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SanDisk NAS 800 NVMe è il PCIe 5.0 più veloce che il tuo NAS non userà mai

In questo articolo Indice dei contenuti 21 sezioni

Un SSD PCIe 5.0 dentro un NAS ha davvero senso? Me lo sono chiesto per giorni, con il piccolo stick nero appoggiato sulla scrivania accanto alla tastiera, prima ancora di montarlo. Perché la promessa è di quelle che fanno girare la testa: 14.900 MB/s in lettura, 13.200 MB/s in scrittura e una resistenza alle scritture che fino a poco tempo fa trovavi solo nei listini enterprise. Il tutto in un formato M.2 2280 che entra in qualunque slot, dal server dell’ufficio alla console in salotto.

Il SanDisk NAS 800 NVMe è il nuovo SSD che SanDisk ha pensato esplicitamente per i NAS sempre accesi, quelli che lavorano ventiquattro ore su ventiquattro senza un giorno di riposo. Raccoglie l’eredità di una vecchia linea dedicata ai server domestici e la porta di colpo sul PCIe 5.0, con capacità che partono da 960 GB e arrivano a 7,68 TB. Io ho provato il taglio intermedio da 1,92 TB, quello che sulla carta ha i numeri sequenziali più alti dell’intera gamma.

Due settimane di test, prima dentro un UGREEN NASync DXP8800 Ultra configurato come volume vero e proprio, con trasferimenti in 10GbE e 2,5GbE, accessi da più client e sessioni di editing condiviso con Avid e DaVinci Resolve. Poi sul mio banco di prova, per spremerlo con i benchmark, e infine dentro la PS5, perché la curiosità era troppa.

A chi si rivolge? A studi creativi, piccole aziende, professionisti che lavorano in team e scrivono tanti dati ogni giorno, non al classico utente che archivia le foto delle vacanze. E qui anticipo già una parte del verdetto, senza girarci troppo intorno: l’unità è velocissima, solida, fresca anche senza dissipatore, ma dentro la maggior parte dei NAS in commercio quella velocità resta in gran parte sulla carta. Il motivo lo spiego per bene più avanti, perché è il punto centrale di tutta la recensione. E c’è anche una sorpresa che non mi aspettavo, sul fronte opposto, ma andiamo con ordine.

La gamma completa parte dai 960 GB, che sul sito ufficiale italiano costa 337,99 euro, e arriva fino ai 7,68 TB, che superano abbondantemente i duemila euro. Lo trovate su Amazon e sul sito ufficiale SanDisk.

Unboxing: essenziale, forse troppo

La confezione è arrivata un martedì pomeriggio, mentre Dafne e Anubi abbaiavano al corriere come se stesse portando via qualcosa invece di consegnarla. Scatola piccola, piatta, con la grafica sobria che SanDisk usa ormai su tutta la gamma interna. Sul fronte spiccano capacità, interfaccia PCIe 5.0 e il riferimento ai NAS. Niente fronzoli.

Dentro c’è l’SSD e basta. Un vassoio in plastica che lo tiene fermo, un foglietto con le avvertenze di garanzia e niente altro. Nessuna vite per lo slot M.2, pad termico o dissipatore.

SanDisk NAS 800 - dettaglio

Credits: TecnoAndroid

Ora, è normale? Per un SSD interno sì, nella maggior parte dei casi funziona così. Però un minimo di riflessione la faccio lo stesso. Parliamo di un prodotto che costa parecchio, pensato per chi lo installa in un NAS dove spesso le viti dello slot si perdono alla prima occasione (lo so per esperienza, ne ho almeno tre sparse nei cassetti di casa). Una vitina di ricambio non avrebbe cambiato il bilancio dell’azienda, ecco.

Il packaging comunque fa il suo lavoro: l’unità è protetta bene, arriva senza un graffio e lo sticker sul retro riporta in modo chiaro il codice modello SDSNP2192TAN e il numero di serie, utili per la registrazione della garanzia di 5 anni. Dotazione sufficiente, insomma, non generosa, ma per un SSD non mi aspettavo miracoli.

Design e costruzione: piccolo, nero e sorprendentemente leggero

Preso in mano sembra non pesare niente. SanDisk dichiara 7,5 grammi e la sensazione è proprio quella di tenere tra le dita un biglietto da visita un po’ più rigido. Il PCB nero opaco ha un’etichetta che copre quasi tutta la superficie superiore, con il marchio in bianco e le informazioni essenziali. Sobrio, quasi anonimo.

