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Con gli auricolari true wireless ho un rapporto complicato: dopo una ventina di minuti nelle orecchie di solito comincio a cercare la custodia per rimetterli via. Per questo, quando mi sono accorto che con gli OPPO Enco X4 arrivavo a un’ora di ascolto senza alcun fastidio, ho capito che questa prova sarebbe andata diversamente dal solito.
Si tratta dei nuovi auricolari di punta della casa cinese, arrivati in Italia il 21 ottobre insieme alla serie Find X10. Sulla carta mettono insieme parecchio: un doppio driver con doppio DAC, la taratura sviluppata con Dynaudio, una cancellazione del rumore adattiva gestita da un chip a 6 nm e, per la prima volta su un modello TWS del marchio, la trasmissione lossless tramite LHDC. Intorno a questo nucleo OPPO ha costruito un pacchetto software molto ricco, che va dalla traduzione in tempo reale al monitoraggio della postura del collo, fino al rilevamento del sonno e all’audio spaziale con tracciamento della testa.
Li ho usati per una settimana nella colorazione Glacier White, alternandoli tra un OPPO Find X10 Pro Max e un Samsung Galaxy S26 Ultra. Non è un dettaglio secondario, perché proprio il passaggio da un telefono all’altro racconta la vera natura di questo prodotto. Con un modello OPPO compatibile si sfrutta il pacchetto più completo, mentre con un altro Android si ottengono comunque ottimi auricolari ma si rinuncia ad alcune funzioni avanzate. Il campione mi è stato inviato da OPPO dopo l’evento di presentazione in Spagna.
Si rivolgono a chi ascolta tanta musica e dà peso alla qualità del suono, a chi viaggia spesso e vuole isolarsi davvero, e soprattutto a chi ha già un telefono OPPO o sta pensando di prenderne uno. Il giudizio di fondo lo anticipo subito: sul piano sonoro si comportano come auricolari di una fascia superiore, mentre l’autonomia con ANC attivo e il legame con l’ecosistema sono i due aspetti da pesare con attenzione prima di spendere 219,99 euro. Gli OPPO Enco X4 costano 219,99 euro di listino nelle colorazioni Glacier White e Aurora Violet. Al momento della recensione il prezzo è lo stesso anche su Amazon, dove si trova la versione Glacier White, mentre nei primi giorni lo store ufficiale li ha proposti con una promozione di lancio.
Unboxing e dotazione: l’essenziale, forse anche troppo
Aprendo la confezione ci si accorge subito che gli accessori sono ridotti all’osso: oltre agli auricolari nella custodia ho trovato soltanto i gommini di ricambio e la documentazione. Il cavo USB-C non c’è.
La logica la capisco, perché ormai in casa i cavi Type-C non mancano e la custodia richiede un’alimentazione da 5 V, con ingresso dichiarato di 1,5 A. Su un prodotto che supera i duecento euro, però, questa assenza pesa più sulla percezione che sulla pratica. Chi acquista auricolari di fascia alta si aspetta di poterli caricare appena estratti dalla confezione, senza dover frugare nei cassetti.

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Sui gommini, al contrario, OPPO ha lavorato con cura. Le misure sono quattro, dalla XS alla L, e il materiale è un silicone espanso che sta a metà strada tra il silicone classico e la schiuma. Non serve schiacciarli prima di indossarli come accade con i tip in foam, eppure si adattano al condotto uditivo con una morbidezza che il silicone tradizionale non ha. È una differenza che ho notato subito e che, come vedremo, ha un ruolo centrale nel comfort complessivo.
Manca anche una cover protettiva per la custodia, accessorio che in questa fascia non tutti includono ma che avrei apprezzato contro graffi e piccoli urti. A differenza degli auricolari, il case non ha una certificazione contro acqua e polvere, e una normale cover non risolve questo limite.
Design, materiali ed ergonomia
La forma è quella classica con stelo, ma OPPO è riuscita a darle personalità. Gli auricolari alternano finiture opache e lucide, mentre la custodia in plastica è percorsa da un sottile profilo argentato dall’effetto metallico che ne alleggerisce le linee. Il logo Dynaudio compare sul case, ricordando a ogni apertura chi ha messo mano alla taratura. Nella variante Glacier White il bianco, abbinato ai dettagli argentati, dà al prodotto un aspetto sobrio e pulito.
