unità convince senza riserve. La compatibilità con la PS5 non dipende solo dall’interfaccia PCIe 4.0 e dalla velocità, ma anche dalle dimensioni fisiche ed è proprio lì che molti SSD con dissipatore aftermarket creano problemi: troppo alti, troppo larghi o con alette che impediscono di richiudere lo sportello.
Il CS2341 nasce già nelle misure giuste. L’ho inserito nella mia console senza adattamenti, la vite di fissaggio ha preso il proprio posto e la copertura dello slot si è chiusa normalmente. Il riconoscimento è stato immediato e la formattazione proposta dalla PS5 si è conclusa senza errori. Per chi non ha mai aperto una console, è probabilmente l’SSD più semplice da installare che si possa comprare: si fa tutto con un cacciavite a croce in pochi minuti.
Una nota tecnica per i più curiosi: non è del tutto chiaro se la PS5 sfrutti l’Host Memory Buffer degli SSD senza DRAM, perché diverse discussioni tecniche sostengono di no, e PNY non fornisce indicazioni in merito. In teoria, senza HMB, un’unità DRAM-less potrebbe perdere qualcosa nei carichi casuali più pesanti. Nella pratica, durante il mio utilizzo i caricamenti non ne hanno risentito in modo percepibile e i giochi sono partiti e hanno girato come dalla memoria interna.
Cache e scrittura sostenuta: cosa non ho misurato
Tutti gli SSD consumer moderni usano una parte della memoria come cache veloce, scrivendo i dati prima in modalità SLC e poi riorganizzandoli con calma. Finché la cache ha spazio, le velocità restano altissime. Quando si esaurisce, la scrittura scende al valore nativo della NAND, che può essere molto più basso.
Il mio test con file da 1 GiB resta interamente dentro la cache, quindi i 6.600 MB/s misurati descrivono la velocità di picco e non quella che si ottiene copiando, per esempio, un’intera libreria di giochi o diverse centinaia di gigabyte di girato in un’unica operazione. Non ho registrato quel comportamento e non voglio stimarlo. Altri test pubblicati riportano velocità medie intorno ai 2,7 GB/s su trasferimenti continuativi da 150 GB, un dato che sarebbe buono per un’unità di questa fascia, ma che non ho verificato di persona.
C’è poi un secondo fattore da considerare: le prestazioni di un SSD tendono a calare man mano che si riempie, perché resta meno spazio libero da usare come cache. Io ho misurato l’unità vuota. Chi pensa di tenerla sempre quasi piena, come capita spesso con un archivio di giochi da 1 TB, dovrebbe aspettarsi valori di scrittura sostenuta inferiori a quelli del grafico. In console questo pesa poco, perché i giochi si installano una volta e poi si leggono; nel montaggio video, dove si scrivono continuamente file enormi, il discorso cambia.
Senza DRAM: quanto pesa davvero
Ho già spiegato che PNY non dichiara la DRAM e che le indicazioni disponibili parlano di un’architettura DRAM-less con HMB. Sul mio banco di prova sono passati sia il Samsung 990 da 2 TB, anche lui privo di DRAM dedicata, sia il Samsung 990 PRO da 2 TB, che invece la DRAM ce l’ha: due filosofie diverse, pensate per carichi diversi, più che due livelli di velocità. Chi vuole approfondire il contesto di mercato in cui sono arrivati questi modelli può leggere il nostro articolo sul debutto del Samsung 990, l’SSD DRAM-less nato in piena crisi delle memorie.
Dove la DRAM fa la differenza? Nei carichi lunghi e misti, quando si legge e si scrive contemporaneamente per molto tempo e il disco è pieno. È lo scenario di una workstation che lavora su progetti pesanti tutto il giorno, o di chi usa l’SSD come cache per un NAS. Nei miei test il CS2341 ha retto bene anche le sessioni di montaggio, ma se il vostro lavoro consiste nello scrivere ogni giorno centinaia di gigabyte, un’unità con DRAM e TBW dichiarato resta la scelta più prudente.
