In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Dopo 36 anni in orbita il telescopio spaziale Hubble resta uno strumento prezioso per gli astronomi, ma il tempo comincia a pesare e la NASA ha deciso di chiedere alle aziende private come salvarlo. Senza interventi l’osservatorio è destinato a rientrare nell’atmosfera tra l’inizio e la metà degli anni Trenta, chiudendo così la storia di uno degli strumenti scientifici più celebri del secolo. Le previsioni attuali indicano il 2033 o il 2034, anche se le stime sul rientro in atmosfera possono cambiare in base all’attività solare.
L’ultima volta che l’orbita di Hubble è stata alzata risale al 2002, durante la missione di manutenzione dello Space Shuttle Columbia. Il volo finale dello Shuttle nel 2009 non ha previsto alcuna spinta verso l’alto e con il pensionamento della flotta due anni dopo il telescopio ha continuato a perdere quota senza possibilità di rimedio. Privo di propulsione propria, ha impiegato 24 anni per scendere dai 583 km di allora agli attuali 470 km circa sopra la Terra.
La nuova richiesta della NASA e i requisiti per Hubble
Giovedì l’agenzia spaziale ha pubblicato una richiesta di informazioni rivolta alle società commerciali, con risposte attese entro il 30 novembre. L’obiettivo è raccogliere idee per un reboost, per la manutenzione oppure per uno smaltimento controllato di Hubble. Nel dettaglio la NASA vuole conoscere le capacità attuali e a breve termine delle aziende per agganciare il telescopio e portarlo ad almeno 600 km di quota, migliorarne le prestazioni o guidarlo verso un rientro controllato. Un innalzamento fino a quella altitudine lo terrebbe in orbita probabilmente per almeno altri 25 anni.
Il documento specifica che la missione non dovrà danneggiare il telescopio e che dovrebbe svolgersi entro il 2032. Al contraente spetterebbero il lanciatore, il veicolo di servizio, le operazioni e anche l’equipaggio se previsto. Per ora però non c’è alcun impegno all’acquisto e la NASA non ha fondi stanziati per una missione di salvataggio. Ai funzionari interessa capire chi sarebbe disposto a tentare l’impresa, quanto costerebbe e quali aziende avrebbero davvero la possibilità di raggiungere Hubble in tempo.
L’idea non è del tutto nuova. Nel 2022 il miliardario e astronauta commerciale Jared Isaacman aveva proposto alla NASA una missione con equipaggio a bordo della capsula Dragon di SpaceX, finanziandone gran parte, per alzare l’orbita di almeno 50 km. Gli ingegneri avevano anche valutato di agganciare al telescopio un modulo con nuovi giroscopi per risolvere i problemi del sistema di puntamento. Nello stesso anno una richiesta simile aveva raccolto otto risposte, tra cui una proposta robotica congiunta di Astroscale e Momentus. Nel 2024 l’agenzia aveva rinunciato e l’allora responsabile della divisione di astrofisica Mark Clampin aveva definito i piani di Isaacman e SpaceX semplici concetti teorici.
Un settore maturato e la lezione di Swift
Oggi lo scenario è diverso. Isaacman guida la NASA e il comparto del servicing satellitare è cresciuto parecchio. Quest’anno Northrop Grumman ha lanciato in collaborazione con la DARPA il satellite robotico di servizio più sofisticato al mondo, mentre startup come Astroscale e Starfish Space hanno contratti per dimostrazioni di manutenzione e rifornimento con la Space Force statunitense e con la stessa NASA.
Un indizio arriva dal tentativo di salvare il telescopio Swift. Lo scorso anno la NASA ha assegnato un contratto da circa 26 milioni di euro alla startup Katalyst Space Technologies, concedendole appena nove mesi. L’azienda è riuscita a costruire e lanciare il satellite nei tempi, arrivando a circa 10 km da Swift, ma i tecnici hanno preferito non avvicinarsi oltre per alcuni problemi ai sistemi di alimentazione e di controllo d’assetto. L’esperienza ha dimostrato che un intervento simile non deve per forza costare miliardi, anche se per un osservatorio ben più prezioso come Hubble l’agenzia vorrebbe offrire più risorse e più tempo.
Secondo Isaacman Hubble ha ancora molta scienza da offrire e prolungarne la vita significherebbe nuove scoperte, un dovere verso i contribuenti e la comunità scientifica. Una missione con astronauti appare però improbabile perché SpaceX punta a ritirare Crew Dragon entro il 2030, e lo stesso amministratore si aspetta interesse soprattutto dalle aziende di robotica. Webb e Roman lavorano nell’infrarosso, mentre Hubble osserva nel visibile e nell’ultravioletto, e per un vero successore bisognerà attendere l’Habitable Worlds Observatory negli anni Quaranta. Nicky Fox, amministratrice associata per la scienza, ha spiegato che l’agenzia vuole esplorare ogni possibilità per alzare l’orbita di Hubble mentre sviluppa la futura missione di punta.
Fonte: TecnoAndroid