La cosa che mi ha colpito subito, girandolo, è che si tratta di un SSD single sided: tutti i componenti stanno su un solo lato, il retro è pulito e non è un dettaglio estetico. Nei NAS compatti e nei mini PC lo spazio sotto lo slot M.2 è spesso ridottissimo e un’unità a doppia faccia può creare problemi di ingombro o di contatto con i pad termici. Qui nessun problema: entra ovunque.

SanDisk NAS 800 - caratteristiche

Credits: TecnoAndroid

Il formato M.2 2280 (22 mm di larghezza per 80 di lunghezza) con connettore M key è lo standard universale, quindi non ci sono sorprese di compatibilità fisica. Nel DXP8800 Ultra si è infilato nello slot senza alcuno sforzo, la tacca allineata al millimetro, il fissaggio con la vitina del NAS (quella c’era, per fortuna) in pochi secondi.

Una nota sulla scelta di non integrare alcun dissipatore. All’inizio l’ho vista come una mancanza, poi ripensandoci ho cambiato idea. Molti NAS hanno già il loro sistema di raffreddamento per gli slot M.2, con flusso d’aria delle ventole o pad termici dedicati, e un dissipatore preinstallato rischierebbe solo di non entrare. La scelta è coerente con la destinazione d’uso. E i risultati termici, come vedrete, le danno ragione.

Qualità costruttiva percepita? Alta, per quanto si possa giudicare un circuito stampato. Le saldature sono pulite, il PCB è rigido e non flette, l’etichetta è applicata in modo preciso senza bolle o bordi sollevati. Nulla da segnalare, che per un SSD è il miglior complimento possibile.

Specifiche tecniche

Specifica Valore
Modello SanDisk NAS 800 NVMe 1,92 TB (SDSNP2192TAN-000E0)
Capacità 1,92 TB
Formato M.2 2280, single sided
Interfaccia PCIe 5.0 x4, NVMe 2.0
Retrocompatibilità PCIe 4.0 e 3.0 (x4, x2, x1)
Memoria NAND SanDisk TLC 3D CBA NAND
Cache DRAM dedicata e cache SLC
Lettura sequenziale dichiarata fino a 14.900 MB/s
Scrittura sequenziale dichiarata fino a 13.200 MB/s
Lettura casuale 4K dichiarata fino a 2,3 milioni di IOPS
Scrittura casuale 4K dichiarata fino a 1,5 milioni di IOPS
Endurance 3.500 TBW (circa 1 scrittura completa al giorno per 5 anni)
MTTF 1,75 milioni di ore
Sicurezza TCG Opal 2.02
Temperatura operativa da 0 a 85 °C
Peso 7,5 g
Software SanDisk Dashboard (Windows)
Garanzia 5 anni limitata
Altre capacità disponibili 960 GB, 3,84 TB, 7,68 TB

Hardware: TLC, DRAM e tanto spazio di riserva

Facciamo un passo indietro, perché per capire questo SSD bisogna guardare un numero che passa quasi inosservato: 1,92 TB. Non 2 TB, come siamo abituati sugli SSD consumer. Questa cifra un po’ strana è tipica delle unità pensate per server e data center e dice una cosa precisa: una fetta della memoria fisica viene tenuta da parte come spazio di riserva (il cosiddetto overprovisioning). Il controller la usa per distribuire l’usura delle celle, sostituire quelle che si degradano e mantenere costanti le prestazioni quando il disco è quasi pieno.

Il risultato si vede nella scheda tecnica: 3.500 TBW di endurance per il taglio da 1,92 TB. Mi spiego meglio: significa poter scrivere l’intera capacità del disco ogni singolo giorno per cinque anni, cioè circa 1 DWPD (drive write per day). Per un SSD consumer della stessa capacità è normale trovare valori che sono una frazione di questo. Ed è qui che il NAS 800 mostra la sua vera natura.

SanDisk NAS 800 - design

Credits: TecnoAndroid

La memoria è NAND TLC 3D prodotta da SanDisk stessa, con tecnologia CBA (in pratica il circuito di controllo delle celle viene prodotto su un wafer separato e poi unito alla memoria, una soluzione che migliora velocità ed efficienza). Niente QLC, e per un prodotto destinato a scritture intense è la scelta giusta. C’è una cache DRAM dedicata, fondamentale per gestire le tabelle di mappatura senza rubare RAM al sistema, e una cache SLC che accelera le scritture a raffica.

Il controller? SanDisk non lo dichiara. Personalmente avrei preferito saperlo, perché per gli appassionati è un’informazione che conta, ma alla fine della fiera ciò che importa è come si comporta e lo fa molto bene.

