I truffatori amano le app di Meta, e a dirlo non è un osservatore qualsiasi ma Lloyds Bank, una delle banche più importanti al mondo. Il quadro che emerge dai dati dell’istituto di credito è abbastanza netto: Facebook, Instagram e WhatsApp vengono sfruttati di continuo per mandare avanti raggiri di ogni tipo, e con una facilità che su altre piattaforme sembra molto minore. Stando alla banca, queste app “rappresentano oltre due terzi delle segnalazioni di frode effettuate dai suoi clienti”.
Numeri alla mano, Liz Ziegler, direttrice della prevenzione frodi di Lloyds, ha confermato che il 68% delle segnalazioni nasce proprio su una piattaforma Meta. In un suo intervento per il Sunday Times ha aggiunto qualcosa che fa riflettere: “I clienti ci dicono di sentirsi turbati, imbarazzati e scossi. È una questione profondamente personale e può volerci molto tempo per riprendersi”. E qui non si parla solo di soldi persi, ma di qualcosa che lascia il segno.
Perché Meta finisce sotto accusa
Secondo la Ziegler, il problema non è soltanto che i criminali si trovano bene su queste piattaforme. C’è un nodo economico che pesa parecchio: “Meta trae profitto da questo, poiché i truffatori pagano per pubblicizzare sulle sue piattaforme e attirano le persone sul loro Marketplace, dove si nascondono i criminali. Quando una truffa inizia con un annuncio a pagamento, Meta ha già guadagnato prima che la vittima si renda conto di essere stata raggirata”. Un meccanismo che, detto così, lascia poco spazio alle interpretazioni.
Dall’altra parte, un portavoce di Meta ha risposto al Sunday Times difendendo il lavoro fatto: l’azienda ha “rimosso oltre 159 milioni di annunci truffaldini solo lo scorso anno, il 92% dei quali prima ancora che qualcuno li segnalasse”. E non è l’unica mossa. Nell’ottobre 2024 è stato lanciato il Fraud Intelligence Reciprocal Exchange, uno strumento pensato per far sì che le banche del Regno Unito possano condividere le informazioni direttamente con la piattaforma. Insomma, qualcosa si muove, anche se la strada è ancora lunga.
Come difendersi dai raggiri online
“La prevenzione delle frodi richiede urgenza, azioni decise e una chiara attenzione alla protezione delle persone prima che ne diventino vittime”, ha sottolineato la Ziegler. Tradotto: gli utenti non possono restare a guardare, devono imparare a riconoscere i segnali. E qui tornano utili alcuni consigli pratici pubblicati da Malwarebytes.
Primo punto: gli annunci non richiesti sui social, quelli che promettono biglietti introvabili, rendimenti da capogiro o oggetti a prezzi troppo bassi per essere veri, vanno trattati con sospetto. Sempre. Conviene poi fare qualche ricerca sui venditori. Cos’altro vendono? Hanno un profilo solido, con una storia alle spalle, oppure è tutto appena nato?
Sul fronte pagamenti, meglio usare una carta o un servizio che offra protezione contro gli storni di addebito. Da evitare come la peste bonifici bancari, criptovalute, carte regalo o l’opzione “Amici e familiari” quando si compra da uno sconosciuto. Occhio anche a un dettaglio che si ripete spesso: quando una conversazione partita su Facebook o Instagram prova a spostarsi su WhatsApp, è una classica mossa da truffatore. Serve a togliere lo scambio dal controllo pubblico e dalle regole della piattaforma.
Ultima cosa, non meno importante: vedere una pubblicità su una piattaforma famosa non vuol dire che sia affidabile. I criminali pagano regolarmente per piazzare i loro annunci accanto a quelli di aziende legittime, sfruttando una fiducia che non hanno mai meritato.