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Un post pubblicato su X e diventato virale in poche ore sostiene che Windows 11, installato a partire da una chiavetta preparata con Rufus, occupi appena il 16% della RAM. La notizia è rimbalzata su diverse testate, ma rischia di far passare tre messaggi fuorvianti: che basti Rufus per tagliare drasticamente i consumi di memoria, che 16 GB siano il minimo indispensabile per usare il sistema e che Windows 11 26H2 porti con sé, in automatico, una gestione della memoria molto migliore. C’è poi un equivoco di fondo da chiarire. Rufus non nasce per ridurre la RAM occupata da Windows. Le sue funzioni più recenti servono a personalizzare l’installazione, e disattivare app indesiderate, rimuovere pacchetti preinstallati o modificare i componenti interni del sistema sono operazioni ben diverse tra loro.
Cosa mostra davvero lo screenshot e perché 16 GB non sono il minimo
La configurazione descritta nel post comprende 16 GB di memoria DDR4 a 2.133 MHz. Dopo l’installazione, il sistema segnala un’occupazione di circa 2,5 GB, cioè proprio il 16% del totale. L’autore attribuisce il risultato a Rufus, all’eliminazione del bloatware e all’aggiornamento a Windows 11 26H2. Mancano però dettagli essenziali: l’edizione di partenza, un’eventuale ISO personalizzata, l’elenco dei componenti rimossi, i servizi disattivati, i processi attivi e le condizioni in cui è stata fatta la misurazione. Senza questi elementi, collegare quel numero a Rufus o alla nuova versione del sistema operativo significa stabilire un rapporto di causa ed effetto che l’immagine non dimostra affatto. Anche il paragone con altri computer conta poco, perché due installazioni identiche possono consumare quantità diverse di memoria a causa di driver, antivirus, programmi in avvio automatico, servizi del produttore e hardware.
Va corretta subito anche l’idea dei 16 GB come soglia minima. Microsoft continua a indicare 4 GB tra i requisiti ufficiali, e con le tecniche di bypass che Rufus implementa il sistema può girare persino con 2 GB, per esempio in una macchina virtuale. Ovviamente rispettare il requisito minimo non garantisce un’esperienza fluida con browser pieni di schede o software pesanti. La quantità installata stabilisce quante attività possono convivere senza problemi, non quanta memoria Windows debba occupare a riposo. Un PC con 32 GB può mostrare consumi in idle più alti di uno con 8 GB senza essere meno efficiente, dato che il sistema sfrutta la RAM libera per conservare dati utili ed evitare di ripescarli continuamente dall’SSD. Vale il vecchio adagio secondo cui la RAM non occupata è RAM sprecata.
Come lavora Rufus e quali sono le alternative per alleggerire il sistema
Con le versioni 4.14 e 4.15, lo sviluppatore Pete Batard ha ampliato le opzioni della finestra Esperienza utente Windows, quella che compare durante la creazione della chiavetta avviabile. Tra queste c’è Quality of Life, pensata per limitare alcune app e funzioni indesiderate. Dietro le quinte Rufus genera un file autounattend.xml, che il programma di installazione legge per automatizzare il setup, inserendo comandi PowerShell e modifiche al registro. Per Outlook e Teams, un comando agisce sulle app predisposte per i nuovi profili utente, mentre un altro prova a eliminare quelle già registrate. Vengono applicate anche impostazioni che riducono l’integrazione di OneDrive, Copilot, suggerimenti e contenuti promozionali. Non sempre però si tratta di disinstallazioni vere: disattivare Copilot tramite una policy non cancella tutti i componenti legati all’intelligenza artificiale, così come nascondere un elemento dell’interfaccia non lo toglie dal sistema. La versione 4.15 ha poi corretto alcuni difetti, tra cui il blocco dell’installazione silenziosa al 75%. Quest’ultima modalità, separata dalle opzioni di alleggerimento, può cancellare senza conferme la prima unità trovata e richiede quindi molta cautela sui PC con più dischi.
Per ottenere un Windows 11 davvero più snello esistono strumenti più mirati. Tiny11 Builder parte da una ISO ufficiale e rimuove componenti e applicazioni tramite DISM, creando una nuova immagine modificata prima dell’installazione. Winutil di Chris Titus offre strumenti per ottimizzare un sistema già installato e preparare supporti personalizzati. NTLite consente un controllo più fine su driver, aggiornamenti, app e componenti, con rischi maggiori legati al Component Store, alle dipendenze tra pacchetti e ai futuri aggiornamenti cumulativi. Infine si può intervenire a mano sull’immagine con DISM e PowerShell, eliminando in modo selettivo le applicazioni superflue, con il vantaggio di documentare ogni modifica e conservare i componenti che potrebbero servire più avanti.
Fonte: TecnoAndroid








