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TerraMow V1000: un mese con il robot tagliaerba che vede il prato con tre telecamere

In questo articolo Indice dei contenuti 24 sezioni

Quante volte avete letto la promessa del robot tagliaerba senza filo perimetrale che “fa tutto da solo”? Io ormai l’ho sentita così tante volte che, quando ho aperto la scatola del TerraMow V1000, ero pronto al solito copione: mappatura da correggere a mano, zone vietate da disegnare col dito sullo schermo, qualche pomeriggio perso a capire perché il robot si ostina a infilarsi nell’aiuola.

E invece no.

Il punto è questo: il V1000 non usa né cavi interrati né l’antenna RTK che quasi tutti i modelli senza filo richiedono. Si affida a un sistema di visione artificiale con tre telecamere, che TerraMow chiama TerraVision 2.0, e con quello riconosce il prato, i confini, i vialetti e gli ostacoli. Detto così sembra marketing, visto all’opera un po’ meno.

L’ho tenuto per circa un mese su due terreni che non potrebbero essere più diversi: da una parte il giardino della villa alle porte di Roma, circa 150 metri quadrati pianeggianti ma con un perimetro pieno di rientranze, angoli e passaggi stretti. Dall’altra il campo di tiro con l’arco, oltre mille metri quadrati di dislivelli, sassi che spuntano dove meno te lo aspetti e alberi sparsi qua e là. Se un robot sopravvive lì, sopravvive quasi ovunque.

A chi si rivolge? A chi ha un giardino fino a mille metri quadrati e non ha nessuna voglia di diventare un tecnico per far funzionare un tosaerba. A chi vuole il prato in ordine senza pensarci e, cosa non da poco, a chi ci tiene ai bordi rifiniti, perché è lì che questo rasaerba mi ha sorpreso più di tutto. Ma ci arrivo con calma.

Anticipo solo una cosa: alla fine della fiera ho trovato pochissimo da rimproverargli. E per uno che di robot da giardino ne ha visti passare parecchi, non è una frase che scrivo a cuor leggero. Il TerraMow V1000 ha un prezzo di listino di 1.299 euro, ma sul sito ufficiale TerraMow lo si trova spesso in promozione a 1.149 euro, con il garage incluso e il pacchetto dati 4G per un anno. È disponibile anche su Amazon, dove capitano coupon e sconti periodici.

Unboxing: c’è anche il garage, e non è un dettaglio

La scatola è molto grande. Il corriere l’ha appoggiata davanti al cancello con l’espressione di chi ha appena consegnato un mobile e in effetti un po’ lo è.

Dentro, ben protetto da sagome in espanso, c’è il robot, poi la base di ricarica e accanto la cosa che mi ha fatto più piacere trovare: il garage con tettoia, già incluso nella confezione. Su molti prodotti di questa fascia il riparo per la stazione è un accessorio da comprare a parte, qui invece arriva di serie. Considerando che il robot passerà la vita all’aperto, sotto il sole di agosto e gli acquazzoni di ottobre, mi sembra il minimo sindacale, che in questo settore spesso non c’è.

Completano la dotazione l’alimentatore con un cavo bello lungo (circa otto metri, utile se la presa non è proprio vicina al prato), un kit di nove lame di ricambio, la bustina con le viti e i picchetti per fissare la base al terreno, il manuale e una guida rapida.

Ah, quasi dimenticavo: nel kit c’è anche la SIM per la connessione 4G con un pacchetto dati valido per il primo anno. Ne parlo meglio più avanti, perché cambia parecchio l’uso quotidiano.

Le lame di scorta sono una bella scelta: su un robot che taglia due o tre volte a settimana quei piccoli coltelli a lametta si consumano, eccome, e averne nove già in casa toglie il pensiero per mesi.

Il montaggio? Circa un’ora, con calma. Garage, base, fissaggio al terreno, collegamento elettrico, app. Niente di complicato, ma neanche cinque minuti come qualcuno potrebbe far credere.

Design e costruzione: bello da vedere, qualche dubbio sulla plastica

Esteticamente mi piace. La scocca è bianca con inserti scuri, linee pulite e un frontale su cui si notano subito le tre telecamere, che danno al robot un’aria vagamente curiosa, come se stesse sempre guardando dove mette le ruote, che poi è esattamente quello che fa.

