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VPN e pirateria: la I2C avverte sui rischi per la privacy

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Il possibile divieto delle VPN come arma contro la pirateria rischia di trasformarsi in un problema serio per la privacy di chi naviga. In diversi paesi europei, Italia compresa insieme a Francia e Spagna, i titolari dei diritti chiedono con insistenza di colpire questi servizi. Quasi sempre si tratta delle realtà che trasmettono eventi sportivi, per nulla contente di vedere partite e gare rilanciate sui siti illegali.

Per ora gli ordini di blocco arrivano soltanto dai tribunali. In Italia lo strumento utilizzato è la piattaforma Piracy Shield, ma non è escluso che in futuro vengano introdotte leggi pensate apposta. Proprio su questo scenario è intervenuta la I2C, cioè la Internet Infrastructure Coalition, con un report intitolato “VPNs at Risk” e dedicato alle ricadute negative che norme del genere potrebbero avere sulla riservatezza degli utenti. Non si tratta di una difesa della pirateria, quanto di un avvertimento su cosa potrebbe succedere se i divieti venissero scritti in modo troppo approssimativo.

Lo scontro tra provider e titolari dei diritti in Francia e Spagna

Della coalizione fanno parte quasi tutti i fornitori più conosciuti, tra cui ExpressVPN, NordVPN e Surfshark. Tre nomi che in Francia sono finiti nel mirino di Canal+ già da oltre un anno e che di recente hanno ricevuto ordini di blocco dal tribunale. In Spagna, invece, LaLiga ha chiesto alla Commissione europea di inserirli nell’elenco dei servizi che facilitano la diffusione illegale di contenuti.

Il nodo della questione è piuttosto semplice da capire. Una rete privata virtuale consente di aggirare le restrizioni geografiche e quindi anche di raggiungere siti che trasmettono contenuti in streaming violando il copyright. Il documento della I2C cita proprio la vicenda francese, dove i giudici hanno trattato i provider di VPN come intermediari tenuti a impedire l’accesso ai portali pirata, nonostante non ospitino direttamente quel materiale. Un’interpretazione che sposta la responsabilità su chi offre semplicemente un collegamento protetto.

Cosa chiede la coalizione ai governi

La I2C non pretende un’esenzione totale dalle regole. Chiede piuttosto ai governi di pesare con attenzione gli effetti sugli utenti nel caso in cui venissero approvate leggi troppo generiche. Secondo la coalizione i legislatori dovrebbero prima verificare se un obbligo può essere indirizzato verso la condotta o il servizio in questione, invece di spingersi più a fondo nell’infrastruttura Internet di uso generale. Più un intervento si allontana dall’attività regolamentata e maggiore diventa la necessità di considerarne l’impatto su persone e servizi che con la pirateria non hanno nulla a che fare.

I rischi concreti non mancano. Un ban delle VPN bloccherebbe anche l’uso del tutto legittimo che ne fanno le aziende e potrebbe spingere molti utenti verso alternative meno sicure. C’è poi la questione dei log, perché un eventuale obbligo di conservarli avrebbe conseguenze pesanti sulla privacy, con il pericolo aggiunto che informazioni sensibili finiscano per essere divulgate.

Per questo la coalizione propone un approccio diverso. Prima di tutto individuare danni specifici, poi pretendere prove che le misure proposte siano davvero in grado di raggiungere i loro obiettivi e infine valutare cosa comporterebbero per chi agisce nel pieno rispetto della legge. La I2C sollecita inoltre una consultazione tempestiva con esperti tecnici, rappresentanti del settore e società civile, oltre a un’attenta considerazione dei ruoli e delle capacità, distinti tra loro, dei vari intermediari di Internet.

Fonte: TecnoAndroid

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