Una nota importante sulla compatibilità: l’interfaccia è PCIe 5.0 x4 ma il disco funziona anche su slot PCIe 4.0 e 3.0, e persino con un numero ridotto di linee (x2 o x1). Questo è un dettaglio da non sottovalutare nel mondo NAS, dove molti produttori collegano gli slot M.2 con meno linee del previsto per risparmiare. L’SSD si adatta, ovviamente con velocità proporzionate alla banda disponibile.

Software: SanDisk Dashboard, utile ma solo da PC

Il NAS 800 è supportato da SanDisk Dashboard, il programma di gestione per Windows che l’azienda usa su tutta la sua gamma di SSD. L’ho installato sul banco di prova e utilizzato per tutta la durata dei test in modalità desktop.

L’interfaccia è pulita, essenziale. Nella schermata principale trovi lo stato di salute del disco, la temperatura in tempo reale, la percentuale di vita residua e i dati scritti fino a quel momento. Poi ci sono le sezioni per l’aggiornamento del firmware, i dati S.M.A.R.T. completi per chi vuole scavare nei dettagli e gli strumenti per la cancellazione sicura dell’unità. Funziona, è stabile, non mi ha mai dato problemi.

Il limite però è evidente: Dashboard funziona solo quando il disco è collegato a un PC Windows. Dentro il NAS non c’è modo di usarlo. Lì ci si affida agli strumenti del suo sistema operativo, nel mio caso UGOS Pro, che legge regolarmente i parametri S.M.A.R.T., la temperatura e lo stato di salute, ma ovviamente non può aggiornare il firmware SanDisk. Quindi se un giorno uscisse un aggiornamento importante bisognerebbe smontare l’SSD, collegarlo a un computer, aggiornarlo e rimontarlo. Non è un dramma, ma per un prodotto pensato per stare sempre acceso in un NAS è un passaggio un po’ scomodo.

Mah, non so se sia giusto considerarlo un difetto vero, visto che è un limite comune a quasi tutti gli SSD sul mercato. Di sicuro è una cosa che chi gestisce un NAS in azienda deve mettere in conto. Il software si scarica gratuitamente dal sito di supporto SanDisk e non esiste un’app per smartphone dedicata.

Prestazioni, benchmark e temperature

Ok, parliamo di numeri. Tutti i valori che leggete qui sotto li ho ricavati sul mio banco di prova, quello che in casa chiamiamo JARVIS: scheda madre Gigabyte B850 AORUS ELITE X3D, Ryzen 9 7950X, 128 GB di DDR5 e Windows 11 Pro, con l’SSD montato nello slot PCIe 5.0 collegato direttamente al processore. Ho ripetuto ogni test più volte con CrystalDiskMark, AS SSD e Anvil’s Storage Utilities e i valori riportati sono la media delle varie sessioni.

Partiamo dal sequenziale con coda profonda (Q8T1), quello che fa titolo. In lettura ho misurato 14.500 MB/s, in scrittura 12.800 MB/s. Rispetto ai valori dichiarati (14.900 e 13.200) siamo a meno del 3% di distanza, che per un benchmark reale è un risultato eccellente. Con coda singola (Q1T1), che rispecchia meglio l’uso quotidiano, si scende a 9.300 MB/s in lettura e 8.800 MB/s in scrittura. Numeri comunque enormi.

Sul casuale 4K con coda alta (Q32T16) il disco tira fuori il meglio: 2.100.000 IOPS in lettura e 1.400.000 IOPS in scrittura, di nuovo vicinissimi ai dati di targa. E qui sta la parte interessante per un NAS: sono questi i valori che contano quando più utenti accedono contemporaneamente a tanti file piccoli, a un database o a macchine virtuali.

Il 4K a coda singola (Q1T1) è la prova più impietosa per qualunque SSD e qui ho rilevato 25.000 IOPS in lettura e 80.000 IOPS in scrittura. La scrittura è nettamente più alta grazie alla cache DRAM e SLC che assorbono le richieste prima di scriverle sulla NAND. Valori nella norma per la categoria.

Nei punteggi complessivi, AS SSD si è assestato intorno ai 13.500 punti e Anvil intorno ai 40.000. Per dare un riferimento interno, quando ho recensito il SanDisk Optimus GX PRO 8100, l’SSD gaming di punta della stessa casa, AS SSD si era fermato poco sopra i 12.400 punti. Quindi sì, l’unità pensata per i NAS va persino più forte nei test sintetici, non me lo aspettavo.