Le dimensioni sono quelle di un tosaerba robotizzato di fascia media: circa 60 centimetri di lunghezza, poco meno di 40 di larghezza e 33 di altezza. Il peso sfiora i 12 chili, abbastanza da dare stabilità sul terreno sconnesso ma ancora gestibile quando serve sollevarlo per spostarlo o pulirlo.

Sulla parte superiore c’è un piccolo pannello di controllo con i tasti fisici per avviare, mettere in pausa e far rientrare la macchina alla base, più il grosso pulsante di arresto di emergenza rosso. Sotto, le ruote posteriori motrici hanno un battistrada scolpito e profondo, pensato per fare presa sull’erba anche quando è umida.

TerraMow V1000 - funzionalità

Credits: TecnoAndroid

E qui arriva l’unico vero appunto che mi sento di fare.

La scocca è un po’ plasticosa, anche se non fragile, intendiamoci: non scricchiola e non si flette sotto le dita. Ma al tatto dà quella sensazione di plastica leggera che, su un oggetto destinato a stare all’aperto tutto l’anno, mi fa venire qualche domanda. Come reggerà a due o tre estati di raggi UV? Ingiallirà? Diventerà opaca? Onestamente oggi non lo so, e dopo un mese di test sarebbe disonesto dire il contrario. Magari tra un anno mi smentirà, e ne sarei contento.

TerraMow V1000 - specifiche

Credits: TecnoAndroid

Per il resto le finiture sono curate, i pannelli combaciano bene e il robot ha la certificazione IPX6, quindi lo si può lavare tranquillamente con il getto del tubo da giardino, cosa che ho fatto più di una volta dopo le sessioni al campo, dove la terra secca finisce ovunque.

Il garage, invece, è robusto e si monta in pochi minuti. Protegge base e robot da pioggia e sole diretto e visivamente si integra meglio di quanto pensassi. Da casa, guardando il prato, sembra quasi una piccola cuccia. Dafne, la prima volta, ci è andata ad annusare dentro con grande sospetto.

Specifiche tecniche

Specifica Valore
Modello TerraMow V1000
Sistema di navigazione TerraVision 2.0 con tre telecamere e intelligenza artificiale
Superficie consigliata Fino a 1.200 m²
Resa oraria Da 80 a 120 m² l’ora (in base alla complessità del prato)
Superficie per carica Da 160 a 300 m²
Larghezza di taglio 203 mm
Altezza di taglio Da 25 a 75 mm, regolazione elettrica
Pendenza massima 18° (32,5%)
Batteria 4,5 Ah / 98,55 Wh
Autonomia Fino a 150 minuti di taglio continuo
Tempo di ricarica Circa 120 minuti
Rumorosità Inferiore a 54 dB
Impermeabilità IPX6
Connettività WiFi 2,4 e 5 GHz, rete cellulare 4G, Bluetooth
Funzioni smart Mappatura automatica, evitamento ostacoli 3D, sensore pioggia, rientro automatico, aggiornamenti OTA, blocco con PIN e antifurto
Temperatura di esercizio Da 0 a 55 °C
Tensione di lavoro 24 V DC
Dimensioni 60,2 x 39,4 x 33,1 cm
Peso 11,8 kg
Contenuto confezione Robot, base di ricarica con garage, alimentatore, 9 lame di ricambio, viti e picchetti, manuale e guida rapida
Garanzia 3 anni

Tecnologia di navigazione e taglio: gli occhi al posto dei satelliti

Facciamo un passo indietro, perché per capire questo robot bisogna capire come “vede” il giardino.

La maggior parte dei robot rasaerba senza filo si orienta con il segnale satellitare corretto da un’antenna RTK piantata nel prato. Funziona bene, ma ha i suoi capricci: alberi alti, muri, tettoie e case vicine possono disturbare il segnale e mandare in confusione la macchina. Il TerraMow fa una scelta diversa e, a mio avviso, più coraggiosa: si affida alla visione artificiale.

Le tre telecamere frontali lavorano insieme a un algoritmo di intelligenza artificiale che distingue l’erba da tutto il resto: il vialetto in pietra, l’aiuola, la terra nuda, il bordo del marciapiede. Il robot costruisce così la sua mappa semplicemente guardandosi intorno e la aggiorna a ogni passaggio. Mi spiego meglio: non c’è un perimetro da tracciare, non ci sono coordinate da calibrare. Lui esce dal garage e capisce dove si trova.

TerraMow V1000 - utilizzo

Credits: TecnoAndroid

Il vantaggio pratico è enorme proprio nei posti dove il satellite fatica. Sotto gli alberi del campo di tiro, per dire, non ho mai visto un’esitazione dovuta alla perdita di segnale. Semplicemente perché non ne ha bisogno.

