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Le città americane vogliono mettere un freno ai robotaxi, le auto che trasportano passeggeri senza nessuno al volante. La questione delle regole per i veicoli senza conducente però non nasce oggi. La storia delle leggi sulla guida autonoma negli Stati Uniti comincia infatti molto prima che queste vetture circolassero davvero sulle strade pubbliche, ed è proprio da quel punto di partenza che conviene muoversi per capire come si sia arrivati allo scenario attuale, con le amministrazioni locali sempre più decise a dire la loro su un settore cresciuto in fretta.
Il Nevada e la prima legge sulle auto senza conducente
Il primo Stato a varare una norma che rendeva legale la circolazione di auto a guida autonoma sulle strade pubbliche è stato il Nevada, nel giugno 2011. Un primato curioso, perché all’epoca mezzi del genere sulle strade non c’erano ancora. La legge praticamente arrivò prima della tecnologia che avrebbe dovuto disciplinare, un caso piuttosto raro in un campo dove di solito le regole inseguono l’innovazione e non il contrario.
Per avere un’idea della distanza temporale basta mettere in fila qualche tappa. La norma del Nevada precede di tre anni il debutto di Autopilot, il sistema di assistenza alla guida di Tesla. Precede di cinque anni la nascita di Waymo come realtà autonoma, separata dal progetto di auto senza conducente avviato da Google. E arriva addirittura sette anni prima del primo servizio commerciale di robotaxi. Il legislatore insomma si era mosso con larghissimo anticipo, quando l’idea di salire su un’auto senza autista era poco più di una prospettiva lontana. Quella scelta così precoce dice molto sul clima di allora. Le vetture autonome venivano viste come una promessa da accogliere, non come un problema da gestire, e il quadro normativo nasceva con l’obiettivo di lasciare spazio ai veicoli senza conducente anziché limitarli.
Dalle regole statali alle resistenze delle città
Da allora il panorama è cambiato parecchio. I veicoli autonomi non sono più un’ipotesi da laboratorio, i servizi commerciali di robotaxi sono una realtà e le aziende del settore lavorano su flotte sempre più ampie. Proprio questa trasformazione ha spostato il baricentro del dibattito. Se un tempo erano gli Stati a fissare le regole del gioco, oggi sono le città a voler intervenire per contenere la diffusione dei taxi senza autista sulle proprie strade. Il tema tocca insieme tecnologia, politica e codice della strada. Chi amministra i centri urbani deve fare i conti con mezzi che si muovono nel traffico quotidiano, accanto a pedoni, ciclisti e automobilisti in carne e ossa, e il desiderio di avere più voce in capitolo sulla presenza dei robotaxi nasce da qui. Una spinta che va in direzione opposta rispetto all’apertura con cui il Nevada aveva accolto la guida autonoma oltre quindici anni fa.
L’immagine che accompagna questa fase è piuttosto eloquente. Mercoledì 8 aprile 2026 una lunga fila di Tesla Cybercab è stata fotografata parcheggiata in un piazzale di Tesla Giga Texas, ad Austin, con i veicoli allineati uno accanto all’altro.
Fonte: TecnoAndroid


