È quasi ironico, se non fosse tragico: mentre miliardi di persone cercano di ridurre la propria impronta ecologica chiudendo il rubinetto mentre si lavano i denti o comprando la borraccia riutilizzabile, un piccolo gruppo di super ricchi brucia in un giorno più CO₂ di quanto metà dell’umanità emetta in un anno intero. Lo ha rivelato Oxfam Italia in un nuovo studio che sembra più un pugno nello stomaco che un semplice rapporto. Lo 0,1% più ricco del pianeta – l’élite delle élite – vive con un tale livello di consumo e spreco da rendere ridicolo ogni tentativo individuale di compensazione.
CO₂ e potere: perché i miliardari guidano il cambiamento climatico negativo
Non è solo una questione ambientale, ma una questione di disuguaglianza. Chi ha meno non solo inquina meno, ma paga anche le conseguenze di chi inquina di più. È un meccanismo perverso: i più poveri perdono case, raccolti e salute a causa di siccità e alluvioni che non hanno contribuito a creare; i più ricchi, invece, ne traggono profitto, investendo proprio nei settori che alimentano la crisi climatica. Come ha ricordato Francesco Petrelli di Oxfam, “gli individui più ricchi del mondo finanziano e traggono profitto da questa crisi, mentre il resto della popolazione ne fa le spese”.
Se tutti vivessimo come questi super miliardari, il pianeta avrebbe tre settimane di respiro. Tre. Poi il bilancio di carbonio – la quantità massima di CO₂ che possiamo ancora permetterci per restare sotto 1,5°C di riscaldamento globale – sarebbe già esaurito. E non serve essere climatologi per capire che non è sostenibile.
Il vero dramma è che non è solo lo stile di vita di questa élite a distruggere il pianeta, ma anche – e soprattutto – i loro investimenti. Circa il 60% dei loro capitali finisce in settori come il petrolio o le miniere. In pratica, i soldi che fanno da soli bastano a generare più emissioni di interi Paesi. Basti pensare che nel solo 2024, 308 miliardari hanno prodotto insieme 586 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente: più di 118 nazioni messe insieme.
E poi ci sono loro, i lobbisti: solo alla COP29 di Baku, c’erano quasi duemila rappresentanti dell’industria dei combustibili fossili. Non per risolvere il problema, ma per assicurarsi che tutto resti esattamente com’è. Oxfam chiede che alla prossima COP di Belém le regole cambino davvero: più tasse per chi inquina, meno spazio per chi lucra sulla crisi, e finalmente più voce per chi la subisce ogni giorno.
Perché la verità è semplice: la crisi climatica non è solo un disastro naturale. È una questione di potere. E finché questo potere resterà nelle mani sbagliate, sarà impossibile cambiare davvero le cose.