Per il gioco, invece, l’assenza di DRAM è quasi irrilevante. I titoli moderni leggono grandi blocchi di dati in modo prevalentemente sequenziale e in quella situazione il CS2341 è veloce quanto le unità più costose della sua generazione.
Gen4 o Gen5: ha senso spendere di più?
Negli ultimi mesi sono passati dal mio banco di prova anche due SSD PCIe 5.0 molto più veloci. Il SanDisk Optimus GX PRO 8100 da 2 TB, che ho spinto fino al limite del PCIe 5.0, e il SanDisk NAS 800 NVMe, con cui ho misurato 14.500 MB/s in lettura. Sono unità che doppiano i numeri del CS2341, ma servono a un pubblico diverso.
Sulla PS5 la questione è chiusa in partenza: lo slot di espansione è PCIe 4.0, quindi qualsiasi unità Gen5 lavora a velocità Gen4. Pagare di più per un disco Gen5 da mettere nella console significa comprare prestazioni che non verranno mai usate. In questo scenario un’unità Gen4 veloce come il CS2341 è la scelta razionale.

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Su PC il discorso è più sfumato. Un SSD Gen5 accorcia in modo misurabile i trasferimenti di file enormi e può aiutare chi monta video ad alta risoluzione o lavora con dataset pesanti. Nel gioco, nell’avvio di Windows e nell’uso quotidiano, la differenza tra un buon Gen4 e un Gen5 è difficile da percepire. E l’esperienza fatta con il NAS 800 mi ha insegnato che, oltre una certa soglia, è il resto del sistema a decidere la velocità reale. Lo stesso concetto è emerso nella mia prova del NAS UGREEN NASync DXP8800 Ultra, dove la rete diventa il collo di bottiglia ben prima del disco.
Garanzia e durata nel tempo
PNY copre l’unità con una garanzia limitata di cinque anni, legata anche al raggiungimento del limite di scritture. È una copertura lunga, in linea con le unità di fascia alta e superiore a quella di alcuni modelli DRAM-less concorrenti, come il Samsung 990, che si ferma a tre anni.
Il dato di affidabilità dichiarato, un MTBF di 1,5 milioni di ore, è un valore statistico calcolato su grandi numeri di unità e dice poco sul destino del singolo disco. Più utile sarebbe conoscere con certezza il TBW, che come già detto non compare nella documentazione ufficiale. Per un uso da console o da secondo disco di gioco, comunque, cinque anni di copertura sono una tutela concreta.
Prezzo e posizionamento
Il PNY CS2341 1TB NVMe PCIe Gen4 x4 ha un prezzo di listino italiano di 229,90 euro. Nelle prime settimane di commercializzazione, sui principali negozi europei il costo ha oscillato tra circa 190 e 225 euro, con differenze anche importanti tra un paese e l’altro. Non esistono altre varianti: c’è un solo taglio, sempre con dissipatore.
Detto in modo diretto, è tanto per 1 TB. Fino a un paio di anni fa con questa cifra si portava a casa un SSD Gen4 di fascia alta da 2 TB. Ma il confronto con il passato è poco utile, perché il mercato delle memorie nel 2026 è cambiato radicalmente e i prezzi di tutte le unità, comprese quelle dei marchi più noti, sono saliti in modo vistoso. Lo stesso Samsung 990, che è un modello di ingresso, è stato lanciato intorno ai 197 euro per il taglio da 1 TB e senza dissipatore.
Visto in quest’ottica, il CS2341 si colloca nella fascia media delle unità Gen4 attuali, con un vantaggio concreto: il dissipatore è incluso. Chi compra un SSD per la PS5 privo di raffreddamento deve aggiungere il costo di un dissipatore aftermarket, oltre al tempo e alla fatica di montarlo. Questa differenza assottiglia il divario con alternative che, sulla carta, sembrano più convenienti.