La custodia misura 63,4 x 49,5 x 25,55 mm ed è facile da portare con sé, mentre ogni auricolare pesa 5,6 grammi, un valore contenuto per un modello con due driver e una batteria da 65 mAh, e la differenza si avverte quando li si indossa a lungo.

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Ed è proprio la vestibilità il punto in cui questi auricolari mi hanno sorpreso di più. Il corpo ovale si inserisce nella conca con naturalezza, i gommini in silicone espanso aderiscono al condotto senza creare la classica sensazione di tappo e il peso ridotto evita che l’orecchio si affatichi. Come dicevo in apertura, di solito non vado oltre una ventina di minuti con qualunque modello in-ear. Con questi sono arrivato a un’ora di utilizzo continuo senza sentire il bisogno di toglierli, un risultato che per me vale più di qualunque scheda tecnica.
Anche la stabilità è convincente e durante l’attività sportiva gli auricolari sono rimasti saldi al loro posto e non sono mai caduti. La certificazione IP55 riguarda la resistenza a polvere e acqua, ma OPPO consiglia di evitare l’uso durante attività fisica intensa per prevenire danni causati dal sudore.
I comandi si trovano sullo stelo e funzionano a pressione, non a sfioramento. Sono previste una, due o tre pressioni, una pressione prolungata e uno scorrimento verticale per regolare il volume. Quest’ultimo gesto rende la gestione quotidiana più pratica perché permette di alzare o abbassare la musica senza prendere in mano il telefono. Il sistema a pressione, per sua natura, limita inoltre i comandi involontari quando si sistemano gli auricolari nell’orecchio. Nel complesso ho trovato i controlli pratici e intuitivi, e le azioni associate ai vari gesti si possono personalizzare dalle impostazioni.
Specifiche tecniche
| Specifica | OPPO Enco X4 |
|---|---|
| Codice modello | ETEM2 |
| Tipologia | Auricolari true wireless in-ear con stelo |
| Driver | Woofer da 11 mm con diaframma TRF + tweeter planare da 6 mm, ciascuno con DAC dedicato |
| Taratura | Sviluppata con Dynaudio, 5 profili sonori |
| Risposta in frequenza | 10 Hz – 40 kHz |
| Certificazioni audio | Hi-Res Audio Wireless |
| Codec | LHDC (lossless fino a 2,3 Mbps, 24 bit/48 kHz con serie Find X10), AAC, SBC, LC3 |
| Bluetooth | 6.1, doppia connessione simultanea |
| Cancellazione del rumore | ANC adattiva con NPU a 6 nm, modalità trasparenza, rilevamento della conversazione |
| Microfoni | 3 microfoni per auricolare + sensore VPU a conduzione ossea |
| Batteria | 65 mAh per auricolare, 576 mAh custodia |
| Autonomia dichiarata (AAC, ANC disattivata) | 13 ore auricolari, 53 ore con custodia |
| Autonomia dichiarata (AAC, ANC attiva) | 6 ore auricolari, 26 ore con custodia |
| Autonomia dichiarata (LHDC, ANC attiva) | 5,5 ore auricolari, 22 ore con custodia |
| Tempo di ricarica | 55 minuti auricolari, 65 minuti auricolari + custodia |
| Ricarica rapida | 10 minuti per fino a 14 ore complessive con custodia (dato OPPO, nelle condizioni di test dichiarate) |
| Porta di ricarica | USB Type-C |
| Resistenza | IP55 (solo auricolari) |
| Peso | 5,6 g per auricolare, 39,7 g auricolari + custodia |
| Dimensioni auricolare | 32,11 x 18,19 x 21,03 mm |
| Dimensioni custodia | 63,40 x 49,50 x 25,55 mm |
| Colorazioni | Glacier White, Aurora Violet |
| Compatibilità | Bluetooth con Android, iOS e Windows; impostazioni integrate su OPPO compatibili, app HeyMelody su Android e iOS |
Doppio driver, doppio DAC e chip a 6 nm: cosa c’è dentro
La scelta tecnica più interessante riguarda l’architettura acustica. Invece di affidare tutto lo spettro a un unico trasduttore, OPPO ha diviso il lavoro tra un woofer da 11 mm con diaframma TRF, dedicato a bassi e medi, e un tweeter planare da 6 mm che si occupa delle frequenze alte. È lo stesso principio dei diffusori hi-fi a due vie, ridotto alle dimensioni di un auricolare. Ogni driver è alimentato da un convertitore digitale-analogico dedicato, così il segnale viene separato e trattato prima di arrivare ai trasduttori.