Il rovescio della medaglia? Teoricamente un sistema visivo potrebbe soffrire con luce scarsa, controluce forte o confini poco contrastati, tipo un prato che sfuma nella terra senza un bordo netto. Nella mia esperienza non è successo, ma lo segnalo perché è il limite intrinseco della tecnologia e chi ha un giardino molto particolare deve saperlo.

Sul fronte del taglio, il disco porta lame a lametta con una larghezza di lavoro di circa 20 centimetri. Non è un’enormità, ma va benissimo per il target di questo modello. L’altezza di taglio si regola elettricamente dall’app, da 25 a 75 millimetri, senza dover mettere le mani sotto la scocca. Io l’ho tenuta intorno ai 45 millimetri per quasi tutto il mese, abbassandola un po’ solo al campo, dove preferisco l’erba più corta per ritrovare le frecce che finiscono fuori bersaglio. Succede, più spesso di quanto vorrei ammettere.

Il motore lavora a 24 volt e il robot segue percorsi paralleli ordinati, con una traiettoria che il produttore ha studiato per ridurre la pressione delle ruote sul manto erboso. Risultato: niente solchi, niente zone schiacciate dove gira più spesso. Almeno, non nel mio prato.

L’app TerraMow: semplice, completa, finalmente

Ok, parliamo dell’app, perché un robot può essere bravissimo, ma se l’applicazione è un labirinto di menu tradotti male, il piacere svanisce in fretta.

Qui siamo dalle parti dell’eccellenza. L’app TerraMow è disponibile gratuitamente sia per Android sul Google Play Store sia per iPhone sull’App Store, ed è tradotta in italiano in modo decente.

Il primo collegamento avviene via Bluetooth, poi si configura il WiFi (supporta sia la rete a 2,4 GHz sia quella a 5 GHz, cosa non scontata) oppure si attiva la connessione cellulare con la SIM inclusa. Da lì si avvia la mappatura con un tocco e, sul serio, il resto lo fa il robot.

La schermata principale mostra la mappa del giardino, lo stato della batteria e l’avanzamento del lavoro in tempo reale. Si possono creare più zone, decidere la direzione del taglio per ognuna, impostare la programmazione settimanale, regolare l’altezza dell’erba e personalizzare il comportamento sui bordi in modo sorprendentemente dettagliato.

Ma la funzione che mi ha divertito di più è la visione live dalla telecamera. Una sera, seduto sul divano, ho aperto l’app e ho seguito il robot mentre lavorava in giardino, vedendo esattamente quello che vedeva lui. Utile? Abbastanza, soprattutto per capire perché ha deciso di girare intorno a qualcosa. Divertente? Tantissimo. Mi sono ritrovato a guardarlo per dieci minuti buoni, come si guarda un acquario.

C’è anche un controllo manuale tramite joystick virtuale, preciso e reattivo, comodo per spostare la macchina da una zona all’altra o per sistemare un angolino al volo.

Durante il mese di prova l’applicazione non è mai andata in crash. Gli aggiornamenti OTA arrivano direttamente dall’app e si installano senza intoppi. Che dire? È uno di quei software che usi senza pensarci, che poi è il complimento migliore che si possa fare a un’app.

Autonomia e ricarica: niente sorprese, nel senso buono

La batteria da 4,5 Ah (poco meno di 100 Wh) promette fino a 150 minuti di taglio continuo, con una ricarica completa in circa due ore. E nella pratica i numeri sono stati quelli, né di più né di meno.

Nel giardino della villa la questione è quasi accademica: con circa 150 metri quadrati, il robot finisce il suo giro e torna a casa con carica abbondante, senza mai doversi fermare a metà. Lo programmavo la mattina presto e, quando uscivo per portare fuori i cani, aveva già finito ed era di nuovo al riparo nel suo garage.

TerraMow V1000 - immagine 8

Credits: TecnoAndroid

Al campo di tiro la storia cambia, perché lì la superficie supera abbondantemente i mille metri quadrati e i dislivelli succhiano energia. Il produttore dichiara una copertura tra i 160 e i 300 metri quadrati per carica, a seconda della complessità del terreno, e su un prato come quello è normale stare nella parte bassa della forbice. Il robot taglia, quando la batteria scende rientra da solo alla base, si ricarica e poi riprende esattamente da dove aveva interrotto. Il primo giorno l’ho seguito per curiosità durante tutto il ciclo: nessuna esitazione nel trovare la strada di casa, nessun tentativo maldestro di agganciarsi alla stazione.