Cosa si perde rispetto alle unità più costose? La DRAM dedicata, una scheda tecnica completa e, soprattutto, la possibilità di scegliere un taglio da 2 o 4 TB. Cosa si guadagna rispetto a quelle più economiche? Velocità sequenziali al limite del PCIe 4.0, una garanzia di cinque anni e un’installazione su PS5 che non richiede alcuna competenza.
L’acquisto ha senso soprattutto per il giocatore PS5 che vuole raddoppiare circa lo spazio disponibile con la minima complicazione possibile e per chi assembla un PC e cerca un secondo disco veloce da montare in uno slot privo di copertura. Il consiglio è tenerlo d’occhio: con uno sconto che lo porti stabilmente sotto i 190 euro, diventa una proposta molto più interessante. Per confrontarlo con altre unità che ho provato, trovate tutte le recensioni di SSD, NAS e hard disk pubblicate su TecnoAndroid.
Conclusioni
Il PNY CS2341 1TB NVMe PCIe Gen4 x4 è uno di quegli SSD che si giudicano meglio per quello che non fanno. Non rallenta, non si blocca, non costringe a cercare un dissipatore compatibile, non obbliga a misurare millimetri prima di chiudere la console. Nei miei test ha toccato la velocità di lettura promessa, ha superato quella di scrittura e ha restituito gli stessi risultati a ogni passaggio. Sul PC ha retto sessioni di montaggio e trasferimenti pesanti, nella PS5 si è fatto dimenticare ed è ancora lì.
Lo consiglio senza riserve a chi possiede una PlayStation 5 e vuole espanderne la memoria con un’unità pronta all’uso, veloce quanto serve e con una garanzia lunga. Anche a chi assembla un PC e ha bisogno di un secondo disco Gen4 con raffreddamento integrato.
Chi dovrebbe guardare altrove? Chi ha bisogno di più di 1 TB, prima di tutto, perché qui non c’è alternativa. Poi chi usa l’SSD come disco di lavoro intensivo, scrivendo ogni giorno grandi quantità di dati: per quel profilo un’unità con DRAM dedicata e TBW dichiarato offre garanzie più chiare. E infine chi ha già un PC con slot PCIe 5.0 e un budget più ampio, che può valutare un’unità di nuova generazione per accorciare i trasferimenti più lunghi.
Il punto di forza principale è la combinazione tra prestazioni al limite del Gen4 e dissipatore pronto per la console. Il compromesso più importante è il rapporto tra prezzo e capacità, aggravato dalla scelta di proporre un solo taglio e da una scheda tecnica che tace su componenti e resistenza.
Lo scenario ideale è il salotto, non la scrivania: una PS5 con la memoria interna sempre piena, un pomeriggio libero e cinque minuti con il cacciavite in mano. Se lo trovate al prezzo giusto, potete acquistarlo su Amazon nella versione da 1 TB con dissipatore.
Un SSD per console non deve stupire: deve sparire dentro lo slot e lasciare spazio ai giochi. Il CS2341 lo fa bene.
La nostra valutazione
Pro
- Lettura sequenziale media di 7.062 MB/s, praticamente identica ai 7.100 MB/s dichiarati
- Scrittura sequenziale media di 6.600 MB/s, circa il 6% sopra il dato ufficiale
- Dissipatore in alluminio già montato e dimensionato per lo slot della PS5, installazione in pochi minuti senza adattamenti
- Risultati quasi identici su tre sessioni di benchmark consecutive, con variazioni sotto l'1%
- Garanzia di cinque anni
Contro
- Disponibile solo nel taglio da 1 TB, poco per una libreria PS5 che cresce
- Controller, tipo di NAND, DRAM e valore TBW non dichiarati nella scheda ufficiale
- Prezzo elevato per la capacità offerta, frutto anche della crisi delle memorie
- Il colore blu del dissipatore può stonare in un PC con un tema cromatico preciso
Fonte: TecnoAndroid