All’atto pratico un singolo driver deve muoversi abbastanza da riprodurre un basso profondo e, nello stesso istante, abbastanza in fretta da restituire il dettaglio di un piatto o di un archetto sulle corde. Spesso finisce per scendere a compromessi su entrambi i fronti. Dividendo il compito, ciascun componente lavora nella zona in cui rende meglio, e il risultato si sente soprattutto nella pulizia della gamma media, che non viene invasa dalle basse frequenze anche quando il volume sale. Nella mia prova gli alti sono risultati dettagliati senza diventare aggressivi, una qualità che dipende anche dalla taratura complessiva e non soltanto dal tipo di tweeter.

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La risposta in frequenza dichiarata va da 10 Hz a 40 kHz e il prodotto ha la certificazione Hi-Res Audio Wireless. Sono numeri che da soli dicono poco, ma inquadrano un prodotto pensato per sfruttare sorgenti di qualità.
Il secondo elemento chiave è la NPU a 6 nm integrata in ciascun auricolare. Il chip gestisce le elaborazioni per la cancellazione del rumore adattiva e per la pulizia della voce in chiamata, secondo quanto indica OPPO. Lavora insieme a tre microfoni per lato e a un sensore VPU a conduzione ossea, che rileva le vibrazioni associate alla voce attraverso il contatto con l’orecchio. In questo modo il sistema distingue con più sicurezza chi sta parlando da ciò che arriva dall’ambiente, e lo stesso principio alimenta la funzione che abbassa la musica quando si inizia una conversazione.
Completano il quadro il Bluetooth 6.1 e il supporto ai codec AAC, SBC, LC3 e LHDC. Quest’ultimo è quello che permette la trasmissione lossless fino a 2,3 Mbps con audio a 24 bit e 48 kHz, ma solo in abbinamento agli smartphone della serie Find X10 con processore MediaTek. Il Find X10 Pro Max che ho usato rientra nella categoria, dato che monta il Dimensity 9600 Pro. Su questo vincolo tornerò più avanti, perché è uno degli snodi della recensione.
Configurazione, ColorOS e app HeyMelody
L’associazione è stata semplice con entrambi i telefoni e gli auricolari sono stati riconosciuti subito dal sistema. Sul Find X10 Pro Max tutte le impostazioni sono integrate direttamente nel menu Bluetooth di ColorOS, senza installare nulla. Sugli smartphone di altri marchi, come il Galaxy S26 Ultra, il collegamento passa per la procedura Bluetooth standard e per accedere alle regolazioni serve l’app HeyMelody, disponibile gratuitamente sia sul Google Play Store sia sull’App Store.
Il menu è molto ricco e la sezione dedicata al suono permette di scegliere tra i cinque profili curati da Dynaudio: Dynaudio Original Sound, Dynaudio High-Resolution, Pure Vocals, Crisp Highs e Thundering Bass. Chi vuole spingersi oltre trova il Sound Master EQ, un equalizzatore a 10 bande che consente anche di importare profili creati da altri utenti e di condividere i propri. C’è poi Golden Sound, che secondo OPPO personalizza la resa sulla base di un test d’ascolto e di una scansione della conformazione del condotto, da completare sullo smartphone.
Le opzioni sulla cancellazione del rumore comprendono ANC, trasparenza, modalità adattiva con tre livelli di intensità e rilevamento della conversazione. Un consiglio pratico: diverse funzioni intelligenti, a partire dalla modalità adattiva e dal monitoraggio del sonno, sono disattivate di fabbrica. Su ColorOS si attivano dal percorso Bluetooth, OPPO Enco X4, Funzioni auricolari. Vale la pena dedicarci cinque minuti appena tolti dalla scatola, altrimenti si rischia di giudicare il prodotto senza aver acceso proprio le cose che lo distinguono.