Il rientro automatico alla base è stato impeccabile per tutto il mese. Mai un robot fermo in mezzo al prato con la batteria a zero, mai un aggancio mancato.

C’è da dire che su superfici grandi il tempo complessivo si allunga. Con una resa dichiarata tra 80 e 120 metri quadrati l’ora, un prato da mille metri richiede più cicli e quindi buona parte della giornata. Non è un difetto vero e proprio, è la fisica: una lama da 20 centimetri e una batteria da 100 Wh non fanno miracoli. Ma è bene saperlo prima, per programmare i tagli con un po’ di criterio.

Test sul campo: un mese tra villa e campo di tiro

Arriviamo al dunque: come si comporta davvero?

Ho diviso il test in due scenari, usando lo stesso robot e spostando la base quando necessario. Ogni volta che si cambia posizione della stazione basta comunicarlo all’app e il robot si riorienta senza drammi.

Il giardino della villa

Il mio giardino di casa è il classico prato che sulla carta sembra facile e nella realtà è un incubo per i robot. Circa 150 metri quadrati in piano, ma con un perimetro frastagliato: un vialetto in pietra che taglia il prato in diagonale, aiuole, un paio di vasi grandi, angoli stretti vicino al muro di cinta e un passaggio laterale largo poco più del robot stesso.

Il primo giorno, finito il montaggio, ho avviato la mappatura automatica dall’app e mi sono messo a guardare con le braccia incrociate, già pronto a intervenire. Non ce n’è stato bisogno. Il robot è uscito dal garage, ha esplorato il prato con calma, ha seguito i bordi del vialetto, ha girato intorno alle aiuole e ha disegnato una mappa che, confrontata con la realtà, era precisa in modo quasi imbarazzante. Ho aperto l’editor della mappa per correggere qualcosa, ma era già tutto a posto.

TerraMow V1000 - immagine 9

Credits: TecnoAndroid

E sono onesto: mi è capitato di provare modelli ben più blasonati, con cartellini molto più pesanti, che sulla mappatura iniziale mi hanno fatto perdere pomeriggi interi. Qui niente.

Sul taglio vero e proprio, il risultato è uniforme, con le classiche strisce parallele che danno al prato quell’aspetto curato da campo da golf in miniatura. Mica male, per uno che fino a qualche anno fa passava il sabato mattina dietro a un tosaerba a scoppio.

Il campo di tiro con l’arco

Qui il discorso si fa serio: oltre mille metri quadrati, pendenze in più punti, sassi affioranti, radici, qualche buca nascosta dall’erba e alberi sparsi che fanno ombra a chiazze. È il terreno dove ho visto più robot arrendersi, incastrarsi o semplicemente girare in tondo senza sapere cosa fare.

Il TerraMow ha mappato anche questo senza chiedere aiuto, più lentamente, ovvio, vista l’estensione, ma con la stessa precisione. Le zone d’ombra sotto gli alberi non gli hanno creato problemi, i sassi più grossi li ha riconosciuti ed evitati, i bersagli e i loro supporti li ha aggirati come se li conoscesse da sempre.

Nelle salite più ripide fa un po’ di fatica: rallenta, si sente che il motore sta lavorando, a volte corregge la traiettoria. Ma niente di che: arriva sempre in cima e non l’ho mai visto bloccarsi o slittare in modo preoccupante. Sulla carta il limite è di 18 gradi di pendenza, e il mio campo in un paio di punti ci va vicino.

Un pomeriggio, mentre ero lì ad allenarmi, ha iniziato a piovere, una di quelle piogge improvvise di fine estate. Il robot era a metà del lavoro e si è fermato immediatamente, ha interrotto il taglio ed è tornato verso la base. Io nel frattempo raccoglievo frecce bagnate imprecando. Quando ha smesso di piovere, dopo un po’, è ripartito da solo e ha completato il lavoro. Nessun intervento da parte mia, ecco.

Cosa non ho potuto verificare

Un mese è un buon periodo per capire come lavora un robot, ma non basta per giudicarne la durata nel tempo. Non so come invecchierà la scocca, quanto dureranno davvero le lame con un uso intensivo né come si comporterà la batteria dopo due stagioni. Su questi punti posso solo fidarmi della garanzia di tre anni offerta dal produttore, che comunque è un segnale di fiducia mica da poco.

