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Volkswagen ID. Golf in pausa: cosa frena la Golf elettrica

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Volkswagen ha deciso di mettere in pausa lo sviluppo della Volkswagen ID. Golf, la futura versione completamente elettrica di un modello che ha segnato la storia dell’automobile ben oltre i confini del marchio tedesco. Alla base della scelta ci sono le difficoltà finanziarie che stanno pesando sui conti della Casa. Il debutto della nuova Golf a batteria era previsto all’inizio degli anni Trenta, ma rispettare quella tabella di marcia adesso non è più così scontato. Non si parla comunque di una cancellazione, perché il costruttore intende riprendere i lavori non appena sarà possibile giustificare gli investimenti richiesti.

Perché Volkswagen ha fermato la ID. Golf

La decisione è stata comunicata internamente dall’amministratore delegato del marchio, Thomas Schäfer, che non ha nascosto il peso di questo passo considerando quanto la Golf conti per l’azienda e per lo stabilimento di Wolfsburg. «Al momento non possiamo permetterci questo lavoro», ha spiegato il manager, riassumendo in poche parole le ragioni economiche dello stop. Sulla stessa linea il direttore finanziario David Powels, che ha confermato la sospensione precisando che le attività ripartiranno solo quando gli investimenti potranno contare su valutazioni economiche solide e affidabili.

La futura ID. Golf dovrebbe nascere proprio a Wolfsburg, nel sito principale del gruppo, sfruttando la piattaforma SSP. La produzione dell’attuale generazione con motore termico verrà invece spostata in Messico, così da liberare capacità industriale per i nuovi modelli elettrici.

Tempi incerti e conti sotto pressione

Al momento Volkswagen non ha indicato quando il progetto della Golf elettrica tornerà in moto. Il consiglio di fabbrica si mostra fiducioso e ritiene possibile recuperare il tempo perso, mantenendo il calendario commerciale fissato all’inizio. Più cauta la lettura di Helena Wisbert, esperta del settore automobilistico dell’Università di Scienze Applicate di Ostfalia, secondo cui i programmi di sviluppo di un’auto seguono tempistiche molto rigide e un’interruzione nelle fasi iniziali rischia di ripercuotersi sull’avvio della produzione.

Il vero nodo riguarda la capacità del marchio di sostenere nello stesso momento le spese per le nuove tecnologie e il piano di riduzione dei costi. Lo stabilimento di Wolfsburg si trova oggi a circa 300 milioni di euro di distanza dall’obiettivo di risparmio stabilito per il 2026.

I numeri, d’altronde, raccontano una fase complicata. Nel terzo trimestre del 2026 il marchio ha registrato una perdita di 182 milioni di euro, mentre l’utile operativo dei primi nove mesi si è fermato a 813 milioni contro gli 1,476 miliardi dello stesso periodo del 2025. A incidere sono stati gli incentivi commerciali, il cambiamento nella composizione delle vendite e gli oneri della ristrutturazione industriale, compresi quelli legati allo stabilimento di Osnabrück e allo stop della produzione della ID.4 a Chattanooga.

La domanda di auto elettriche cresce ma i margini restano bassi

Il problema, a quanto pare, non sta soltanto nei volumi. Powels ha sottolineato che la richiesta di auto elettriche continua a salire, ma i margini di guadagno restano inferiori rispetto a quelli dei modelli termici equivalenti. In altre parole si vende di più ma si incassa meno su ogni singola vettura.

Qualche segnale incoraggiante comunque non manca. La nuova famiglia di elettriche urbane ha raccolto in totale 150.000 ordini tra ID. Polo, ID. Cross, Skoda Epiq e Cupra Raval. Anche Skoda dà il suo contributo ai risultati del gruppo con 1,92 miliardi di euro di utile operativo nei primi nove mesi dell’anno.

Per la ID. Golf, però, la priorità immediata non è la domanda potenziale. Il punto è trovare le risorse necessarie per completarne lo sviluppo senza mettere a rischio gli obiettivi finanziari del marchio.

Fonte: TecnoAndroid

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