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Chi entra oggi in una concessionaria Toyota sperando di portarsi a casa un RAV4 nuovo scopre in fretta che la macchina non c’è, e che probabilmente non ci sarà per un bel po’. Le liste d’attesa per il SUV giapponese hanno assunto proporzioni che di solito si associano alle supercar in edizione limitata, non a un crossover di famiglia venduto a centinaia di migliaia di esemplari all’anno. Mesi dopo le prime avvisaglie, con alcuni rivenditori statunitensi che misuravano le scorte in ore anziché in giorni, la situazione non è ancora tornata alla normalità.
Il quadro si capisce bene guardando un piazzale come quello della Colonial Toyota di Milford, in Connecticut. Il titolare Bobby Crabtree racconta di avere spazio per altri 250 veicoli e di riempirlo a malapena per un terzo. Non tutti quei posti vuoti sarebbero occupati da un Toyota RAV4, chiaro, ma di certo ce ne dovrebbero essere molti di più. E lui ne vorrebbe molti di più.
Sei mesi di attesa per un SUV di famiglia
Dall’altra parte della scrivania ci sono clienti come Nancy e Ira Berman, che hanno ordinato il loro esemplare a marzo e solo adesso si stanno preparando al ritiro. Sei mesi tondi. “L’attesa è stata un piccolo fastidio”, ha commentato Nancy, precisando che nel frattempo la coppia aveva altre Toyota da guidare. Un fastidio sopportabile, insomma, ma che racconta bene quanto sia teso il mercato.
Toyota, va detto, non ha nascosto il problema. Al lancio della nuova generazione l’azienda aveva ammesso apertamente che le forniture sarebbero state limitate all’inizio. Il crossover ridisegnato negli Stati Uniti è passato a una gamma solo ibrida, e le prime unità arrivavano da Giappone e Canada perché lo stabilimento del Kentucky era fermo per il riattrezzaggio delle linee. A complicare le cose ci si è messo anche il conflitto in Medio Oriente, che ha rallentato le esportazioni dal Giappone.
Il Kentucky accelera, ma la domanda corre di più
Adesso anche la fabbrica del Kentucky ha ripreso a sfornare RAV4, però l’aumento graduale della produzione significa che le concessionarie non hanno visto tornare subito i volumi abituali. Toyota sta ancora rincorrendo una domanda che continua a scappare in avanti. All’inizio dell’estate alcuni rivenditori avevano scorte calcolabili in poche ore, mentre un punto vendita californiano si era ritrovato con oltre 800 clienti in coda. Secondo le stime, la carenza di prodotto è costata alla casa giapponese decine di migliaia di potenziali vendite nel corso di quest’anno.
Il paradosso è che nessuno sembra volersi arrendere e cambiare marca. Gli americani continuano a volere quel SUV, anche a costo di aspettare. L’anno scorso negli Stati Uniti ne sono stati venduti quasi 480.000, un numero che rende il crossover il terzo veicolo più venduto del Paese, dietro soltanto a Ford F-150 e Chevrolet Silverado. Praticamente un pilastro del mercato, non un modello di nicchia.
Perché la scelta ibrida sta pagando
La decisione di puntare tutto sull’ibrido si sta rivelando azzeccata, soprattutto in una fase in cui i prezzi della benzina sono schizzati verso l’alto. Le motorizzazioni ibride rappresentano quest’anno più del 18 percento delle vendite di veicoli nuovi negli Stati Uniti, secondo i dati di JD Power. Tradotto: la nuova impostazione tecnica del modello arriva nel momento giusto, con il pubblico già predisposto ad accettarla. Nel frattempo le liste d’attesa restano lunghe e i piazzali semivuoti, mentre le vendite complessive di Toyota negli Stati Uniti risultano comunque in crescita rispetto allo scorso anno.