Il software però non è privo di sbavature. Sul Find X10 Pro Max le impostazioni dell’audio spaziale degli auricolari si sovrappongono a quelle di OAudio, la tecnologia audio integrata nel telefono, creando una certa confusione nella gestione delle modalità disponibili. Un utente meno esperto potrebbe trovarsi davanti a due menu che sembrano fare la stessa cosa senza capire quale dei due stia effettivamente agendo. Gli avvisi del monitoraggio della postura cervicale, inoltre, al momento arrivano soltanto in inglese, una mancanza piccola ma stonata su un prodotto venduto ufficialmente in Italia.
Il limite più evidente resta la distribuzione delle funzioni tra i diversi telefoni. La traduzione in tempo reale ha funzionato soltanto sullo smartphone OPPO, e la stessa documentazione ufficiale indica come requisito ColorOS 17. Anche il monitoraggio del collo e alcune opzioni avanzate sono legate all’ecosistema OPPO e OnePlus. Sugli smartphone di altri marchi HeyMelody permette di gestire profili sonori, equalizzatore e ANC. OPPO dichiara anche l’audio spaziale multipiattaforma, mentre disponibilità e regolazioni delle singole funzioni vanno verificate sul dispositivo utilizzato.
Autonomia e ricarica
Le batterie sono da 65 mAh per ciascun auricolare e da 576 mAh nella custodia. OPPO dichiara fino a 13 ore di ascolto con una carica e fino a 53 ore complessive con il case, ma questi valori si riferiscono al codec AAC con cancellazione del rumore spenta e volume al 50%. Attivando l’ANC i numeri ufficiali scendono a 6 ore per gli auricolari e 26 ore totali, mentre usando LHDC con ANC attiva si arriva a 5,5 ore e 22 ore complessive.
Nella mia prova, con la cancellazione impostata sulla modalità automatica, ho ottenuto circa 5 ore di ascolto continuo prima di dover rimettere gli auricolari nella custodia. È un risultato coerente con i dati dichiarati e sufficiente per una giornata normale, visto che difficilmente si ascolta musica per cinque ore di fila senza pause. In una fascia di prezzo che supera i duecento euro, però, non è un valore che fa la differenza: diversi concorrenti diretti dichiarano dati simili o leggermente superiori, come i Google Pixel Buds 2a che abbiamo recensito, accreditati di circa 7 ore con ANC pur costando meno.

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Spegnendo la cancellazione del rumore il dato dichiarato sale fino a 13 ore in AAC, un valore che non ho misurato in una prova completa. Il messaggio, quindi, è chiaro: la cifra di 53 ore stampata sulla confezione va letta con attenzione, perché chi compra auricolari con un ANC così efficace tenderà a tenerlo acceso quasi sempre.
A compensare c’è una ricarica rapida che si è rivelata davvero utile. OPPO dichiara fino a 14 ore complessive dopo 10 minuti di ricarica, includendo la riserva della custodia: non sono 14 ore consecutive con i soli auricolari. Nella pratica ho apprezzato la possibilità di recuperare ascolto con una breve sosta nel case, senza misurare separatamente questo dato. Per la ricarica completa OPPO indica 55 minuti per gli auricolari e 65 minuti per auricolari e custodia insieme. La scheda italiana riporta soltanto la porta USB-C, mentre quella indiana documenta anche la ricarica wireless: non avendola verificata sul campione, consiglio di controllare questa funzione per la versione acquistata.
Test sul campo
La settimana di prova ha coperto contesti diversi. Ho usato gli auricolari a casa, in ufficio, per strada, in auto, in aereo e durante l’allenamento, alternando il Find X10 Pro Max e il Galaxy S26 Ultra per capire quanto cambiasse l’esperienza passando da un ecosistema all’altro. Non riporto benchmark o misurazioni strumentali: tutto ciò che segue nasce dall’uso reale, e l’unico dato numerico che ho rilevato è l’autonomia con ANC attiva.
