I nuovi robot iperrealistici U1 di UBTech hanno fatto strabuzzare gli occhi a chiunque li abbia visti, e non è difficile capire il perché. Stavolta l’azienda cinese ha messo da parte l’estetica fredda e meccanica che caratterizzava i modelli Walker, quelli dall’aspetto chiaramente industriale, per puntare su qualcosa di completamente diverso. U1 nasce con un’idea ben precisa in testa: diventare un compagno domestico, qualcosa che possa stare in casa senza sembrare uscito da una catena di montaggio.
La differenza salta all’occhio fin dal primo sguardo. La pelle sintetica, i tratti somatici curati, l’attenzione ai dettagli del viso. Tutto è studiato per restituire un’impressione il più possibile vicina a quella di una persona in carne e ossa. È proprio questo l’aspetto che rende il progetto tanto affascinante quanto, per certi versi, spiazzante. Perché un conto è un braccio robotico che monta pezzi in fabbrica, un altro è un robot umanoide che ti guarda da una poltrona del salotto.
Due versioni e quattro ore di autonomia
UBTech ha pensato di proporre U1 in due varianti distinte, una maschile e una femminile. Una scelta che racconta bene quanto l’obiettivo sia quello di calare il robot in un contesto familiare, quotidiano, lontano anni luce dalle linee asettiche dei modelli precedenti. L’idea di fondo sembra essere quella di offrire qualcosa che le persone possano percepire come parte dell’ambiente domestico, e non come un macchinario da relegare in un angolo.
Sul fronte delle prestazioni, il dato che salta fuori riguarda l’autonomia: fino a 4 ore di funzionamento. Un valore che, per un dispositivo di questo tipo, dà già un’idea concreta di come potrebbe essere utilizzato nell’arco di una giornata. Non si parla di un robot pensato per restare acceso indefinitamente, ma di un compagno che alterna momenti di attività a fasi di ricarica.
L’aspetto iperrealistico resta comunque il vero biglietto da visita di questa proposta. La pelle sintetica e la cura messa nel rendere l’aspetto umano fanno di U1 un prodotto che gioca su un terreno delicato, quello della somiglianza con l’essere umano. È un territorio che da sempre divide, tra chi ne resta affascinato e chi invece prova un certo disagio davanti a un volto artificiale così vicino al reale.