Approfondimenti

Mappatura automatica: il vero punto di forza

Ricordate quando dicevo che ero pronto al solito copione? Ecco, la mappatura è il motivo per cui quel copione non si è mai visto.

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Con la stragrande maggioranza dei robot senza filo, la prima configurazione prevede di guidare manualmente la macchina lungo tutto il perimetro del prato, metro dopo metro, con lo smartphone in mano. Su un giardino piccolo è una seccatura, su un campo da mille metri quadrati con alberi e sassi è una piccola odissea.

Qui si preme un pulsante e basta.

Il tosaerba esplora da solo, riconosce i confini guardandoli e salva la mappa nell’app. Poi la affina a ogni sessione. Se sposto un vaso o aggiungo una sedia in giardino, se ne accorge e si adatta senza che io debba ridisegnare nulla. Volendo si possono creare zone vietate virtuali o dividere il prato in aree con impostazioni diverse, ma è una scelta, non un obbligo.

La cosa che mi ha colpito di più è la precisione sui confini irregolari. Il vialetto in pietra di casa ha un bordo tutt’altro che dritto, con pietre che sporgono e rientrano, e il robot lo ha seguito con una fedeltà che sinceramente non mi aspettavo. Stessa storia al campo, dove il prato confina in alcuni tratti con la terra battuta senza un bordo netto. Anche lì, mappa corretta al primo colpo.

Non sono ancora sicuro di quanto questo dipenda dalla qualità del mio giardino (prati ben definiti aiutano qualsiasi sistema visivo) e quanto dalla bravura dell’algoritmo. Ma alla prova dei fatti, nei due scenari che ho a disposizione, ha funzionato in modo impeccabile.

Riconoscimento degli ostacoli: perfetto, non trovo un’altra parola

Il sistema di evitamento ostacoli 3D lavora con le stesse telecamere della navigazione e qui la visione artificiale mostra tutto il suo potenziale. Il robot non si limita a capire che “c’è qualcosa davanti”, ma valuta forma e dimensioni dell’oggetto e decide come aggirarlo, mantenendo una distanza che il produttore definisce centimetrica.

In un mese l’ho visto evitare praticamente di tutto: il tubo dell’acqua dimenticato sul prato, i giochi dei cani, le ciotole, un paio di scarpe da ginnastica lasciate fuori ad asciugare, i supporti dei bersagli al campo, i sassi più grandi. Anche gli animali stessi, che all’inizio lo seguivano incuriositi e poi, come succede sempre, hanno smesso di considerarlo. Mai un urto, mai un incastro.

Stavo per scrivere che è il miglior sistema di riconoscimento ostacoli che ho provato su un robot da giardino. Ripensandoci, lo scrivo davvero: per quello che ho visto io, è così.

TerraMow V1000 - immagine 10

Credits: TecnoAndroid

Poi c’è un aspetto pratico che non avevo messo in conto. Con il prato pieno di piccoli oggetti, molti robot finiscono per lasciare chiazze di erba alta intorno a ogni ostacolo, perché si tengono troppo larghi per prudenza. Il TerraMow invece si avvicina il giusto, gira intorno all’oggetto in modo stretto e lascia pochissimo da sistemare dopo. Un dettaglio che si nota a occhio nudo, soprattutto intorno agli alberi del campo.

Ovviamente resta buona norma liberare il prato dalle cose più delicate prima del taglio. Ma con lui, devo dire, ho smesso di preoccuparmene già dopo la prima settimana.

Taglio dei bordi: il migliore che abbia mai visto

E qui viene il bello.

Il tallone d’Achille di quasi tutti i robot tagliaerba è il bordo. Per come sono costruiti, con il disco di taglio arretrato rispetto alla scocca, lasciano sempre una striscia di erba alta lungo muri, aiuole e vialetti. Striscia che poi tocca rifinire a mano con il decespugliatore, vanificando in parte il senso di avere un robot.

Il V1000 su questo punto mi ha lasciato a bocca aperta: lungo il vialetto di casa e le aiuole, intorno ai vasi, il taglio dei bordi è precisissimo e lascia pochissima erba. Quel poco che resta è davvero marginale, roba che si nota solo andandola a cercare con il naso a terra. Ho tirato fuori il decespugliatore una volta in tutto il mese, più per abitudine che per necessità.