Il primo scenario è stato l’ascolto a casa, dove collegati al Find X10 Pro Max con il codec LHDC lossless e il profilo Dynaudio High-Resolution, gli auricolari hanno mostrato subito il loro punto di forza: bassi profondi ma controllati, medi ben definiti e alti cristallini, con un livello di dettaglio che mi ha ricordato modelli decisamente più costosi. Ho provato anche l’equalizzatore a 10 bande, utile per rifinire la resa secondo i propri gusti, ma il profilo che ho preferito è rimasto High-Resolution.
Poi è arrivato l’ufficio, l’ambiente in cui di solito gli auricolari passano più tempo. La cancellazione del rumore si è comportata in modo impeccabile anche qui, e la funzione che rileva la conversazione si è rivelata particolarmente comoda: quando inizio a parlare il volume della musica si abbassa e si attiva la modalità trasparenza, senza dover toccare nulla né togliere gli auricolari. È una di quelle comodità che sembrano superflue finché non le si prova.
Anche per strada e a casa l’ANC adattiva ha fatto il suo lavoro senza sbavature. La regolazione su tre livelli che OPPO mette a disposizione permette di trovare il proprio equilibrio tra silenzio e percezione di ciò che succede intorno, aspetto da non trascurare quando ci si muove nel traffico.

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Il test più impegnativo è stato l’aereo, la cui cabina è il classico banco di prova per qualunque sistema di cancellazione del rumore, perché il ronzio costante dei motori può risultare stancante anche durante un volo breve. Gli auricolari sono riusciti a isolarmi in modo efficace anche lì, ed è in situazioni come questa che si capisce il valore di un buon ANC: non serve alzare il volume per coprire l’ambiente, e le orecchie ringraziano.
L’auto mi ha invece insegnato qualcosa di diverso. Anche in macchina la cancellazione funziona benissimo, forse fin troppo: il silenzio è tale che sirene, clacson e altri segnali acustici rischiano di non arrivare. Per questo ne sconsiglio con decisione l’uso alla guida. È una precauzione importante: né l’ANC né la modalità trasparenza garantiscono di percepire tutti i segnali dell’ambiente.
Durante l’attività sportiva ho verificato soprattutto la tenuta. I gommini in silicone espanso hanno fatto il loro dovere e gli auricolari non sono mai caduti. Il peso contenuto contribuisce a non farli percepire come un corpo estraneo, ma resta la raccomandazione di OPPO di evitare attività intense ed esposizione eccessiva al sudore.
Ho guardato anche alcuni film con l’audio spaziale attivo e il tracciamento della testa, e qui gli auricolari mi hanno sorpreso davvero. La sensazione ricorda quella del cinema, con il suono che resta ancorato allo schermo anche quando si gira il capo. È l’effetto più spettacolare dell’intero pacchetto, e non me lo aspettavo da un prodotto così piccolo.
Anche le chiamate mi hanno convinto. La combinazione di microfoni e sensore a conduzione ossea fa il suo lavoro, e su questo fronte gli auricolari non mi hanno dato alcun motivo per rimpiangere altri modelli.
Con il Galaxy S26 Ultra lo scenario cambia perché il telefono Samsung non gestisce LHDC e nella mia prova la connessione si è appoggiata ad AAC, rinunciando al collegamento lossless, che è uno dei vantaggi principali del prodotto. Si perdono anche alcune funzioni, a partire dalla traduzione in tempo reale, che funziona soltanto sugli smartphone OPPO.
Il test ha anche dei limiti che è giusto dichiarare. Una settimana basta per farsi un’idea solida di suono, comfort e cancellazione del rumore, ma non per valutare l’invecchiamento della batteria o la resistenza nel lungo periodo. Non li ho provati con un iPhone, né ho approfondito la registrazione audio stereo tramite gli auricolari, riservata ai Find X10, o l’attivazione di Gemini con il comando vocale. Su questi aspetti mi limito a riportare quanto dichiarato da OPPO.
Gli approfondimenti
Firma sonora e profili Dynaudio
La collaborazione tra OPPO e Dynaudio è arrivata al settimo anno e almeno in questo caso non si limita al logo sulla custodia. Il suono che ne esce è ricco di dettagli e ben distribuito sull’intero spettro. Le basse frequenze sono profonde e hanno corpo, ma restano controllate e non invadono la gamma media. Le voci risultano ben definite, mentre gli alti hanno una limpidezza che dà aria agli strumenti.
