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Il numero uno di Toyota ha precisato che, al momento, la società dispone di scorte sufficienti a garantire la continuità della produzione. Non è lo stesso però per altri costruttori. Ne sono un esempio Nissan, Volkswagen e Honda, che hanno segnalato un margine operativo di pochi giorni o settimane.
Toyota e il vantaggio delle scorte: una lezione dalla crisi del 2021
Tale dichiarazione arriva in un momento di forte tensione geopolitica e industriale. Il blocco delle esportazioni non deriva da un problema tecnico. Bensì da uno scontro politico ed economico tra Cina, Paesi Bassi e USA. Il governo olandese, non a caso, ha da poco assunto il controllo di Nexperia per impedire presunti trasferimenti di tecnologia sensibile verso la Cina. La decisione ha provocato una dura reazione di Pechino. Il Paese infatti ha risposto vietando la vendita dei chip all’estero, scatenando così una crisi a catena.
Il gruppo giapponese sembra aver imparato la lezione della precedente crisi globale dei semiconduttori del 2021, quando molte aziende si trovarono costrette a fermare la produzione. Da allora, Toyota ha potenziato la propria rete di approvvigionamento e mantenuto un magazzino strategico di componenti elettronici. Il suo scopo era proprio per prevenire situazioni di emergenza come quella attuale.
In ogni caso, nonostante l’assenza di rischi immediati, il settore resta in allerta. L’associazione europea dei costruttori, ACEA, ha già lanciato un appello ai governi. È assolutamente necessario trovare soluzioni rapide che garantiscano la continuità produttiva.










