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Il CEO di Valve presenta un nuovo chip cerebrale
Starfish nasce dalla volontà di Newell di portare avanti la ricerca neuroscientifica in modo indipendente. Dopo anni trascorsi a indagare le risposte biologiche dei videogiocatori l’attenzione del team si è spostata verso applicazioni mediche e scientifiche. Il centro del progetto è un chip miniaturizzato in grado non solo di leggere, ma anche di stimolare l’attività cerebrale. Aprendo così la strada a trattamenti innovativi per una vasta gamma di patologie neurologiche.
A guidare lo sviluppo tecnologico del chip c’è Nate Cermak, neuroingegnere della squadra. Quest’ultimo ha rivelato alcuni dettagli chiave del dispositivo. Nel dettaglio, sarà grande appena 2 x 4 millimetri e potrà funzionare senza batteria, alimentato in modo induttivo grazie a un consumo energetico bassissimo, pari a soli 1,1 milliwatt. A differenza del chip di Neuralink, Starfish adotta un modello modulare. Ciò significa che più impianti possono essere distribuiti in diverse zone del cervello per un’interazione più mirata e dinamica con le reti neurali.
Le capacità del chip sono notevoli. Si parla di 32 elettrodi per la lettura dei segnali neuronali, 16 canali attivi simultaneamente e stimolazioni bipolari per interagire con il tessuto cerebrale. Inoltre, è dotato di una componente di elaborazione digitale interna, che consente di ridurre il volume di dati da trasmettere all’esterno. Ottimizzando così le prestazioni e la latenza.
Anche se l’impegno principale è oggi rivolto al settore medico, l’influenza di Newell e della sua azienda Valve non sono state dimenticate. L’idea di integrare tali tecnologie nei videogiochi, per un’esperienza ancora più immersiva e interattiva, resta un obiettivo sullo sfondo.










