L’espansione dell’universo continua ad accelerare, e adesso c’è un nuovo studio che lo mette nero su bianco. Negli ultimi mesi gli astrofisici si erano divisi proprio su questo punto. Da una parte chi sosteneva che l’accelerazione stesse proseguendo senza intoppi, dall’altra chi parlava invece di un rallentamento. Una bella spaccatura, che toccava uno dei pilastri della cosmologia moderna.
La ricerca, guidata dall’Università di Southampton e pubblicata sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, sembra aver chiuso il dibattito. Come? Individuando un errore nei dati che avevano portato a quella divisione. Quel presunto rallentamento, di cui si era cominciato a parlare nel 2025, rischiava di rimettere in discussione molte certezze. Tra i firmatari dello studio ci sono nomi pesantissimi, come Adam Riess e Brian Schmidt, che insieme a Saul Perlmutter avevano vinto il premio Nobel proprio per la scoperta dell’espansione accelerata del cosmo.
Il ruolo delle supernovae di tipo Ia
I risultati riportano tutto nella direzione già accettata dalla maggior parte degli scienziati. Il cosmo continua ad allargarsi a un ritmo sempre più veloce e non esistono prove che mettano in difficoltà il ruolo dell’energia oscura. Al centro di questa storia ci sono le supernovae di tipo Ia, esplosioni stellari potentissime generate dalle nane bianche. Gli astronomi le usano da decenni come punti di riferimento per misurare le distanze tra le galassie.
Il motivo è semplice. La loro luminosità è molto prevedibile, e questo le rende strumenti preziosi per ricostruire la storia dell’universo e capire come la sua espansione sia cambiata nel tempo. Un metro affidabile, insomma, su cui gli scienziati hanno costruito buona parte delle loro misurazioni.
Dov’era l’errore
Lo studio uscito nel 2025 sosteneva che la luminosità di queste supernovae potesse cambiare con l’età dell’universo. Una variazione che avrebbe alterato i conti, facendo pensare a un rallentamento dell’espansione cosmica. La nuova analisi ha però rivelato che il problema non stava nelle supernovae, ma nel metodo usato per stabilirne l’età. Un errore più banale di quanto si potesse immaginare.
Correggendo quel passaggio, i ricercatori hanno verificato di nuovo i dati e scoperto che le misurazioni precedenti erano corrette. Fine della disputa. Le precedenti rilevazioni reggono, e l’universo continua davvero ad espandersi sempre più in fretta.
Resta però sul tavolo la domanda più grossa. Quale sia la vera natura dell’energia oscura, quella misteriosa componente che sembra spingere tutto verso l’esterno a velocità crescente, nessuno lo sa ancora. E poi c’è quel 95% di sostanza che compone il cosmo e che continua a sfuggirci, la materia oscura. Si chiude una questione, certo, ma ne rimangono parecchie altre completamente aperte.