Vai al contenuto
Offerte

Technoprobe scommette sul superciclo dell’AI per i test dei chip

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Per Technoprobe l’intelligenza artificiale non è una moda passeggera ma l’inizio di un nuovo ciclo industriale destinato a durare decenni. L’azienda di Cernusco Lombardone lavora in un ambito poco noto al grande pubblico eppure fondamentale per l’elettronica di oggi, quello delle probe card, gli strumenti che permettono di verificare i chip durante la fase di produzione. Da una decina di giorni la società è entrata nel FTSE Mib, il più importante indice azionario italiano, e ormai il suo valore si aggira attorno ai 20 miliardi di euro.

Non si tratta di un traguardo da poco per una realtà nata negli anni 90 su iniziativa della famiglia Crippa. Oggi il gruppo conta circa 4mila dipendenti e oltre 650 brevetti, con una presenza distribuita in undici Paesi. Numeri che raccontano bene quanto sia cresciuta un’impresa partita dalla Brianza e arrivata a dialogare con i colossi mondiali del settore. Le sue tecnologie vengono infatti impiegate dai principali protagonisti dei semiconduttori, tra cui TSMC, Intel, Nvidia, Apple, STMicroelectronics e Samsung.

La scommessa sul superciclo dell’intelligenza artificiale

Al timone dell’azienda c’è Stefano Felici, che in una recente intervista ha indicato proprio nell’AI il motore principale della crescita futura. Secondo l’amministratore delegato la potenza di calcolo dei chip ha raggiunto un livello tale da rendere possibili applicazioni che fino a pochi anni fa sembravano pura fantascienza. E per lui siamo soltanto all’inizio di questa trasformazione.

Il manager parla apertamente di un possibile superciclo, cioè di una lunga fase di espansione paragonabile a quelle che il comparto ha già vissuto con l’arrivo dei PC, poi con la diffusione di internet e infine con il boom degli smartphone. Tre ondate che hanno ridisegnato l’industria tecnologica e che, nella visione del vertice di Technoprobe, potrebbero trovare nell’intelligenza artificiale una degna erede. Un’ipotesi che per una società specializzata nei test dei processori ha implicazioni molto concrete, perché più chip significa anche più verifiche da effettuare.

Perché il test dei chip diventa sempre più importante

C’è poi un altro aspetto che gioca a favore del gruppo lombardo. La crescente complessità dei semiconduttori rende ancora più decisivo il test prima dell’assemblaggio. Nei sistemi più avanzati possono convivere numerosi chip all’interno dello stesso prodotto e basta il difetto di un singolo componente per compromettere un dispositivo che nel complesso ha un costo molto elevato. Individuare il problema in anticipo diventa quindi essenziale, ed è esattamente in questo passaggio che entrano in gioco le probe card realizzate dall’azienda.

Per farsi trovare pronta davanti all’aumento della domanda, la società sta portando avanti un piano di investimenti da circa 300 milioni di euro con l’obiettivo di raddoppiare la propria capacità produttiva entro la fine del 2027. Il progetto coinvolge direttamente il territorio in cui l’impresa è cresciuta. A Cernusco Lombardone è già in costruzione un nuovo edificio che dovrebbe avviare la produzione a gennaio, mentre il programma prevede anche l’ampliamento dello stabilimento di Agrate.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
177 Condivisioni