Nel test misto 50/50, con letture e scritture contemporanee, ho rilevato tra 4.500 e 5.500 MB/s. È un valore che rispecchia molto bene il carico reale di un NAS condiviso, dove qualcuno legge mentre qualcun altro salva.

E le temperature? Tenetevi forte, perché è la cosa che mi ha sorpreso di più. Senza alcun dissipatore, a riposo il disco stava sui 38 °C. Sotto carico prolungato è salito tra i 62 e i 68 °C e lì si è fermato. Per un SSD PCIe 5.0 nudo è un risultato che non avevo mai visto. Il consumo sotto carico, nei miei rilevamenti, si è mantenuto tra 8 e 10 W. Ma della scrittura sostenuta e della questione termica parlo meglio negli approfondimenti.

Test sul campo: due settimane tra NAS, montaggio video e console

I benchmark sono belli da guardare, ma un SSD per NAS si giudica nell’ambiente per cui è pensato. Quindi la prima cosa che ho fatto, il giorno stesso dell’arrivo, è stata aprire il cassetto inferiore del UGREEN NASync DXP8800 Ultra e montare l’unità in uno dei due slot M.2. Il sistema l’ha riconosciuta subito, senza bisogno di riavvii o aggiornamenti, e in UGOS Pro ho creato un volume dedicato direttamente sull’SSD. Niente cache, niente tiering: volevo usarlo come spazio di lavoro primario, come farebbe uno studio che lavora con file pesanti.

Il secondo giorno ho iniziato con i trasferimenti di rete. Prima dal portatile collegato in 2,5GbE, poi dalla workstation in 10GbE, con cartelle miste di file RAW, girati in 4K e progetti di montaggio. E qui è arrivata la prima constatazione, quella che mi ha accompagnato per tutto il test: il collo di bottiglia non era mai l’SSD. Con la 2,5GbE il trasferimento si appiattiva immediatamente al limite del collegamento. Con la 10GbE andava molto meglio, ma anche lì il cavo arrivava al suo tetto ben prima che il disco iniziasse anche solo a sudare.

Il terzo e il quarto giorno li ho dedicati agli accessi multipli. Due client copiavano contemporaneamente, un terzo sfogliava una libreria di immagini e un quarto faceva partire un backup. In uno scenario così un volume su hard disk inizia a rallentare vistosamente, perché le testine devono saltare da una parte all’altra del piatto. Con il NAS 800 invece tutto restava fluido, senza esitazioni nell’apertura delle cartelle né miniature che si caricavano a scatti. Ed è qui che ho capito dove questo SSD fa davvero la differenza: non nella velocità di picco, ma nella reattività sotto carico concorrente.

SanDisk NAS 800 - funzionalità

Credits: TecnoAndroid

Poi è arrivata la prova che mi interessava di più, visto che i documentari li monto io. Ho caricato sul volume un progetto vero, con girato 4K multicamera, e l’ho aperto contemporaneamente da due postazioni: una con Avid Media Composer, l’altra con DaVinci Resolve. Una sera, verso le undici, mi sono ritrovato a scorrere la timeline avanti e indietro come un forsennato, saltando tra le clip, giusto per vedere se riuscivo a mandarlo in crisi. Non ci sono riuscito. Le clip partivano subito, lo scrubbing era fluido e l’accesso simultaneo dalle due postazioni non ha mai creato blocchi o rallentamenti percepibili.

Ho fatto anche copie lunghe, decine di gigabyte in un colpo solo, per verificare se il disco perdesse colpi una volta esaurita la cache veloce. Nessun calo improvviso o crollo, il trasferimento è rimasto costante dall’inizio alla fine.

Nella seconda settimana l’ho smontato dal NAS e l’ho portato sul banco di prova per i benchmark che avete letto sopra e qui ho finalmente visto cosa sa fare quando nessuno gli mette il freno. Poi, quasi per gioco, l’ho infilato nella PS5. Riconosciuto al primo colpo, formattato dalla console in pochi secondi, giochi spostati senza problemi. Funziona e ci torno tra poco, perché quell’esperimento mi ha fatto cambiare prospettiva su chi dovrebbe comprarlo.

Cosa non ho potuto verificare? Ovviamente la durata nel tempo. Due settimane non bastano a dire nulla sull’affidabilità a lungo termine e sull’endurance da 3.500 TBW devo fidarmi dei dati del produttore. E non ho potuto provarlo in un NAS con slot M.2 realmente PCIe 5.0, semplicemente perché sul mercato consumer sono ancora rarissimi.