TerraMow V1000 - immagine 11

Credits: TecnoAndroid

L’app permette di personalizzare il comportamento sui bordi in modo molto fine: si può scegliere se e quanto il robot debba passare lungo il perimetro, decidere per quali tratti abilitare la rifinitura e impostare il taglio a segmenti intorno a cespugli e tronchi.

Non so se sia merito della navigazione visiva, che permette al robot di “vedere” il bordo e seguirlo da vicino senza timore di sconfinare, o di come è stata studiata la geometria della macchina. Probabilmente di entrambe le cose, ma il risultato è lì, sul prato: forse il miglior tagliaerba robot per i bordi che io abbia mai provato. E di modelli ne ho provati.

Pendenze, sassi e terreni difficili

Il campo di tiro è stato il vero banco di prova per la trazione e la stabilità. Il produttore dichiara una pendenza massima di 18 gradi, pari al 32,5%, valore che secondo TerraMow copre la stragrande maggioranza dei giardini domestici.

Nella pratica il rasaerba affronta le salite con decisione, ma si sente che sta lavorando. Sui tratti più ripidi rallenta in modo evidente e ogni tanto corregge la direzione per trovare un percorso più comodo. Non l’ho mai visto arrendersi né scivolare all’indietro, nemmeno con l’erba un po’ umida della mattina presto. Le ruote posteriori con il battistrada scolpito fanno il loro dovere.

Sui sassi la questione è diversa: quelli più grossi li riconosce come ostacoli e li evita. Su quelli piccoli, quasi a filo del terreno, il robot passa senza problemi e il disco di taglio sembra ben protetto: in un mese non ho registrato danni alle lame dovuti a impatti, anche se un’occhiata dopo ogni sessione al campo l’ho sempre data.

Le radici affioranti e le piccole buche nascoste dall’erba non l’hanno mai messo in difficoltà. Un paio di volte l’ho visto rallentare, valutare e poi proseguire. Mi ha ricordato un cane che annusa il terreno prima di passarci sopra.

Insomma, oggettivamente sulle pendenze più severe non è un fulmine. Ma nel mio caso non mi ha dato nessun fastidio, perché il lavoro alla fine lo porta sempre a termine.

Sensore pioggia e resistenza agli agenti atmosferici

Il sensore pioggia è una di quelle funzioni che si danno per scontate finché non le si vede all’opera. Nel mio caso è successo al campo, in quel pomeriggio di pioggia improvvisa che ho già raccontato, e il comportamento è stato esemplare.

Appena sono cadute le prime gocce il robot ha fermato le lame, ha interrotto il lavoro ed è rientrato alla base senza indugi. Quando il tempo è tornato asciutto è ripartito in autonomia, riprendendo il taglio dal punto in cui si era fermato. Io non ho toccato niente né ho dovuto aprire l’app.

Perché è importante? Perché tagliare l’erba bagnata fa male al prato, sporca la macchina e intasa il piatto di taglio. Un rasaerba che si ferma da solo e riparte al momento giusto non richiede sorveglianza.

La certificazione IPX6 indica la resistenza ai getti d’acqua potenti, quindi il robot sopporta senza problemi gli acquazzoni e, soprattutto, si può pulire con il tubo da giardino. Il garage con tettoia incluso nella confezione completa il quadro, riparando base e robot dalle intemperie e dal sole diretto, che alla lunga è il vero nemico di plastiche ed elettronica.

Il range di temperatura operativa va da 0 a 55 gradi. Con le estati romane degli ultimi anni, quel limite superiore mi fa sorridere. Ma tant’è.

Rumorosità: ultra silenzioso

Il produttore parla di meno di 54 decibel. Non ho un fonometro per verificarlo, quindi su questo dato devo fidarmi della scheda tecnica. Quello che posso dire è che, nella pratica, non si sente.

Sul serio. La prima mattina l’ho programmato alle sette e sono uscito in giardino convinto che fosse ancora fermo nel garage. Era a metà del prato. Da dentro casa, con le finestre chiuse, è impercettibile. Con le finestre aperte si avverte giusto un leggero fruscio, simile a quello di un ventilatore lontano, quando passa vicino alla parete.

TerraMow V1000 - immagine 12

Credits: TecnoAndroid

Questo apre possibilità interessanti: si può far lavorare il robot al mattino presto, la sera o anche la domenica senza disturbare i vicini. E chi, come me, mal sopporta i rumori ripetitivi, lo apprezzerà parecchio.

