Volkswagen si trova davanti a una crisi che rischia di travolgere anche due simboli italiani come Lamborghini e Ducati, finiti nel mirino di un piano di salvataggio durissimo. Il colosso di Wolfsburg, il più grande gruppo automobilistico europeo, sta facendo i conti con bilanci in affanno e una transizione costosissima da finanziare. Per restare a galla, secondo le indiscrezioni che girano sui mercati finanziari, il gruppo tedesco starebbe valutando sul serio la cessione di Ducati e la quotazione in Borsa di Lamborghini, i due gioielli della Motor Valley emiliana.
I numeri che arrivano dalla Germania raccontano una situazione pesante. L’utile del 2025 si è quasi dimezzato, fermandosi a 6,9 miliardi di euro, mentre il debito è schizzato fino a 196 miliardi. In Borsa il titolo ha perso oltre il 20 per cento del suo valore nell’arco di un anno, scendendo a 71,70 euro.
Le cause di una crisi annunciata
Come ci si è arrivati? Il gruppo sta pagando un mix micidiale di fattori esterni e ritardi nelle scelte strategiche. Pesano i dazi voluti da Donald Trump, con le politiche protezionistiche americane che costano a Volkswagen circa 4 miliardi di euro all’anno. C’è poi l’avanzata cinese, perché in Cina, che storicamente è stata la miniera d’oro del gruppo, i costruttori locali stanno erodendo le quote di mercato tedesche con design accattivanti e prezzi molto più bassi. A tutto questo si aggiungono i costi di ristrutturazione, ormai insostenibili davanti al calo delle consegne in Nord America e Asia.
Di fronte a questa emorragia, l’Amministratore Delegato Oliver Blume ha deciso di usare il bisturi pesante. Le indiscrezioni parlano di un piano lacrime e sangue che prevede il taglio di 100.000 posti di lavoro sui 625.000 totali a livello globale. Un sesto della forza lavoro, un numero quasi pari agli abitanti dell’intera città di Wolfsburg. A questo si aggiungerebbe la chiusura di quattro storici impianti sul suolo tedesco, ovvero Hannover, Zwickau, Emden e lo stabilimento Audi di Neckarsulm. In parallelo, gli investimenti per i prossimi cinque anni verranno tagliati del 15 per cento, scendendo a 130 miliardi.
Ducati e Lamborghini sul banco dei pegni
Per finanziare i licenziamenti Volkswagen e le riconversioni il gruppo ha un bisogno disperato di liquidità. Un primo segnale è arrivato proprio in queste ore con la vendita a Bain Capital del 51 per cento di Everllence, l’ex MAN Energy Solutions specializzata in motori marini. L’operazione ha fruttato un’iniezione vitale di 7,4 miliardi di euro, a dimostrazione di quanto gli asset del gruppo facciano gola agli investitori.
Ed è qui che entrano in scena i marchi italiani. Per Ducati si valuta la cessione totale del marchio di Borgo Panigale. Un’ipotesi che era già sul tavolo nel 2017, ma che all’epoca venne bloccata dal potente sindacato tedesco IG Metall. Oggi, con l’acqua alla gola, le resistenze sindacali potrebbero cedere. Per Lamborghini, la casa del Toro di Sant’Agata Bolognese, la strada maestra sarebbe invece quella dello scorporo e della quotazione in Borsa, ricalcando il modello già visto con Ferrari e, più di recente, con Porsche.
Negli Stati Uniti l’interesse per i brand del lusso sarebbe altissimo, anche se alcuni analisti frenano sulle probabilità di un’operazione immediata. A Wolfsburg, però, nulla viene più considerato intoccabile. I tedeschi stanno cercando compratori anche per le divisioni PowerCo, dedicata alle batterie, e ADMT, dedicata alla guida autonoma, e persino per il rilanciato marchio americano di fuoristrada Scout. I nodi verranno al pettine a brevissimo. Nelle prossime settimane il CEO Oliver Blume presenterà i suoi piani definitivi al consiglio di sorveglianza. Sarà il momento della verità per capire se il futuro di Ducati e Lamborghini parlerà ancora tedesco oppure se la Motor Valley si preparerà a un nuovo, storico ribaltone azionario.