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Cosa cambia per il settore dei videogiochi?
Gran parte della produzione dei giochi in formato fisico per il mercato statunitense avviene in Messico. Ciò con una combinazione di costi di manodopera più bassi e prossimità geografica. Le nuove tariffe, però, rischiano di destabilizzare tale filiera consolidata. Spingendo, così, le aziende a rivalutare il proprio modello produttivo. Il risultato potrebbe essere un drastico calo della disponibilità di videogiochi fisici sugli scaffali americani. Con molte case di produzione che potrebbero scegliere di abbandonare del tutto tale formato.
Un altro punto critico è l’impatto diretto sui prezzi. Le tariffe si tradurrebbero in costi aggiuntivi per le aziende. Quest’ultimi verrebbero, inevitabilmente, scaricati sui consumatori. Tale fenomeno non si limiterebbe ai videogiochi fisici. Per mantenere una coerenza nel posizionamento dei prezzi, anche i giochi digitali subirebbero un aumento. Rendendo più oneroso l’accesso ai titoli per milioni di appassionati.
La possibilità di spostare la produzione negli Stati Uniti appare poco praticabile. Si tratterebbe di una possibile soluzione immediata per evitare i dazi. Eppure, i costi elevati della manodopera e delle infrastrutture negli USA rendono tale opzione poco competitiva. Ciò soprattutto in un mercato dove il formato fisico rappresenta una fetta sempre più ridotta delle vendite complessive.
A complicare ulteriormente il quadro c’è un trend di fondo che prescinde dai dazi. Si tratta dell’aumento generale dei prezzi dei videogiochi. Ciò riflette non solo l’inflazione globale, ma anche l’aumento dei costi di sviluppo. Quest’ultimi risultano sempre più elevati per soddisfare le aspettative dei giocatori su qualità e innovazione dei videogiochi.