Anche al campo, dove l’ambiente è silenzioso e ogni suono si nota, mi è capitato più di una volta di perdere di vista il robot e di doverlo cercare con lo sguardo, perché non lo sentivo. Una di quelle cose che dovrebbero darmi fastidio e invece, a pensarci, è proprio quello che si chiede a un buon robot: fare il suo lavoro senza farsi notare.

Connettività 4G e antifurto

La connessione cellulare 4G è una di quelle funzioni che sottovaluti finché non ti serve. Al campo di tiro il WiFi non arriva, ovviamente. Senza la SIM avrei potuto gestire il robot solo via Bluetooth, stando a pochi metri di distanza. Con la SIM, invece, lo controllavo da casa, dalla macchina o da qualsiasi posto, vedendo in tempo reale lo stato del lavoro e la batteria.

Il pacchetto dati incluso è valido per il primo anno. Dopo bisognerà valutare se rinnovarlo o affidarsi solo al WiFi di casa, dove disponibile. Chi ha il giardino coperto dalla rete domestica può farne tranquillamente a meno, chi lo usa in un terreno distante come il mio ne sentirà la mancanza.

La rete cellulare abilita anche le funzioni antifurto: il robot è bloccato da un codice PIN e, se qualcuno prova a portarlo via, la geolocalizzazione permette di seguirne gli spostamenti. Spero di non doverla mai mettere alla prova, ma sapere che c’è, per un oggetto da oltre mille euro lasciato in un campo aperto, mi fa dormire più tranquillo.

Una piccola nota: il robot funziona anche senza connessione internet e le attività programmate vengono eseguite comunque. La rete serve per il controllo remoto, le notifiche e gli aggiornamenti.

Manutenzione e lame: poco lavoro, ma non zero

Un robot tagliaerba non è un elettrodomestico da dimenticare in garage. Qualche cura la chiede, e meglio saperlo subito.

La manutenzione ordinaria, nel mio mese di prova, si è ridotta a poche cose: una pulizia della scocca e del piatto di taglio più o meno una volta a settimana, soprattutto dopo le sessioni al campo, dove polvere ed erba secca si infilano ovunque. Grazie all’impermeabilità IPX6 bastano il tubo da giardino, una spazzola morbida e cinque minuti di pazienza. Ho preso l’abitudine di farlo la domenica mattina, mentre il caffè saliva sul fornello, girando il robot su un fianco sopra un vecchio telo.

Le lame sono le classiche lamette imperniate sul disco, si sostituiscono con un cacciavite in pochi minuti. Nel kit ce ne sono nove di ricambio e, a occhio, durano diverse settimane con un uso regolare. Su un terreno sassoso come quello del campo si consumano prima, è inevitabile. Io le ho controllate spesso ma non ho avuto bisogno di cambiarle durante il test. Fra qualche mese saprò dire qualcosa di più preciso.

TerraMow V1000 - immagine 13

Credits: TecnoAndroid

Da tenere d’occhio anche le telecamere. Sono gli occhi del robot e una lente coperta di terra o di goccioline rischia di peggiorarne la vista. Le passo con un panno in microfibra quando lavo la scocca e non ho mai notato cali nel riconoscimento. Vabbè, direte voi, è un gesto da due secondi. Vero, ma va fatto.

Poi ci sono le ruote. Al campo, con il terreno umido della mattina, il battistrada tende a riempirsi di fango e un’occhiata ogni tanto non guasta, anche se il robot non ha mai perso aderenza per questo motivo.

La base di ricarica infine va tenuta pulita sui contatti, come raccomanda lo stesso produttore. Con il garage sopra, foglie e detriti arrivano molto meno, e in un mese non ho dovuto fare quasi nulla.

Insomma, il robot non è a manutenzione zero, nessuno lo è. Ma il tempo che gli dedico in una settimana è una frazione minima di quello che passavo dietro al tosaerba tradizionale, tra rifornimenti, svuotamento del cesto e rimessaggio. E il conto, alla fine, è tutto a suo favore.

Funzionalità: le chicche che fanno la differenza

Oltre al taglio programmato classico, il dispositivo ha qualche asso nella manica che ho scoperto strada facendo.

La modalità spot, per esempio, permette di appoggiarlo in un punto qualsiasi del prato e farlo partire subito, senza passare dalla base e senza una mappa preesistente. Comodissima per una rifinitura veloce in un angolo dimenticato o in una zona che non si vuole inserire nella mappatura principale. L’ho usata un paio di volte nel prato davanti al cancello, che non fa parte del giardino vero e proprio.

