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Trump firma l’ordine che apre la caccia ai lupi grigi

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La firma di un ordine esecutivo da parte di Donald Trump riporta il lupo grigio al centro della discussione pubblica negli Stati Uniti, e con lui anche il lupo messicano, la sottospecie classificata come in pericolo critico. Il provvedimento va nella direzione di rendere più semplice la caccia a questi animali, un passaggio che tocca uno dei nervi più sensibili della gestione della fauna selvatica americana. Non è una questione tecnica da addetti ai lavori, perché intorno al lupo si sono costruite negli anni battaglie legali, tensioni fra allevatori e ambientalisti, e un intero racconto sul ritorno di una specie che per decenni era stata quasi cancellata dal paesaggio nordamericano.

Un ordine esecutivo che sposta l’equilibrio

Il punto centrale è semplice da inquadrare, anche per chi non mastica la materia. Un ordine esecutivo è uno strumento che il presidente può usare per indirizzare l’azione dell’amministrazione federale, e in questo caso l’effetto pratico riguarda il livello di protezione riconosciuto ai lupi. Meno protezione significa, in concreto, maggiore possibilità di prelievo venatorio nelle aree dove questi animali sono presenti.

Chi sostiene questo tipo di scelta la presenta come il naturale punto di arrivo di un percorso di conservazione andato a buon fine. Il ragionamento è quello classico: se una specie è tornata a popolare i territori da cui era sparita, allora le tutele straordinarie non servono più e la gestione può passare a strumenti ordinari, caccia inclusa. È un argomento che nel dibattito americano circola da parecchio tempo e che ha sempre trovato ascolto in certi ambienti rurali, dove il lupo viene percepito soprattutto come un problema per il bestiame.

Dall’altra parte c’è chi legge la stessa vicenda in modo opposto, e cioè come il segnale che le politiche di tutela non hanno retto alla prova del tempo. Secondo questa lettura, alleggerire le protezioni non fotografa un successo ma certifica una marcia indietro, con il rischio di mettere in discussione risultati faticosamente raggiunti.

Il nodo del lupo messicano

La questione si complica quando si guarda al lupo messicano, che nella scala dei livelli di rischio occupa una posizione ben diversa rispetto al cugino grigio. Parlare di una sottospecie in pericolo critico significa parlare di popolazioni fragili, dove ogni singolo esemplare pesa nel bilancio complessivo. Ed è proprio qui che le critiche al provvedimento si fanno più insistenti, perché il margine di errore, in situazioni del genere, è ridotto quasi a zero.

Il paradosso, se così lo si vuole chiamare, è che le due specie finiscono trattate all’interno dello stesso quadro normativo pur avendo storie e numeri diversi. Il lupo grigio ha attraversato una fase di recupero che negli anni è stata raccontata come uno dei casi simbolo della tutela ambientale statunitense. Il lupo messicano no, e la sua situazione resta quella di un animale che vive appeso a un filo.

Da qui la domanda che accompagna l’intera vicenda e che difficilmente troverà una risposta condivisa: quanto sta avvenendo racconta il successo della conservazione del lupo grigio oppure il fallimento delle scelte politiche fatte finora. Le due letture si escludono a vicenda e ciascuna delle parti in campo porta argomenti che, dal proprio punto di vista, tengono. Nel frattempo il provvedimento firmato da Trump è realtà, e l’effetto che produce è quello di rendere più agevole la caccia a entrambe le specie, compresa quella che gli esperti considerano a un passo dalla scomparsa.

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