Approfondimenti

Il vero problema: il PCIe 5.0 in un NAS è sprecato

Arriviamo al dunque, perché è il cuore di tutto il discorso. Il SanDisk NAS 800 NVMe nasce per i NAS, ma oggi la stragrande maggioranza dei modelli in commercio ha slot M.2 PCIe 4.0 o addirittura PCIe 3.0, spesso con meno linee del massimo possibile. Lo stesso DXP8800 Ultra, che non è certo un prodotto economico, lavora sugli slot M.2 con lo standard di generazione precedente.

Questo significa che dentro il NAS l’SSD lavora già a una frazione della sua banda teorica. Ma il problema vero viene dopo: un NAS si usa via rete e il collegamento ha limiti molto più bassi di qualunque SSD moderno. Una porta 2,5GbE si ferma intorno ai 280 MB/s reali, una 10GbE intorno ai 1.100 o 1.200 MB/s. Anche aggregando le due porte del DXP8800 Ultra, si resta lontanissimi dai 14.500 MB/s che ho misurato sul banco di prova.

Nella maggior parte delle configurazioni reali, quindi, questo SSD lavora a meno di un decimo delle sue possibilità sequenziali. Lo stesso identico risultato, nei trasferimenti di rete, si otterrebbe con un buon SSD PCIe 4.0 o persino con un’unità PCIe 3.0, spendendo molto meno.

Sarò onesto: è il motivo principale per cui, oggi, non lo consiglierei come scelta automatica per un NAS. Il PCIe 5.0 qui è una specie di investimento sul futuro, utile solo quando arriveranno NAS con slot di nuova generazione e reti più veloci o nei pochi casi in cui il disco lavora per applicazioni che girano direttamente sul NAS, come macchine virtuali o container, senza passare dalla rete. Ma per la condivisione file classica, mica male come prestazioni, peccato che non si vedano.

Endurance da 3.500 TBW: il vero punto di forza

Se la velocità di picco è in gran parte sprecata, c’è un’altra cosa che invece in un NAS conta eccome: la resistenza alle scritture. E qui il NAS 800 gioca un campionato diverso.

Facciamo due conti. 3.500 TBW sul taglio da 1,92 TB vogliono dire circa 1,9 TB scritti ogni giorno, tutti i giorni, per cinque anni. Chi usa un NAS per l’archivio domestico non si avvicinerà mai a numeri del genere. Ma pensate a uno studio video che scarica ogni giorno le schede delle telecamere sul NAS, genera file proxy, renderizza, cancella e ricomincia. O a un NAS usato come cache SSD davanti a un array di hard disk, dove ogni file letto o scritto passa prima dall’SSD. In questi scenari un SSD consumer si consuma molto più in fretta di quanto si pensi.

Durante i miei test ho tenuto d’occhio i dati S.M.A.R.T. e, nonostante giornate intere di copie, cancellazioni e benchmark ripetuti, la vita residua è rimasta praticamente intatta. Ovvio, due settimane sono poche, ma il margine è talmente ampio che la preoccupazione semplicemente sparisce.

È strano: avevo aperto la scatola pensando che il punto forte fosse la velocità e invece alla fine mi ritrovo a dire che il motivo vero per comprarlo è un altro. La tranquillità di sapere che puoi martellarlo di scritture per anni senza doverci pensare. Per un’azienda che vive sui propri dati, questo vale più di qualunque benchmark.

Cache SLC e scrittura sostenuta: niente crolli

Molti SSD partono lanciatissimi e poi, appena la cache veloce si riempie, crollano a velocità imbarazzanti. È il tallone d’Achille di tanti prodotti che sulla carta sembrano fenomenali.

Qui il comportamento è diverso. Nelle scritture lunghe, una volta superata la cache SLC, la velocità si è stabilizzata tra 5.000 e 6.000 MB/s e lì è rimasta. Non ci sono stati i classici avvallamenti a dente di sega, né cali sotto soglie critiche. Il grafico era quasi una linea piatta.

Per capire cosa significa nella pratica: anche nel caso peggiore, a cache esaurita, il disco scrive più velocemente di quanto possa trasmettere qualunque collegamento di rete domestico o da piccolo ufficio. Tradotto, dentro un NAS non vedrete mai il disco rallentare durante una copia lunga. La rete finirà sempre per prima.

Non sono ancora sicuro di quanto sia grande la cache SLC, perché SanDisk non lo dichiara e i miei test non erano pensati per misurarla con precisione. Ma alla fine importa poco: la velocità a cache esaurita è talmente alta che la sua dimensione diventa quasi irrilevante per l’uso reale.

