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Quando Esplora file diventa lento, la prima cosa che viene in mente è sempre la stessa: disco pieno, RAM insufficiente, computer da buttare. Nella maggior parte dei casi la spiegazione è molto meno drammatica, perché il colpevole è un comportamento che Windows mette in atto in silenzio, senza chiedere permesso, ogni volta che si apre una nuova finestra. Il sistema va a caccia di cartelle condivise e stampanti di rete, comprese quelle che non vengono usate da anni o che non esistono più.
Il meccanismo è abbastanza semplice da capire. Windows tiene in memoria le posizioni di rete a cui si è avuto accesso in passato: un NAS, un server aziendale, una cartella condivisa di un vecchio ufficio. All’apertura di Esplora file, il sistema verifica se quelle risorse siano ancora raggiungibili. Se il dispositivo è spento, lento o è stato dismesso da tempo, la finestra resta lì ad aspettare una risposta che non arriverà mai. Quei tre o quattro secondi di blocco prima che appaia “Questo PC” nascono proprio da qui.
Perché SSD e RAM non hanno colpa
Il punto interessante è che l’hardware può essere perfettamente in salute. Un SSD nuovo e sedici gigabyte di memoria non cambiano nulla, perché il rallentamento non dipende dalla velocità del disco locale ma da un controllo automatico che avviene sulla rete. È un’attesa passiva, non un carico di lavoro. Per chi archivia tutto in locale e non ha nessun bisogno di scansioni continue, disattivare quel comportamento è una scelta ragionevole.
La soluzione passa da una modifica al Registro di sistema, operazione rapida ma da affrontare con la giusta cautela. Prima di qualsiasi intervento conviene fare un backup: si apre il Registro con la combinazione Win + R digitando regedit, poi File, Esporta, selezionando “Tutto” come intervallo. Il file va salvato in una posizione facile da ritrovare. Il Registro contiene una quantità enorme di configurazioni di Windows, quindi avere una copia da cui ripartire è una precauzione sensata.
La chiave NoNetCrawling passo per passo
Fatto il backup, il percorso da raggiungere è questo:
HKEYCURRENTUSERSoftwareMicrosoftWindowsCurrentVersionPoliciesExplorer
Se la sottochiave Explorer non c’è, va creata: tasto destro su Policies, quindi Nuovo, Chiave, con nome Explorer. All’interno serve un valore DWORD chiamato NoNetCrawling. Se manca, basta cliccare con il tasto destro nello spazio vuoto del pannello di destra, scegliere Nuovo, Valore DWORD (32 bit) e assegnare quel nome. Doppio clic, valore impostato a 1, conferma con OK.
Per rendere effettiva la modifica non serve riavviare il computer. È sufficiente riavviare il processo di Explorer.exe dal Task Manager: si cerca “Esplora risorse” nella scheda Processi, tasto destro, Riavvia. Tutto torna come prima in pochi istanti, ma senza la scansione di rete.
Il percorso inverso è altrettanto immediato. Chi cambia idea può tornare sulla stessa chiave e impostare il valore a 0, oppure eliminare direttamente la voce NoNetCrawling.
Cosa fa davvero e per chi non è consigliata
Serve chiarire un punto, perché su interventi del genere si creano spesso aspettative sbagliate. NoNetCrawling non accelera la lettura dei file, non migliora le prestazioni dell’hardware, non rende il computer più veloce in senso stretto. Elimina soltanto un’attesa che Windows si autoinfligge andando a cercare risorse di rete che nessuno aveva chiesto di trovare. Il guadagno non arriva da prestazioni aggiuntive, ma dalla rimozione di lavoro inutile.
Discorso diverso per chi usa quotidianamente un NAS, un server condiviso o stampanti collegate in rete. In quello scenario la funzione ha un senso preciso e disattivarla sarebbe controproducente, perché si perderebbe l’individuazione automatica delle risorse. Per tutti gli altri, ovvero la maggioranza di chi lavora con archiviazione locale, si tratta di uno di quei piccoli aggiustamenti che rendono il sistema meno invadente verso sé stesso e restituiscono a Esplora file la reattività che dovrebbe avere di serie.