Tra i cinque profili il mio preferito è stato Dynaudio High-Resolution, quello che punta di più sulla definizione e sul dettaglio. Original Sound è il profilo di riferimento pensato da Dynaudio per un ascolto equilibrato, mentre Thundering Bass e Crisp Highs sono rivolti a chi ha gusti più marcati in una direzione o nell’altra. Pure Vocals, infine, mette in primo piano le voci e può tornare utile con podcast e audiolibri.
L’equalizzatore a 10 bande è uno strumento completo, non un semplice contentino, e la possibilità di importare e condividere profili lo rende interessante per chi ama intervenire sul suono. Il risultato, soprattutto quando la sorgente è all’altezza, è una qualità d’ascolto che si confronta senza imbarazzo con quella di auricolari ben più costosi.
Lossless LHDC: quanto conta lo smartphone
È un aspetto da considerare prima dell’acquisto, perché le specifiche parlano chiaro: la trasmissione lossless fino a 2,3 Mbps a 24 bit e 48 kHz è disponibile soltanto con gli smartphone della serie Find X10 equipaggiati con processore MediaTek. Gli altri abbinamenti non garantiscono questa specifica modalità lossless, anche quando supportano altre modalità LHDC.
Con il Find X10 Pro Max e il codec LHDC lossless a 24 bit l’esperienza d’ascolto raggiunge il livello più alto che questi auricolari possano offrire, ed è la condizione in cui li ho apprezzati di più. Conviene comunque controllare nelle impostazioni Bluetooth che la modalità ad alta qualità sia effettivamente attiva prima di giudicare il suono.
Sul Galaxy S26 Ultra ho usato AAC, codec disponibile anche su iPhone, che non supporta LHDC. È qui che emerge il compromesso più rilevante: chi usa uno smartphone di un altro marchio paga anche per una tecnologia che non potrà sfruttare. Doppio driver, doppio DAC e taratura restano gli stessi con qualunque telefono, ma uno dei vantaggi principali del prodotto si riduce sensibilmente.
Audio spaziale e tracciamento della testa
Tra le funzioni che ho provato, l’audio spaziale è quella che mi ha colpito di più. OPPO parla di supporto multipiattaforma su Android, iOS e Windows, e la funzione è disponibile anche con smartphone di altri marchi tramite l’app. Il tracciamento della testa mantiene la scena sonora ancorata al dispositivo, così girando il capo il suono non si sposta con noi ma resta fermo, come accadrebbe in una sala.
Con i film l’effetto è davvero eccezionale: la scena si allarga intorno all’ascoltatore e si ha l’impressione di guardare il film in sala anziché su uno smartphone o un tablet. È la funzione che consiglierei di provare per prima a chi usa gli auricolari anche per serie e streaming.
L’unico neo già citato riguarda la gestione su ColorOS: la sovrapposizione con le opzioni OAudio del telefono crea un po’ di confusione. Un aggiornamento software che unifichi i due menu sarebbe benvenuto.
Cancellazione del rumore, modalità adattiva e trasparenza
Con questa generazione il produttore dichiara un miglioramento complessivo del 100% rispetto agli Enco X3s e un incremento del 30% nell’attenuazione delle frequenze vocali, che sono le più difficili da gestire. Sono dati di laboratorio interni che non posso verificare e non significano un raddoppio del silenzio percepito, ma nella mia prova l’ANC è stato molto efficace.
La modalità adattiva riconosce diversi contesti, come metropolitana, taxi, strada e aereo, e modifica il profilo di cancellazione in tempo reale. In aereo, in ufficio, a casa e per strada si è comportata in modo impeccabile. Un contributo arriva anche dai gommini in silicone espanso, che secondo OPPO sono stati progettati partendo da oltre 2.800 scansioni del condotto uditivo per migliorare l’isolamento passivo riducendo la pressione.
Nella mia settimana di utilizzo non ho avvertito fruscii di fondo evidenti con ANC attivo, un’osservazione riferita al campione e al software provati. Chi cerca il massimo isolamento in viaggio può valutare anche una cuffia over-ear, come abbiamo visto nella recensione delle Soundcore Space 2, ma per un formato in-ear il livello raggiunto qui è da top di gamma.
