Protezione dei minori online e verifica dell’età sono finiti al centro del tavolo quando, nello scorso fine settimana, i garanti della privacy del G7 si sono ritrovati a Parigi per fare il punto. Attorno a quel tavolo c’erano Italia, Francia, Germania, Canada, Stati Uniti, Giappone e Regno Unito. Alla fine dell’incontro è arrivato un comunicato congiunto che mette nero su bianco i nodi affrontati, dai dispositivi connessi agli smart glass, passando per l’intelligenza artificiale agentica.
Verifica dell’età senza sacrificare la privacy
Il quadro è chiaro: i paesi del G7 stanno già applicando o discutendo regole pensate per tenere i più giovani al riparo dai rischi della rete. Nel Regno Unito, per dire, l’Online Safety Act obbliga le piattaforme a sbarrare l’accesso ai contenuti non adatti a chi ha meno di 18 anni. Altre norme, ancora in fase di approvazione, punteranno a impedire del tutto l’ingresso ai social media sotto una certa età. In ogni caso serve un meccanismo che funzioni davvero per controllare quanti anni ha chi sta dall’altra parte dello schermo.
Qui sta il punto delicato. Le autorità del G7 hanno messo in chiaro che le tecnologie di verifica dell’età devono rispettare alcuni paletti precisi. Il primo riguarda la libertà di espressione e l’accesso alle informazioni. Tradotto: questi strumenti non possono trasformarsi in scuse per la censura. E non devono nemmeno servire a identificare le persone o a seguire passo passo quello che fanno online.
C’è poi tutta la questione dei dati. Raccolta, uso e conservazione vanno tenuti entro i limiti dello scopo, niente di più. I provider e le terze parti coinvolte sono tenuti a spiegare tutto agli utenti, con la massima trasparenza possibile. E le informazioni vanno blindate con misure tecniche capaci di evitare fughe, quei famosi data breach che ormai fanno notizia con preoccupante regolarità.
Dispositivi connessi, smart glass e i rischi dell’AI
Sul piatto è finito anche il capitolo dei dispositivi connessi. Smart TV, assistenti vocali, giocattoli che si collegano alla rete: oggetti che entrano nelle case e che, con tecnologie diverse, finiscono per tracciare abitudini e comportamenti di chi li usa. I garanti hanno acceso un faro soprattutto sui pericoli che corrono i minori.
Da qui una serie di obblighi per chi produce questi apparecchi. Geolocalizzazione e pubblicità comportamentale disattivate di base, termini di servizio scritti in modo comprensibile, consenso esplicito richiesto sul serio, strumenti di controllo parentale e dati conservati solo per il tempo strettamente necessario. Niente archivi che restano lì per anni senza una ragione.
Non poteva mancare il discorso sugli smart glass, gli occhiali intelligenti che sollevano dubbi non da poco. Il problema più evidente è la raccolta di immagini e video senza che le persone riprese abbiano dato il loro consenso. E infine l’attenzione si è spostata sull’intelligenza artificiale, con due fronti caldi: i deepfake creati senza autorizzazione e la capacità degli agenti AI di mettere le mani su una quantità enorme di dati personali.