Toyota torna a muoversi sull’idrogeno con una mossa che ha tutta l’aria di una scommessa ragionata, più che di un azzardo. Il colosso giapponese, da anni considerato uno dei pochi a credere davvero nella mobilità a celle a combustibile, ha deciso di rilanciare il proprio impegno in Europa con un progetto che parte dal basso, dai territori. La sussidiaria Toyota Mobility Foundation ha infatti dato il via alla European Hydrogen Regions Initiative, sigla EHRI, pensata per selezionare fino a cinque regioni o realtà locali del continente e accompagnarle nella costruzione di filiere dell’idrogeno autonome e capaci di reggersi sulle proprie gambe.
L’idea di fondo è semplice da raccontare ma complicata da realizzare. Ci sono comunità che hanno già iniziato la transizione verso l’H2, ma che si ritrovano impantanate per via di problemi economici o logistici. Toyota vuole dare a queste realtà un supporto tecnico, strategico e pratico, così da non lasciarle a metà strada. Il bando è aperto a regioni, città e a tutti i soggetti interessati, che avranno tempo fino al 31 luglio per candidarsi. A occuparsi della valutazione dei progetti sarà la società di consulenza berlinese Spilett GmbH, partner di vecchia data della Casa giapponese ed esperta nella mappatura delle reti logistiche dei gas compressi.
A fare la differenza non sarà soltanto la bontà dell’idea sulla carta. I criteri di selezione premieranno i progetti in grado di lasciare un segno reale e immediato sul territorio, con una condizione precisa, però. Il modello di business e infrastrutturale dovrà essere facilmente replicabile altrove, così da innescare quel famoso effetto rete che, su scala europea, può cambiare le carte in tavola.
Dalla produzione all’utilizzo finale, la rotta verso il 2040
Questa iniziativa non nasce isolata, ma si incastra in un piano più grande. Toyota ha messo nel mirino il 2040 come anno per arrivare alla totale neutralità carbonica in Europa. E per centrare l’obiettivo non basta vendere auto come la berlina Mirai, vetrina della tecnologia Fuel Cell. Il brand vuole mettere le mani sull’intera catena del valore dell’idrogeno, dalla produzione allo stoccaggio fino all’uso finale.
Sostenere le economie locali dell’H2 significa una cosa precisa, ovvero creare la domanda e l’infrastruttura che servono per far muovere non solo le automobili private. Il vero terreno di gioco sono i mezzi pesanti, i trasporti pubblici e la logistica industriale, settori dove le emissioni pesano parecchio e dove l’idrogeno potrebbe ritagliarsi uno spazio importante.
Stazioni di ricarica e la sfida dei tempi di rifornimento
C’è un nodo che Toyota conosce bene, e riguarda le stazioni di ricarica. Oggi in tutta Europa se ne contano circa 200, un numero che da solo spiega perché l’idrogeno faccia ancora fatica a decollare. Per cambiare lo scenario il costruttore ha stretto accordi con giganti dell’energia come ENGIE e Hydrogen Refueling Solutions, puntando su una tecnologia proprietaria battezzata Twin Mid Flow.