I Pixel restano il punto di riferimento quando si parla di software su Android, e non è una frase buttata lì per fare colore. Gli ultimi top di gamma di Samsung, Google e degli altri produttori montano hardware da urlo: fotocamere ad altissima risoluzione, display luminosissimi, batterie che reggono tranquillamente un’intera giornata. Eppure, nonostante tutta questa potenza, nessun altro telefono Android riesce a offrire l’esperienza software di un Pixel. E non si tratta solo dell’interfaccia pulita.
Ci sono talmente tante funzioni esclusive che, una volta provate, diventa difficile tornare indietro. Ce ne sono alcune che mancano sul serio ogni volta che si passa a un altro dispositivo, e sono proprio queste a dimostrare che Google capisce Android meglio di chiunque altro.
Now Playing e Magic Cue, la magia che lavora in silenzio
Qualsiasi telefono, Android o iPhone, è in grado di riconoscere una canzone che capita di sentire al bar o alla radio. Basta tirare fuori il telefono, aprire un’app o chiamare un assistente vocale e chiedere. Now Playing ribalta completamente questa logica. Ascolta in sottofondo e identifica la musica da sola, così quando si recupera il telefono dalla tasca l’informazione sul brano è già lì, pronta sullo schermo di blocco.
Tutto questo accade direttamente sul dispositivo, senza che nessun dato esca dal telefono e senza bisogno di una connessione attiva a internet. C’è di più: i Pixel tengono uno storico di ogni canzone ascoltata e riconosciuta, quindi si può sempre tornare indietro a recuperare quel brano sentito giorni prima e mai cercato. È una funzione che esiste da anni, eppure nessun altro telefono offre qualcosa di simile. Una di quelle cose che si usano quasi ogni giorno.
E poi c’è Magic Cue, la funzione che ha fatto sembrare il Pixel un vero assistente personale. Esempio concreto: durante una conversazione via messaggi con un amico sui programmi in arrivo, lui chiede il numero di conferma dell’hotel. Di solito servirebbe scavare nella casella Gmail, copiare i dati e poi condividerli. Invece Magic Cue ha fatto comparire una scheda proprio sopra la tastiera Gboard, con tutti i dettagli pronti. Un tocco e la prenotazione era condivisa. Capita anche che la funzione tiri fuori i dati di un volo basandosi su una telefonata in corso.
Va detto onestamente: Magic Cue non ha mantenuto tutte le promesse. Quando Google l’ha annunciata sembrava dover rivoluzionare tutto, e invece ha deluso parecchio. Ma quando funziona, sembra davvero magia. Riesce a pescare informazioni da app e servizi diversi tutti insieme, senza alcun passaggio nel cloud e senza che i dati lascino il telefono. Samsung e gli altri possono solo provare a copiarla.
At a Glance e Pixel Recorder, due abitudini difficili da abbandonare
Piaccia o no, At a Glance è impossibile da ignorare su un Pixel. Sta lì, discreto, in cima alla schermata home e a quella di blocco. Al mattino mostra il tempo di percorrenza fino al lavoro ancora prima che venga chiesto. Nel giorno di un volo, tira fuori dettagli su volo e gate pescandoli da Gmail. Prima delle riunioni, parte un conto alla rovescia silenzioso, così non si viene colti di sorpresa.
E tutto questo succede da solo. Anni di Pixel alle spalle e non è mai stato necessario configurare At a Glance a mano. Gli altri produttori hanno provato a replicarlo senza riuscirci: finiscono per mostrare meteo ed eventi del calendario, e basta. Non è una funzione vistosa, ma fa il suo lavoro in silenzio.
Capitolo Pixel Recorder. Sul Play Store di app per registrare ce ne sono a bizzeffe, e anche Samsung, OnePlus e gli altri hanno le proprie. Nessuna però si avvicina al Pixel Recorder. Chi non l’ha mai usato non commetta l’errore di pensare sia il solito registratore. Offre la trascrizione in tempo reale: mentre si registra, l’app trascrive tutto al volo, con tanto di riconoscimento di chi parla. E anche qui, tutto sul dispositivo, senza dati che escono dal telefono.
Per chi passa la giornata tra una riunione e l’altra è una manna: niente più appunti presi di fretta. Più tardi si può cercare nella trascrizione l’informazione esatta, oppure esportarla su Google Docs e chiedere a Gemini un riassunto con la lista delle cose da fare. Tante app a pagamento promettono funzioni simili, ma sono inferiori e per giunta mandano l’audio nel cloud. Il Pixel Recorder fa tutto questo gratis e in locale, e funziona perfino sul Pixel Watch.