Gli occhiali smart firmati Meta potrebbero presto fare qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava materia da film di fantascienza: riconoscere i volti delle persone tramite l’intelligenza artificiale. Una funzione nascosta nell’app companion dei Meta Ray-Ban punterebbe proprio a identificare chi si trova davanti all’obiettivo, partendo dalle foto e dai video catturati dagli occhiali stessi.
Il dettaglio emerge da un’analisi approfondita dell’app Meta AI, dove è stata scovata una funzione mai annunciata ufficialmente e battezzata NameTag. In pratica si tratta di un sistema capace di riconoscere i volti ripresi dagli occhiali, elaborarli e avvisare chi li indossa quando nelle vicinanze c’è qualcuno di familiare. Un piccolo promemoria visivo, insomma, che lavora dietro le quinte.
Come funziona NameTag e dove si nasconde
La cosa interessante è che NameTag non è spuntata dal nulla. Sarebbe stata costruita pezzo dopo pezzo nel corso di diversi aggiornamenti rilasciati quest’anno, in un periodo successivo all’annuncio della variante con display. L’app Meta AI fa da ponte: collega le funzioni del dispositivo agli occhiali, fornendo loro l’accesso a internet e, soprattutto, alla potenza di elaborazione che gira sui server dell’azienda.
C’è un particolare da non sottovalutare. Gli occhiali non possono funzionare senza l’app, il che significa che la funzione di riconoscimento facciale è di fatto già integrata in quasi tutti i dispositivi collegati a un paio di Meta Ray-Ban. A quanto pare i dati facciali riconosciuti vengono salvati sul dispositivo dell’utente, dopo che le cosiddette impronte del volto vengono recuperate dai server della società.
Le fondamenta della funzione risalirebbero addirittura allo scorso gennaio, mentre già ad aprile Meta avrebbe parlato del fatto che stava “valutando” l’ipotesi di una funzione del genere. In teoria, chi non avesse aggiornato l’app Meta AI da allora potrebbe ritrovarsela ancora annidata nel telefono senza saperlo.
Tre modelli AI e la questione privacy
Sul piano tecnico, il funzionamento di NameTag ruota attorno a tre modelli di intelligenza artificiale, almeno per ora. Il primo individua il volto della persona, il secondo riposiziona l’immagine e il terzo trasforma quel volto in dati biometrici utilizzabili. Tutto questo emerge dal codice della funzione nella sua forma attuale.
Va detto con chiarezza: non si tratta di una funzione operativa. Meta sostiene che un’eventuale novità di questo tipo verrebbe annunciata con “piena trasparenza”. L’azienda ha spiegato che nulla è stato distribuito agli utenti e che non è stata presa alcuna decisione definitiva sul da farsi. Se mai decidesse di lanciare qualcosa, ha fatto sapere, adotterebbe un approccio ponderato e con totale chiarezza. Un punto su cui Meta si dice categorica: non sta costruendo un database centrale di volti.