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Uragani Atlantico: 12 settembre senza cicloni, record dal 1966

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Nell’Oceano Atlantico l’assenza di uragani ha rotto un primato che resisteva da quasi sessant’anni, e la cosa sta facendo discutere parecchio tra meteorologi e climatologi. Il 12 settembre è diventato il giorno più tardivo dell’anno senza che si sia formato un solo uragano nel bacino atlantico da quando esiste il tracciamento satellitare moderno, cioè dal 1966. Un giorno di vantaggio sul record precedente, dettaglio minimo sulla carta ma pesante se si guarda alla statistica di lungo periodo.

Il confronto con il passato aiuta a capire quanto sia anomalo il quadro. Marshall Shepherd, tra i massimi esperti internazionali di meteorologia e climatologia nonché direttore del Programma di Scienze dell’Atmosfera dell’Università della Georgia, ha ricordato come il primato precedente fosse stato fissato dall’uragano Gustav nel 2002. Undici anni dopo era arrivato Humberto, formatosi anch’esso l’11 settembre. Due casi isolati in oltre mezzo secolo di osservazioni, insomma, e adesso quella soglia è stata superata.

Cosa dicono i numeri della stagione atlantica

Dal punto di vista climatologico, questo è più o meno il momento clou della stagione degli uragani atlantici. In un anno considerato nella media, a metà settembre il bilancio parlerebbe già di 8 tempeste tropicali e 3 uragani. E non solo: storicamente almeno uno di quei tre sarebbe già salito a categoria superiore entro l’11 settembre. Il 2026 racconta tutt’altra storia, con 5 tempeste tropicali registrate fino a questo momento, battezzate Arthur, Bertha, Cristobal, Dolly ed Edouard.

Nessuna di queste ha compiuto il salto di qualità che trasforma una tempesta tropicale in un uragano vero e proprio. Il risultato è una stagione che, almeno nella prima metà, resta ben al di sotto delle attese. Non è la prima volta che l’Atlantico si prende una pausa, ma raramente lo ha fatto con questa puntualità nel periodo in cui di solito accade tutto il contrario.

Il ruolo di El Niño dietro il silenzio dell’Atlantico

A spiegare buona parte di questo silenzio ci pensa El Niño, il fenomeno oceanico e atmosferico che ormai compare in quasi ogni discussione sul clima globale. L’Amministrazione Nazionale per Oceani e Atmosfera aveva già messo le mani avanti con un comunicato in cui indicava una stagione al di sotto della norma, frutto di più fattori che agiscono insieme. La previsione parlava di un El Niño destinato a svilupparsi e rafforzarsi proprio durante la stagione degli uragani, con temperature oceaniche atlantiche leggermente sopra la media e alisei probabilmente più deboli del solito.

Il punto interessante è che questi elementi tirano in direzioni opposte. Le condizioni legate a El Niño tendono a frenare la formazione di tempeste tropicali e uragani, mentre acque più calde e venti deboli spingerebbero verso un’annata più movimentata. In questo tiro alla fune, finora, ha vinto nettamente il primo fattore.

Ken Graham, direttore del Servizio meteorologico nazionale, ha però invitato a non abbassare la guardia. Secondo la sua ricostruzione, l’effetto di El Niño sul bacino atlantico può spesso sopprimere lo sviluppo degli uragani, ma l’incertezza su come evolverà ogni singola stagione resta alta. Da qui il consiglio pratico: rivedere adesso il proprio piano di preparazione agli uragani, senza aspettare. Basta una sola tempesta, ha sottolineato, per rendere disastrosa un’intera stagione.

Il messaggio che arriva dagli specialisti, quindi, è duplice. Da un lato un record statistico che merita attenzione e che verrà studiato nei prossimi mesi, dall’altro l’avvertimento a non leggere questi numeri come una garanzia. Le stagioni atlantiche hanno una lunga tradizione di colpi di scena tardivi, e il calendario dei cicloni tropicali non si chiude certo a metà settembre.

Fonte: TecnoAndroid

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