L’ironia della vicenda è che il problema lo ha creato Samsung stessa. Fu proprio il colosso coreano a coniare la sigla QLED e a non registrarla come marchio, lasciandola di fatto disponibile a chiunque. Anni dopo, si ritrova in tribunale a combattere proprio contro l’uso di quella sigla da parte dei concorrenti. Il Tribunale Regionale di Monaco le ha dato ragione — almeno in via preliminare — stabilendo che TCL ha pubblicizzato in modo ingannevole sei serie di televisori venduti come QLED in Germania senza che i dispositivi facessero effettivo uso della tecnologia Quantum Dot.
La sentenza, comunicata dallo studio legale Pinsent Masons che ha rappresentato Samsung nella controversia, riguarda modelli specifici del 2024: le serie C655, C508, QM8B e C69B. Il tribunale ha stabilito che Samsung ha dimostrato l’assenza della tecnologia dichiarata, mentre TCL non è riuscita a confutare le evidenze presentate. Oltre al divieto di continuare a usare la denominazione QLED su quei modelli, TCL è stata condannata a rettificare le dichiarazioni ritenute mendaci. Secondo la stampa tedesca, il produttore cinese presenterà appello.
Cosa distingue un “vero QLED” da uno falso
La questione tecnica al centro della disputa non è banale. Un televisore QLED nella sua configurazione autentica — quella che Samsung considera lo standard di riferimento — utilizza quantum dot rossi e verdi che interagiscono con una retroilluminazione a LED blu. È questa combinazione a produrre la gamma cromatica estesa che giustifica la denominazione.
Nei modelli di fascia più bassa finiti sotto accusa, l’architettura è diversa: LED bianchi e una quantità ridotta di soli quantum dot verdi, con una concentrazione talmente bassa da non produrre benefici cromatici misurabili. Il problema, secondo Samsung, non è solo di natura tecnica ma anche commerciale: questi prodotti vengono venduti a prezzi significativamente inferiori rispetto ai QLED autentici, creando una concorrenza sleale nei confronti di chi investe nella tecnologia completa.
Le radici della polemica e i procedimenti in corso
La controversia ha radici precise. Nell’estate del 2024 uno studio commissionato dalla società chimica coreana Hansol Chemical aveva rilevato che alcuni televisori TCL venduti come QLED non contenevano quantità significative di quantum dot. Da quel momento Samsung aveva avviato una campagna sistematica per definire pubblicamente le caratteristiche di un “vero QLED“, portando la questione sui mercati internazionali nel corso del 2025.
La decisione del tribunale tedesco riguarda per ora il solo mercato locale, ma potrebbe avere ricadute su procedimenti analoghi aperti in altri paesi europei. Nella stessa orbita legale rientra anche Hisense, coinvolta in controversie simili. Il nodo di fondo resta irrisolto: la sigla QLED, non essendo un marchio registrato né uno standard tecnico codificato, si presta ancora a interpretazioni diverse — anche se è in corso un iter per definire criteri precisi.