La Commissione europea ha deciso di accelerare sulla verifica dell’età online e chiede agli Stati membri di rendere operativa la nuova app entro la fine del 2026. La raccomandazione, pubblicata il 29 aprile 2026, punta a creare un ambiente digitale più sicuro, soprattutto per i più giovani, che sempre più spesso si trovano davanti a contenuti non adatti alla loro età. Un passo che si inserisce nel quadro più ampio delle strategie europee per la sicurezza nella rete.
L’idea di fondo è abbastanza semplice da spiegare. La futura applicazione servirà a dimostrare di aver raggiunto l’età necessaria per usare certi servizi online, ma senza costringere gli utenti a rivelare dati delicati come la data di nascita o altre informazioni personali. In altre parole, una verifica che protegge i minori e allo stesso tempo non calpesta i diritti di chi è maggiorenne. Un equilibrio non facile da trovare, ma che l’Unione europea sembra intenzionata a perseguire con decisione.
Come funzionerà l’app per la verifica dell’età
La Commissione europea lascia agli Stati membri un certo margine di manovra. Ogni Paese potrà scegliere se sviluppare la soluzione come app indipendente oppure se integrarla nel portafoglio europeo d’identità digitale, il cosiddetto wallet. Nella raccomandazione vengono comunque elencate le misure principali da adottare per garantire una diffusione rapida e, soprattutto, una piena compatibilità tra i sistemi dei vari Stati. Perché il rischio, altrimenti, sarebbe quello di ritrovarsi con tante soluzioni diverse che non dialogano tra loro.
Per dare una mano concreta, Bruxelles ha già messo a disposizione un modello di riferimento dell’applicazione. Tocca poi ai singoli governi personalizzarlo e costruire la propria versione per i cittadini, sempre mantenendo standard elevati su due fronti precisi, la sicurezza e la protezione dei dati. Un punto su cui l’Europa non vuole fare sconti.
La tutela dei minori al centro della strategia
La protezione dei più piccoli nello spazio digitale resta una delle priorità dell’Unione. La normativa sui servizi digitali, del resto, obbliga già le piattaforme online ad assicurare un livello alto di riservatezza e sicurezza, con un’attenzione particolare proprio verso i minori. La nuova app si aggiunge quindi a un impianto di regole che negli ultimi anni ha cambiato il modo in cui i grandi servizi del web devono comportarsi.
A spiegare il senso dell’operazione ci ha pensato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia. Le sue parole rendono bene l’idea della direzione intrapresa. “Una verifica dell’età efficace e rispettosa della privacy è il prossimo tassello del puzzle che ci stiamo avvicinando al completamento, mentre lavoriamo per uno spazio online in cui i nostri figli siano al sicuro e autorizzati a utilizzare in modo positivo e responsabile senza limitare i diritti degli adulti.”
L’invito agli Stati membri è dunque chiaro, accelerare i tempi e rendere disponibile la privacy dei cittadini insieme alla sicurezza dei minori entro la scadenza fissata. Il termine indicato resta la fine del 2026, un orizzonte che non lascia troppo spazio ai ritardi. Il portafoglio europeo d’identità digitale e le app nazionali dovranno reggere il confronto con esigenze pratiche e tecniche tutt’altro che banali, ma la cornice di riferimento è già stata tracciata e i lavori, almeno sulla carta, possono partire fin da subito.