Poi c’è la gestione multizona: si può dividere il prato in aree diverse e assegnare a ciascuna altezza di taglio, direzione delle strisce e programmazione dedicate. Al campo l’ho sfruttata per tenere l’erba più corta nella zona dei bersagli e un po’ più alta ai margini.

La direzione di taglio personalizzabile è una di quelle funzioni estetiche che sembrano superflue finché non vedi il prato con le strisce perfettamente parallele al vialetto. Da lì non torni indietro.

Il controllo manuale con il joystick virtuale nell’app è preciso e insieme alla visione live dalla telecamera trasforma il robot in una specie di rover telecomandato. Più utile di quanto sembri per sistemare un punto saltato o portarlo da un’area all’altra.

Infine, gli aggiornamenti OTA arrivano regolarmente e migliorano nel tempo navigazione e funzioni. Un robot che diventa più bravo dopo l’acquisto è sempre una buona notizia.

Prezzo e posizionamento

Il TerraMow V1000 ha un prezzo di listino di 1.299 euro, ma sul sito ufficiale TerraMow lo si trova spesso in promozione a 1.149 euro, con il garage incluso e il pacchetto dati 4G per un anno. È disponibile anche su Amazon, dove capitano coupon e sconti periodici.

Per chi ha un giardino più piccolo esiste anche il fratello minore V600, pensato per prati fino a 600 metri quadrati e proposto a un prezzo più basso, con la stessa tecnologia di navigazione TerraVision 2.0 e una batteria più compatta.

Ma quanto vale, davvero? Il mercato dei robot tagliaerba senza filo si è affollato parecchio negli ultimi due anni e io stesso qui su TecnoAndroid ho messo alla prova diversi modelli, dal robot tagliaerba AWD per i prati più estremi all’alternativa economica senza filo perimetrale, passando per il robot che sostituisce il giardiniere. Tutte le prove le trovate nella sezione recensioni casa e giardino tech.

Scendendo di prezzo si trovano robot che costano la metà, ma quasi sempre richiedono l’antenna RTK, una mappatura manuale e non hanno il garage incluso. Salendo, si guadagnano trazione integrale e superfici molto più ampie, ma si paga molto di più. In mezzo, per un giardino fino a mille metri quadrati, il rapporto qualità prezzo di questo modello è eccezionale. A conti fatti, è difficile trovare di meglio a questa cifra.

Conclusioni

Dopo un mese tra il giardino di casa e il campo di tiro, il TerraMow V1000 mi ha lasciato una sensazione rara: quella di un prodotto che fa esattamente quello che promette, senza chiedermi di fare il tecnico. Lo monti, premi un pulsante e lui si arrangia. Mappa, taglia, evita, rientra, si ripara dalla pioggia e rifinisce i bordi come nessun altro robot che abbia provato finora.

A chi lo consiglio? A chiunque abbia un giardino fino a mille metri quadrati, anche complesso, pieno di angoli, alberi e ostacoli, e voglia smettere di pensare al prato. A chi non vuole piantare antenne o interrare cavi e a chi ci tiene ai bordi puliti e odia passare il decespugliatore.

A chi lo sconsiglio? A chi ha superfici molto più grandi o pendenze davvero estreme, oltre i 18 gradi dichiarati: lì serve un’altra categoria di macchina. E a chi pretende una costruzione da carro armato, perché la plastica, pur ben assemblata, non trasmette quella sensazione.

Lo scenario perfetto? Una villetta con il classico giardino all’italiana, un po’ di aiuole, un vialetto, magari un cane che lascia in giro i suoi giochi. Lui esce la mattina presto, nessuno se ne accorge e quando vi affacciate con il caffè in mano il prato è già fatto.

Magari tra un anno cambierò idea sulla tenuta della scocca. Ma oggi al prato ci pensa lui e io finalmente il sabato mattina vado al campo a tirare con l’arco, non a tagliarlo.

Recensione TecnoAndroid

La nostra valutazione

Pro

  • Mappatura automatica precisa senza correzioni
  • Riconoscimento ostacoli 3D impeccabile
  • Taglio dei bordi eccellente
  • Nessun filo perimetrale né antenna RTK
  • Silenziosissimo durante il taglio
  • Garage e SIM 4G inclusi
  • Sensore pioggia con ripresa automatica
  • App completa e stabile

Contro

  • Scocca un po' plasticosa
  • Rallenta sulle pendenze più ripide
  • Pacchetto dati 4G incluso solo per un anno

Fonte: TecnoAndroid

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