Temperature senza dissipatore: la sorpresa più bella

I primi SSD PCIe 5.0 erano dei forni e qui il confronto torna utile. Ho visto unità di prima generazione che senza un dissipatore enorme, a volte con ventolina, andavano in protezione termica dopo pochi minuti di carico.

Il NAS 800 l’ho usato sempre nudo, nel NAS, sul banco di prova e in console. A riposo 38 °C, sotto carico tra 62 e 68 °C. Durante le copie più lunghe e i benchmark ripetuti in sequenza non ho mai visto thermal throttling, cioè quel meccanismo che taglia le prestazioni quando il chip si scalda troppo. Le velocità sono rimaste costanti anche dopo diversi minuti di carico pesante.

Considerando che SanDisk dichiara una temperatura operativa fino a 85 °C, il margine è ampio. Ed è esattamente quello che serve in un NAS, dove gli slot M.2 stanno spesso in un vano chiuso, vicino ai dischi meccanici che scaldano anche loro, magari in un ripostiglio d’estate. Io ho fatto i test a fine settembre, con temperature ancora miti in casa, e magari ad agosto i valori sarebbero stati un po’ più alti. Ma il margine c’è.

Detto questo, un consiglio pratico: se il vostro NAS ha un pad termico o un piccolo dissipatore per gli slot M.2, usatelo comunque. Male non fa e allunga la vita di qualunque componente elettronico.

Editing condiviso: dove il NAS 800 si fa notare

Lavorando con Avid e DaVinci su progetti condivisi ho notato una cosa che i numeri dei benchmark sequenziali non raccontano. Il vantaggio dell’SSD rispetto a un volume su hard disk non sta tanto nella velocità di trasferimento (che, come detto, è limitata dalla rete), ma nella latenza.

Mi spiego meglio. Quando scorri una timeline multicamera, il software deve leggere pezzetti di file diversi, da più punti, in continuazione. Con un hard disk ogni salto costa millisecondi preziosi di movimento della testina, che si sommano e si traducono in quei piccoli scatti fastidiosi durante lo scrubbing. Con il NAS 800 i tempi di accesso sono praticamente nulli e la differenza si sente subito sotto le dita.

Con due postazioni che lavoravano in contemporanea sullo stesso progetto, l’SSD gestiva le richieste senza alcuna esitazione. Ed è qui che quei 2 milioni di IOPS in lettura, che sulla carta sembrano un numero astratto, diventano qualcosa di concreto: la capacità di servire tante richieste piccole e simultanee senza mettere in fila nessuno.

Va però sottolineato che questo stesso risultato lo si ottiene anche con un buon SSD NVMe di generazione precedente. La latenza bassa è una caratteristica di tutti gli SSD NVMe di qualità, non un’esclusiva del PCIe 5.0. Quello che il NAS 800 aggiunge è la resistenza nel tempo a un carico di scritture che, in uno studio di montaggio, è tutt’altro che leggero.

Sulla PS5: il posto dove non te lo aspetti

E qui viene il bello. L’ho montato nella PS5 quasi per scherzo, convinto di fare una prova di compatibilità e poco più. Il sistema l’ha riconosciuto subito, il test di velocità della console è andato a buon fine e lo spostamento dei giochi è stato rapido. Caricamenti veloci, nessun problema di sorta.

Ora, la PS5 non sfrutta il PCIe 5.0: il suo slot lavora su standard di generazione precedente, quindi anche qui l’SSD gira a velocità ridotte rispetto al suo potenziale. Ma la cosa interessante è un’altra: per una console, dove si installano e disinstallano giochi da decine di gigabyte in continuazione, l’endurance elevata e le temperature contenute sono un bel vantaggio. E i 1,92 TB di spazio permettono di tenere installata una libreria di tutto rispetto.

Una nota pratica: Sony raccomanda di installare un dissipatore sugli SSD aggiuntivi della PS5, e per un uso definitivo lo consiglio anch’io, anche se le temperature misurate sul banco di prova sono rassicuranti. La copertura dello slot della console ha comunque spazio a sufficienza per un dissipatore sottile.

È strano dirlo per un prodotto che ha “NAS” nel nome, ma alla fine dei test è in console che l’ho trovato più sensato. O meglio, è lì che il rapporto tra quello che paghi e quello che ottieni mi è sembrato più equilibrato, visto che non c’è la rete a fare da tappo.

Compatibilità: il disco che si adatta a tutto

Un aspetto che SanDisk sottolinea molto è la compatibilità certificata con i principali NAS sul mercato. Nel mio caso, con il DXP8800 Ultra, non ho avuto alcun problema: riconoscimento immediato, nessun errore nei log di sistema, lettura corretta dei parametri di salute da parte di UGOS Pro.

