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Tutor autostradale: i falsi miti per evitarlo che portano solo a multe

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Il Tutor resta uno degli incubi più concreti per chi passa ore in autostrada, e attorno a questo sistema di rilevazione della velocità media si sono accumulate negli anni una quantità impressionante di leggende. Alcune sono così radicate da sembrare quasi verità scientifiche. Il guaio è che fidarsi di questi presunti trucchi significa spesso ritrovarsi con una bella multa per eccesso di velocità nella cassetta della posta.

Il meccanismo, del resto, non ha nulla a che vedere con un normale autovelox. Il sistema individua il veicolo in un primo punto, poi ne registra il passaggio in un secondo, misura il tempo impiegato per coprire quella distanza e da lì ricava la velocità media. Semplice quanto implacabile.

Frenare all’ultimo o cambiare corsia non serve a niente

Tra le convinzioni più diffuse c’è quella del correre per gran parte del tratto e poi rallentare bruscamente poco prima del secondo portale. Peccato che non funzioni. La velocità accumulata prima non si cancella arrivando piano al traguardo, perché quello che conta è la media tra i due punti. Presentarsi lenti al secondo rilevatore non mette al riparo da nulla.

Stesso discorso per chi pensa di cavarsela cambiando corsia. Il Tutor non tiene d’occhio una sola striscia di asfalto, ma legge tutti i veicoli che attraversano i punti di controllo nelle corsie monitorate. Spostarsi da una parte all’altra non toglie nessuno dal radar.

E poi c’è la storia della pioggia, forse la più tenace di tutte. Il maltempo può cambiare le condizioni di guida e in certi casi anche i limiti applicabili, ma il sistema non va in vacanza appena cadono due gocce. Anzi, proprio quando piove diventa ancora più importante controllare quale limite valga davvero su quel tratto.

Targhe estere e corsia di emergenza, doppio autogol

Circola anche la convinzione che una targa straniera possa passare inosservata. Meglio non contarci. Il sistema è pensato per rilevare tutti i veicoli in transito nei punti monitorati, e se una targa non venisse riconosciuta in automatico scatterebbe comunque una verifica manuale da parte degli addetti, sulla base delle registrazioni video. Niente scorciatoie, insomma.

Il capitolo più pericoloso riguarda la corsia di emergenza, usata da qualcuno per aggirare il controllo. Qui non si parla più di una semplice multa per velocità. I dispositivi moderni monitorano l’intera carreggiata, corsia di emergenza compresa, e l’uso improprio di quella corsia viola l’articolo 176 del Codice della Strada. Chi la percorre senza un motivo valido rischia una sanzione che va da 430 euro a 1.731 euro, con 10 punti in meno sulla patente e la possibile sospensione del documento da 2 a 6 mesi.

La verità è meno affascinante di tutti questi presunti espedienti, ma è anche l’unica che tiene lontane le multe. Mantenere una velocità in linea con il limite lungo tutto il tratto controllato basta e avanza. Affidarsi a una delle tante tecniche che girano online porta quasi sempre allo stesso finale, quello in cui ci si accorge troppo tardi che il trucco era solo una chiacchiera.

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