Ribadisco l’avvertenza fatta nel test sul campo: proprio perché funziona così bene, l’ANC non va usato alla guida.
Microfoni e chiamate
Per le telefonate OPPO combina i tre microfoni di ciascun auricolare con il sensore VPU a conduzione ossea e un algoritmo di riduzione del rumore che gira sulla NPU. Il sensore rileva le vibrazioni associate al parlato, affiancando i microfoni che captano il suono nell’aria, e questo aiuta il sistema a separare la voce dal rumore circostante, anche in presenza di altre persone che parlano.
Durante le mie chiamate il risultato è stato ottimo. Per chi passa molto tempo al telefono o in videochiamata, questi auricolari sono una scelta affidabile.
Traduzione, postura del collo e sonno: le funzioni smart
Il pacchetto di funzioni accessorie è particolarmente ampio. La traduzione in tempo reale permette di conversare con una persona che parla un’altra lingua: si ascolta la traduzione negli auricolari mentre l’interlocutore legge sullo schermo del telefono. Secondo OPPO supporta oltre 30 lingue, con disponibilità da verificare nell’app. Si basa su un’elaborazione in cloud ed è limitata a 5.000 minuti al mese. Nella mia prova ha funzionato soltanto con lo smartphone OPPO, in linea con il requisito di ColorOS 17 indicato dal produttore.
Il monitoraggio della postura cervicale rileva l’inclinazione del collo e avvisa quando si mantiene troppo a lungo una posizione scorretta. Si affianca a un test di mobilità cervicale e a esercizi guidati per il collo. È una funzione che può essere utile a chi passa molte ore alla scrivania, con un limite già segnalato: gli avvisi sono in inglese. OPPO precisa giustamente che i risultati sono indicativi e non sostituiscono il parere di un medico.
Il rilevamento del sonno mette in pausa la musica quando ci si addormenta, risparmiando batteria. Funziona con le principali app musicali ed è comodo in viaggio, quando capita di appisolarsi con gli auricolari indosso.
Ci sono poi l’attivazione vocale di Gemini con il comando “Hey Google” sui dispositivi Android compatibili e dopo la configurazione richiesta, Spotify Tap per avviare la riproduzione con un tocco e la registrazione audio stereo con elaborazione Dolby, che trasforma gli auricolari in un microfono per i video realizzati con i Find X10. Sono funzioni che non ho approfondito personalmente, ma che arricchiscono un’offerta già molto completa, soprattutto per chi resta nell’ecosistema OPPO.
Prezzo e posizionamento
Gli OPPO Enco X4 costano 219,99 euro di listino nelle colorazioni Glacier White e Aurora Violet. Al momento della recensione il prezzo è lo stesso anche su Amazon, dove si trova la versione Glacier White, mentre nei primi giorni lo store ufficiale li ha proposti con una promozione di lancio.
Si collocano quindi nella fascia premium, quella in cui la concorrenza è più agguerrita. Chi usa un iPhone ha negli AirPods Pro 3 un’alternativa difficile da battere sul fronte dell’integrazione, come emerge anche dalle prime recensioni degli AirPods Pro 3. Chi ha uno smartphone Samsung troverà nei Galaxy Buds4 Pro un’esperienza più coerente con il proprio telefono. Per un quadro più ampio rimando al nostro confronto tra AirPods Pro 3, Galaxy Buds4 Pro e Sony LinkBuds Clip. Sony, dal canto suo, presidia la fascia alta con i WF-1000XM6, che puntano sull’equilibrio tra ANC e qualità audio.
Rispetto a questi rivali, gli auricolari OPPO offrono un’architettura a due vie con doppio DAC che pochi propongono, una dotazione software più ricca e un comfort che per me ha fatto la differenza. Pagano invece un’autonomia con ANC soltanto nella media e una dipendenza dall’ecosistema più marcata. Va considerato anche il predecessore: gli Enco X3s possono risultare molto più economici in offerta, con prezzi da verificare al momento dell’acquisto, e sono un’alternativa per chi non ha bisogno del lossless e delle novità di questa generazione.