La retrocompatibilità con PCIe 4.0 e 3.0 è totale e funziona anche con slot a due o una sola linea. Questo è importante perché alcuni NAS, soprattutto quelli a basso consumo, collegano gli slot M.2 con meno linee per risparmiare risorse del processore. Il disco si adegua senza problemi, ovviamente con velocità ridotte in proporzione.

Durante le due settimane non ho riscontrato alcun problema di stabilità. Nessuna disconnessione, errore di lettura o comportamento anomalo dopo i riavvii del NAS o della console. Il disco ha fatto quello che doveva fare, sempre. E per un componente su cui si appoggiano dati di lavoro, l’affidabilità silenziosa è la qualità più importante.

Consumi e funzionamento ventiquattro ore su ventiquattro

C’è un aspetto che nelle recensioni degli SSD si tende a liquidare in due righe e che invece in un NAS pesa parecchio: quanto consuma un disco che non si spegne mai. Un PC lo accendi la mattina e lo spegni la sera, un NAS invece resta lì, in un angolo di casa o dell’ufficio, a lavorare anche di notte, anche quando sei in ferie.

Sotto carico pieno, nei miei rilevamenti, il NAS 800 si è mosso tra 8 e 10 W. Sono valori in linea con quello che ci si aspetta da un SSD PCIe 5.0 e c’è da dire che quei picchi si raggiungono solo durante i benchmark più pesanti o le copie lunghe. Nella vita reale di un NAS, il disco passa la maggior parte del tempo a riposo o con carichi leggeri e lì l’assorbimento scende drasticamente.

Il terzo giorno di test ho fatto una prova banale ma utile: ho lasciato il DXP8800 Ultra acceso tutta la notte con il volume SSD montato e nessuna attività programmata. La mattina dopo, seduto alla scrivania con il caffè ancora troppo caldo, ho controllato la temperatura riportata da UGOS Pro. Il disco stava tranquillo intorno ai valori di riposo, segno che la gestione energetica faceva il suo lavoro senza bisogno di interventi.

Detto questo, non è un SSD a basso consumo e non pretende di esserlo. Chi costruisce un NAS pensando prima di tutto alla bolletta troverà soluzioni più parche. Ma per il tipo di carico per cui è stato progettato, cioè scritture continue e accessi concorrenti da più utenti, il rapporto tra prestazioni e watt è più che ragionevole. Sinceramente mi aspettavo di peggio, visto quanto scaldavano e consumavano i primi Gen5 che ho avuto tra le mani.

Funzionalità: sicurezza e gestione

Oltre alla velocità e alla resistenza, il NAS 800 integra alcune funzioni che fanno comodo soprattutto in ambito professionale. La prima è il supporto alla crittografia hardware TCG Opal 2.02: in pratica l’SSD può cifrare i dati direttamente al suo interno, senza pesare sul processore del sistema. Va detto che per sfruttarla serve un sistema operativo o un software che la gestisca e non tutti i NAS la supportano in modo nativo. Io non l’ho attivata durante i test nel NAS, quindi su questo punto non posso dire molto di più.

Poi c’è il monitoraggio completo tramite S.M.A.R.T., che i NAS leggono in modo nativo per segnalare in anticipo eventuali problemi. UGOS Pro mi mostrava temperatura, ore di funzionamento, dati scritti e stato di salute senza bisogno di alcun software aggiuntivo. Per chi gestisce un server in ufficio, avere un avviso prima che un disco inizi a dare segni di cedimento è fondamentale.

Infine il disco supporta la gestione energetica a basso consumo prevista dallo standard NVMe, che permette di ridurre l’assorbimento quando non viene utilizzato. In un NAS sempre acceso, dove l’SSD passa molte ore della notte senza lavorare, è un dettaglio che nel tempo si fa sentire sulla bolletta, anche se in misura contenuta.

Il MTTF di 1,75 milioni di ore completa il quadro. È un dato statistico calcolato su grandi numeri, quindi non dice nulla sul singolo esemplare, ma indica la classe di affidabilità per cui il prodotto è stato progettato.

Prezzo e posizionamento

Il taglio da 1,92 TB negli Stati Uniti ha un prezzo di listino di 559,99 dollari, mentre in Europa si trova intorno ai 600 euro, con oscillazioni a seconda del rivenditore. La gamma completa parte dai 960 GB, che sul sito ufficiale italiano costa 337,99 euro, e arriva fino ai 7,68 TB, che superano abbondantemente i duemila euro. Lo trovate su Amazon e sul sito ufficiale SanDisk.

