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Chi frequenta le sale con una certa regolarità lo sa bene, e The drama è arrivato proprio per smentire l’abitudine più fastidiosa del marketing cinematografico: quella di svelare tutto, o quasi, già nei trailer. Il film con Zendaya e Robert Pattinson ha fatto l’esatto contrario, tenendosi stretto il suo segreto più grosso fino al giorno dell’uscita, e il risultato è stato uno dei passaparola più curiosi degli ultimi mesi. Un caso raro, insomma, in un panorama dove gli studios sembrano convinti che il pubblico paghi il biglietto solo se sa già come finisce.
La premessa è semplice e volutamente vaga. A pochi giorni dalle nozze, una giovane coppia si ritrova a gestire una crisi che nessuno dei due aveva previsto, perché alcuni segreti tenuti da parte finiscono per venire a galla. Quello che sembrava un amore a prova di tutto comincia a scricchiolare nel momento esatto in cui i due capiscono di non conoscersi quanto credevano. Da lì in avanti è un continuo alternarsi di dubbi, paure e rivelazioni, con la domanda di fondo sempre la stessa: quel sentimento regge il peso della verità, oppure la storia si chiude prima di essere davvero cominciata.
Il segreto meglio custodito dell’anno
La scelta di non anticipare nulla ha pagato, anche perché The drama poteva contare su due volti che in questo momento tirano da soli. Zendaya e Robert Pattinson bastano a riempire un manifesto, e la campagna promozionale ha puntato quasi tutto sul loro carisma, lasciando ai contenuti il compito di sorprendere in sala. Il film è uscito a maggio 2026, dura un’ora e 46 minuti, e adesso si trova in streaming a noleggio su Prime Video.
Definirla soltanto commedia romantica sarebbe riduttivo, però il punto di partenza è quello: una relazione messa sotto pressione, raccontata con un tono provocatorio e senza troppi pudori. Nel cast, accanto ai due protagonisti, c’è anche Alana Haim. Il colpo di scena che regge l’intera struttura resta uno di quelli che conviene scoprire senza sapere niente in anticipo, e proprio per questo il silenzio mantenuto dalla produzione fino all’ultimo momento ha assunto un valore quasi strategico.
Kristoffer Borgli e un umorismo che non fa sconti
Dietro la macchina da presa c’è Kristoffer Borgli, e chi ha visto Dream Scenario riconosce subito la mano. Quel film è diventato uno dei titoli di culto degli ultimi cinque anni, e lo stile resta lo stesso: mordace, un po’ surreale, con la capacità di infilare domande scomode dentro un pacchetto apparentemente innocuo. Il vestito è quello della commedia leggera, la sostanza è ben più ruvida. I dilemmi che il film mette sul tavolo sono potenti, del tipo che genera discussioni animate appena scorrono i titoli di coda.
La sorpresa più grossa, però, non riguarda il colpo di scena. Riguarda quanto si finisce per ridere, grazie a un umorismo nero spinto, brutale in certi passaggi, e a una prova d’attore di Robert Pattinson che tocca livelli di comicità inattesi. È lì che il meccanismo si incastra alla perfezione, tra la tensione del racconto e le trovate che spezzano il ritmo nel momento giusto. Tutti gli ingredienti trovano il loro posto, e il risultato finale si piazza tra i film più riusciti dell’anno.