Il mio giudizio sul prezzo è netto: per chi possiede uno smartphone OPPO della serie Find X10, 219,99 euro sono giustificati dalla qualità audio e dalla quantità di funzioni disponibili. Per chi usa un altro telefono la cifra diventa meno interessante, perché si paga una parte del pacchetto che non si potrà usare. In quel caso può valere la pena attendere qualche promozione. Per un confronto con un approccio completamente diverso, più economico e semi in-ear, c’è anche la mia prova delle SoundPEATS Air6 HS, pensata per chi non sopporta i gommini.
Il mio verdetto sugli OPPO Enco X4
Gli OPPO Enco X4 sono prima di tutto auricolari per chi ama la musica. Il sistema a doppio driver con doppio DAC, la taratura Dynaudio e il lossless LHDC restituiscono un suono ricco, controllato e dettagliato, che con il profilo High-Resolution e un Find X10 raggiunge un livello da prodotti più costosi. La cancellazione del rumore, che OPPO dichiara migliorata rispetto agli Enco X3s, nella mia prova si è comportata in modo eccellente anche in aereo, e la funzione che abbassa la musica quando si inizia a parlare è di quelle che, una volta provate, non si vogliono più abbandonare.
Il principale punto di forza, per me, è però l’insieme di suono e comfort. Che un paio di in-ear mi permetta di arrivare a un’ora di ascolto senza fastidio è un fatto quasi inedito, e la stabilità durante lo sport conferma che il lavoro sui gommini non è stato fatto per caso.
Il compromesso più importante è il legame con l’ecosistema. Con un Find X10 compatibile si sfrutta il pacchetto più completo, dal lossless alla traduzione, mentre per altri OPPO bisogna controllare i requisiti di ciascuna funzione. Con un Samsung, come ho visto con il Galaxy S26 Ultra, o con un iPhone, restano ottimi auricolari ma a un prezzo che include funzioni inaccessibili. A questo si aggiungono un’autonomia con ANC soltanto nella media e qualche sbavatura software ancora da sistemare.
Li consiglio soprattutto a chi possiede un telefono OPPO compatibile con le funzioni desiderate, viaggia spesso e vuole un paio di auricolari da usare tutto il giorno, dall’ufficio all’aereo passando per l’allenamento. Chi ha un iPhone farebbe meglio a guardare altrove, mentre gli utenti Android di altri marchi possono considerarli se il suono è la loro priorità assoluta, magari aspettando un prezzo più basso.
Lo scenario ideale è un volo, un film con l’audio spaziale attivo e un Find X10 in tasca. Lì gli OPPO Enco X4 mostrano tutto ciò che sanno fare. Maggiori dettagli sulle caratteristiche sono disponibili nella pagina ufficiale OPPO dedicata agli Enco X4.
Gli Enco X4 non cercano di piacere a tutti: scelgono chi sta dalla parte di OPPO, e a quel pubblico offrono un pacchetto di suono, silenzio e funzioni difficile da eguagliare.
La nostra valutazione
Pro
- Suono dettagliato e ben bilanciato grazie a doppio driver, doppio DAC e profili Dynaudio, con il lossless LHDC che dà il meglio sui Find X10
- Cancellazione del rumore efficace anche in aereo, con modalità adattiva e rilevamento della conversazione molto comodi
- Comfort superiore alla media: 5,6 grammi e gommini in silicone espanso che permettono di indossarli a lungo e restano stabili durante lo sport
- Audio spaziale con tracciamento della testa coinvolgente con film e serie
- Chiamate nitide e comandi a pressione pratici, con regolazione del volume tramite scorrimento
Contro
- Modalità lossless riservata ai Find X10 compatibili e altre funzioni vincolate al telefono e al software: su Samsung ho usato AAC, disponibile anche su iPhone
- Autonomia di circa 5 ore con ANC automatica, nella media ma non brillante per il prezzo
- Sovrapposizione tra audio spaziale e OAudio sui telefoni OPPO e avvisi sulla postura solo in inglese
- Custodia senza certificazione IP e ricarica wireless non documentata nella scheda italiana
- Cavo USB-C assente dalla confezione
Fonte: TecnoAndroid