Sono cifre importanti, inutile girarci intorno. Il prezzo per terabyte è decisamente più alto di quello di un SSD consumer della stessa capacità. Ma non bisogna confrontare mele con pere: qui si paga soprattutto l’endurance e la progettazione per il funzionamento continuo, non solo la velocità.

Chi scende verso alternative più economiche, cosa perde? Nell’uso in NAS via rete, in velocità praticamente nulla. Perde invece margine sulle scritture e in uno scenario professionale con carichi pesanti questo può tradursi in un SSD da sostituire molto prima. Chi sale verso i tagli più grandi, invece, guadagna capacità e un’endurance che cresce in proporzione, arrivando ai 14.000 TBW del modello da 7,68 TB.

Il rapporto qualità prezzo, a conti fatti, dipende tutto dall’uso. Per un NAS domestico è sproporzionato, per uno studio che scrive tanto ogni giorno ha senso, anche se oggi pagherete una velocità che il NAS non userà. Per una console o un PC da gioco, dove la rete non c’è, il discorso cambia in meglio, anche se esistono comunque opzioni pensate apposta per quell’uso.

SanDisk NAS 800 - specifiche

Credits: TecnoAndroid

Conclusioni

Due settimane con il SanDisk NAS 800 NVMe mi hanno lasciato una sensazione un po’ contraddittoria, ma onesta. Come SSD è eccellente: velocissimo, fresco anche nudo, stabile nelle scritture lunghe e con una resistenza che lo mette al riparo da qualunque preoccupazione per anni. Non ho trovato un solo difetto tecnico vero e proprio.

Il problema è il contesto: dentro un NAS di oggi, con slot di generazione precedente e una rete che nella migliore delle ipotesi arriva a 10 Gbit, gran parte della sua velocità resta inutilizzata. Ed è per questo che, personalmente, per un NAS oggi guarderei ad altri SSD con un’endurance adeguata, spendendo meno e ottenendo nella pratica gli stessi risultati.

A chi lo consiglio, allora? A chi ha già un NAS o una workstation con slot PCIe 5.0 veri e carichi di scrittura pesanti e continui: studi video, ambienti con macchine virtuali, cache SSD davanti a grandi array di dischi. E, sorprendentemente, a chi cerca un SSD resistente e capiente per la PS5, dove funziona benissimo e non ha la rete a limitarlo.

A chi lo sconsiglio? A chi usa il NAS per archiviare foto, film e documenti di famiglia e a chi pensa che basti mettere un PCIe 5.0 in un NAS per vedere i trasferimenti volare. Non succederà.

Insomma, è un prodotto arrivato un po’ in anticipo sui tempi. Ottimo oggi per pochi, probabilmente perfetto domani per molti. Magari tra un anno, con i primi NAS davvero Gen5, rileggerò questa recensione e cambierò idea. Ma oggi la penso così.

Se state pensando di costruire o aggiornare il vostro server di casa, nella nostra sezione dedicata alle recensioni di NAS e hard disk trovate altre prove, tra cui quelle del UGREEN DXP6800 Pro e del UGREEN NASync DXP4800 Plus. Per chi invece cerca un’unità esterna da portare sempre con sé, c’è la nostra prova del SanDisk Portable SSD.

Recensione TecnoAndroid

La nostra valutazione

Pro

  • Prestazioni da vertice: 14.500 MB/s in lettura e 12.800 in scrittura misurati sul banco PCIe 5.0, a un passo dai dati di targa
  • Endurance enorme da 3.500 TBW sul taglio da 1,92 TB, pari a circa una scrittura completa al giorno per cinque anni
  • Temperature contenute senza dissipatore (massimo 68 °C sotto carico) e nessun thermal throttling nelle copie lunghe
  • Scrittura sostenuta stabile tra 5.000 e 6.000 MB/s anche a cache esaurita
  • Formato single sided e retrocompatibilità totale con PCIe 4.0 e 3.0, anche su slot a poche linee

Contro

  • Nella quasi totalità dei NAS attuali il PCIe 5.0 è sprecato: slot di generazione precedente e rete fanno da collo di bottiglia
  • Prezzo elevato, che a parità di prestazioni di rete non si giustifica per la semplice condivisione file
  • SanDisk Dashboard e aggiornamenti firmware disponibili solo da PC Windows, non dal NAS
  • Confezione spoglia, senza nemmeno una vite di ricambio per lo slot M.2

Fonte: TecnoAndroid

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