In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Oltre duemila robotaxi pronti a circolare nelle città europee: è questo il cuore dell’accordo allargato tra Uber e Pony AI, che riprende e amplia la collaborazione presentata lo scorso marzo. Il numero, di per sé, dice già molto. Si parla di una flotta che non ha nulla a che vedere con i progetti pilota da qualche decina di vetture visti finora nel Vecchio Continente, e che punta dritta a un modello commerciale replicabile città dopo città.
Il primo passo avverrà a Zagabria, in Croazia, dove partirà il servizio commerciale vero e proprio. Da lì l’idea è di allargarsi ad altre quattro città europee, con tempi e nomi che al momento non sono stati resi noti. La scelta di una capitale di dimensioni medie come punto di partenza racconta parecchio dell’approccio scelto dalle due aziende: meglio costruire un modello che funziona in un contesto gestibile, per poi replicarlo, piuttosto che rincorrere subito le metropoli più complicate.
Come si dividono i compiti Uber e Pony AI
La partnership si regge su tre pilastri. Da una parte c’è la piattaforma di mobilità globale di Uber, dall’altra la tecnologia di guida autonoma di Pony AI, in mezzo la gestione operativa delle flotte. L’azienda cinese porta in dote i suoi sistemi di Livello 4, quelli che permettono al veicolo di muoversi senza conducente all’interno di aree definite, insieme all’esperienza accumulata sul campo in questi anni.
Non è esperienza teorica. Pony AI gestisce già servizi commerciali di mobilità completamente senza autista in alcune delle città più grandi e trafficate della Cina, da Pechino a Guangzhou, passando per Shanghai e Shenzhen. Uber, dal canto suo, mette sul tavolo quello che sa fare meglio: prenotazioni, pagamenti, assistenza clienti e la rete di operatori locali che si occupano della gestione quotidiana della flotta in ciascun mercato.
James Peng, fondatore e amministratore delegato di Pony.ai, ha parlato di una nuova fase importante nel rapporto tra le due società, sottolineando l’impegno congiunto a portare servizi di robotaxi sicuri e affidabili in un numero crescente di città europee. L’obiettivo dichiarato è costruire operazioni commerciali durature su larga scala, in Europa e non solo.
Sulla stessa linea Sarfraz Maredia, responsabile globale di Autonomous Mobility & Delivery di Uber, secondo cui il prossimo capitolo della mobilità autonoma riguarda proprio il passaggio dai singoli lanci a una scala commerciale replicabile. La formula che descrive è quella di una piattaforma ibrida capace di unire tecnologia avanzata, esperienza sul campo ed eccellenza operativa, in modo da espandersi rapidamente nelle città.
Un mercato che attira investimenti pesanti
Il settore dei veicoli autonomi continua a calamitare capitali importanti. Colossi come BMW e Volkswagen ci stanno mettendo risorse consistenti, spinti da due esigenze molto concrete: la carenza di autisti, che in diversi mercati sta diventando un problema serio, e la ricerca di una maggiore efficienza nella mobilità urbana.
In Europa lo sviluppo ha viaggiato a ritmo più lento, frenato in parte dalle preoccupazioni legate alla sicurezza e da un quadro normativo che non ha mai brillato per velocità. La Cina invece ha fatto da apripista, anche grazie a un sostegno statale robusto che ha permesso ai servizi senza conducente di passare dalla sperimentazione all’uso quotidiano in tempi relativamente brevi. L’accordo tra le due aziende non si ferma comunque ai confini europei. Nei piani c’è anche l’esplorazione di nuove opportunità in Medio Oriente, area che negli ultimi tempi si è mostrata piuttosto aperta verso questo tipo di tecnologie. Su questo fronte, però, non sono stati diffusi ulteriori dettagli.










