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Dig Energy porta la geotermia compatta nel cuore di Boston

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La geotermia è una di quelle tecnologie che sulla carta funzionano da sempre e che nella pratica si scontrano con un ostacolo molto banale, cioè lo spazio. Il principio è noto da decenni, quasi elementare nella sua logica: qualche metro sotto i piedi la temperatura del terreno resta abbastanza costante durante l’anno, e questa stabilità permette di riscaldare un edificio quando fuori fa freddo e di raffrescarlo quando fa caldo. Il punto è che, prima di accendere qualsiasi impianto, bisogna riuscire a perforare. E in città non è affatto scontato.

Le attrezzature di trivellazione tradizionali sono macchine ingombranti, che occupano superfici importanti e richiedono squadre numerose per lavorare. Su un terreno ampio, magari in periferia o in un’area industriale, il problema quasi non esiste. Nel cuore di una metropoli, tra palazzi che si toccano, mezzi in transito e cantieri già aperti, la faccenda cambia completamente aspetto. Non c’è margine di manovra, e spesso l’idea di sfruttare il sottosuolo viene abbandonata prima ancora di essere valutata seriamente.

Una piattaforma compatta per aprire i cantieri urbani

Su questo nodo stanno lavorando diverse realtà, e tra queste c’è Dig Energy, startup del Massachusetts che ha puntato tutto su un’attrezzatura più piccola e più facile da infilare negli spazi stretti. L’azienda ha completato a Boston il primo lavoro commerciale realizzato con la propria piattaforma compatta, un passaggio che segna il salto dalla fase sperimentale a quella operativa vera e propria.

L’intervento ha riguardato l’infrastruttura geotermica di 100MAG, il centro dedicato all’intelligenza artificiale e all’innovazione della società di costruzioni Suffolk. Un contesto interessante, perché mette insieme due mondi che raramente dialogano: quello dell’edilizia, tradizionalmente prudente nell’adottare novità, e quello della ricerca tecnologica applicata.

La logica dietro l’operazione è piuttosto lineare. Se il macchinario diventa più contenuto, serve meno superficie per operare, servono meno persone in cantiere e i tempi si comprimono. Tutti elementi che, messi in fila, abbassano la soglia di accesso a una tecnologia finora riservata a chi aveva terreno in abbondanza a disposizione.

Perché il sottosuolo urbano interessa così tanto

Il vantaggio della geotermia applicata agli edifici sta nella sua doppia funzione. Non è un sistema pensato solo per l’inverno, perché lo stesso circuito che estrae calore dal terreno nella stagione fredda può fare il percorso inverso durante l’estate, scaricando nel sottosuolo il calore in eccesso. Un solo impianto, due utilizzi, e una dipendenza minore dai sistemi tradizionali di climatizzazione.

Il limite, storicamente, è sempre stato quello dell’installazione. Perforare costa, richiede spazio e richiede personale specializzato, tre condizioni che nel tessuto urbano diventano rapidamente proibitive. È esattamente il punto dove si inserisce il lavoro di Dig Energy, che prova a smontare l’equazione dalla base invece di intervenire sull’impianto finale.

Il cantiere di Boston rappresenta il primo banco di prova commerciale di questo approccio. Non un prototipo mostrato in fiera, non una dimostrazione controllata, ma un’installazione richiesta e pagata da un committente reale, dentro un edificio destinato a funzionare. E il fatto che il cliente sia una società di costruzioni dice qualcosa sulle intenzioni del settore, che guarda con attenzione crescente al riscaldamento urbano basato sull’energia del terreno. L’infrastruttura di 100MAG è stata completata e la piattaforma compatta ha superato la sua prima prova sul campo.

Fonte: TecnoAndroid

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