Vai al contenuto
Offerte

Emicrania, con lo smog le visite mediche aumentano del 41%

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Con le temperature che iniziano a salire e le prime ondate di calore che arrivano in anticipo, chi convive con l’emicrania farebbe bene a tenere d’occhio qualcosa in più del termometro. Una ricerca pubblicata sulla rivista Neurology ha individuato tre fattori scatenanti meno noti, e tutti e tre tendono a farsi sentire con maggiore frequenza tra la fine della primavera e i mesi estivi. Inquinamento dell’aria, caldo con relativa esposizione ai raggi ultravioletti, umidità: il quadro è questo, e vale la pena capirlo bene.

Lo studio ha seguito 7.032 persone che vivono in Israele per circa un decennio, tutte con una storia di emicrania alle spalle. I ricercatori hanno misurato l’esposizione quotidiana all’inquinamento atmosferico, hanno monitorato le condizioni meteo e hanno incrociato questi dati con la frequenza con cui i partecipanti si presentavano in ospedale o dal medico di base per un attacco. Il confronto non riguardava soltanto il giorno della visita, ma anche i sette giorni precedenti.

Cosa hanno trovato i ricercatori

Nel periodo considerato, 2.215 persone, il 32% del campione, hanno fatto almeno un accesso in ospedale o in ambulatorio per emicrania. Il 47% dei partecipanti ha acquistato a un certo punto farmaci della famiglia dei triptani, i medicinali con obbligo di prescrizione ad azione rapida pensati per bloccare l’attacco, e la maggior parte assumeva almeno due compresse al mese.

Il legame più evidente riguarda l’aria sporca. Nei giorni con livelli di inquinamento più alti aumentavano le visite, mentre la giornata con il minor numero di accessi presentava valori di inquinamento sotto la media. Chi era esposto per brevi periodi a concentrazioni elevate di diossido di azoto mostrava una probabilità superiore del 41% di rivolgersi a una struttura sanitaria rispetto a chi non subiva quell’esposizione. I raggi UV pesano anche loro: nei giorni di forte irradiazione solare la probabilità di consultare un professionista per sintomi da emicrania saliva del 23%. Temperature alte e umidità bassa, spiegano gli autori, sembrano collegate a un numero maggiore di attacchi, probabilmente perché amplificano l’effetto del diossido di azoto. E siccome il cambiamento climatico rende ondate di calore e picchi di smog sempre più frequenti, questi elementi vanno messi in conto.

Perché caldo, smog e umidità pesano sul cervello

Una precisazione doverosa: lo studio non dimostra che inquinamento, calore e bassa umidità causino l’emicrania. Ha trovato una correlazione, che è cosa diversa. Detto questo, i medici ritengono che ci sia del vero. L’inquinamento atmosferico può innescare neuroinfiammazione, ossia la risposta infiammatoria del sistema immunitario a livello di cervello e midollo spinale, e la neuroinfiammazione è un fattore di rischio per l’emicrania, spiega Sana Ghafoor, neurologa del Tufts Medical Center. Da lì parte il rilascio di sostanze legate al dolore come il peptide correlato al gene della calcitonina, il CGRP, e la sostanza P. Clifford Segil, neurologo del Providence Saint John’s Health Center di Santa Monica, in California, aggiunge un altro tassello: chi soffre di allergie e insieme di emicrania rischia di più, perché l’organismo può leggere l’inquinamento come un allergene e attivare una risposta immunitaria.

Poi c’è la questione vascolare. “Quando le persone hanno caldo, i nervi e i vasi sanguigni collocati in zone strette possono irritarsi, perché il diametro dei vasi o dei nervi aumenta col calore”, osserva Segil. Il caldo espone anche alla disidratazione, e secondo Ghafoor la combinazione di temperatura eccessiva e disidratazione è una miscela classica per far partire un attacco. Anche l’umidità elevata, tipica di primavera ed estate, gioca un ruolo: fa sudare, riduce il volume di sangue nei vasi e di conseguenza il loro diametro, un meccanismo che può provocare mal di testa esattamente come l’effetto opposto. Ghafoor racconta di vedere più pazienti con emicrania nei periodi molto umidi, perché anche piccole variazioni di pressione atmosferica possono attivare terminazioni nervose e seni paranasali.

L’elenco dei fattori noti resta comunque lungo e comprende pasti saltati, fumo, caffeina o sospensione della caffeina, ansia, cambiamenti ormonali nelle donne, sonno insufficiente o eccessivo, sbalzi improvvisi di tempo o di ambiente, attività fisica esagerata, luci intense o intermittenti, rumori forti, odori penetranti, alcuni medicinali e il loro abuso. Sul fronte alimentare compaiono alcol, cioccolato, formaggi stagionati, glutammato monosodico, alcuni frutti e frutta secca, prodotti fermentati o sottaceto, lievito e carni lavorate.

Tenere un diario del mal di testa aiuta a restringere il campo, consiglia Ghafoor. Quando i livelli di smog sono alti, Segil suggerisce una mascherina tipo N95 all’aperto, finestre chiuse e purificatore d’aria in casa, oltre al monitoraggio delle concentrazioni durante la giornata per limitare le uscite nelle ore peggiori. Con caldo e umidità la priorità diventa l’idratazione: “Non solo acqua, ma anche elettroliti. Tutto questo è una parte molto importante della gestione dello stile di vita per i pazienti che soffrono di emicrania”.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
41 Condivisioni