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Suno v6 finisce in tribunale: Sony e Universal all’attacco

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Sulla carta doveva essere il modello della pace, e invece Suno v6 si ritrova al centro di una nuova causa per violazione del diritto d’autore. A muoversi sono state Sony Music Entertainment e Universal Music Group, che hanno portato in tribunale la società accusando proprio l’ultima generazione dei suoi modelli generativi. Il punto della contesa non è più soltanto capire quali brani siano finiti nel materiale di addestramento, ma qualcosa di più sottile e, va detto, di molto più difficile da dimostrare.

La domanda che i due colossi discografici pongono ai giudici riguarda infatti l’eredità tecnica di un sistema. Un modello può portarsi dietro la conoscenza accumulata da un modello precedente, se quel modello precedente era stato costruito su registrazioni protette e usate senza permesso? È una questione che somiglia parecchio a una catena, dove basta un anello nato male per compromettere tutto quello che viene dopo. E la musica generata dall’intelligenza artificiale, su questo terreno, sta diventando una matassa sempre più complicata da sbrogliare.

Perché la causa contro Suno sorprende

L’aspetto curioso della vicenda è che Suno si era mossa, almeno in parte, nella direzione che l’industria discografica chiedeva da tempo. La nuova generazione dei suoi modelli è stata sviluppata anche attingendo a contenuti regolarmente concessi in licenza, frutto degli accordi raggiunti con Warner Music Group, BMG e Believe. Tradotto, una fetta del materiale usato per costruire v6 è pulita, pagata, autorizzata. Il problema, secondo le due etichette rimaste fuori da quegli accordi, sta altrove. Suno ha spiegato che v6 non ha imparato soltanto dai cataloghi licenziati, ma anche dalle interazioni degli utenti sulla piattaforma. Dentro questo insieme rientrano le creazioni generate dalla comunità e i cosiddetti segnali di preferenza, cioè tutte quelle informazioni che indicano al sistema quali risultati piacciono di più, quali vengono riascoltati, quali vengono scartati. Materiale prezioso, perché permette al modello di capire cosa funziona davvero e di calibrarsi di conseguenza.

Il nodo dell’eredità tra un modello e l’altro

Qui entra in gioco la tesi di Sony e Universal. Le creazioni della comunità non sono nate dal nulla, sostengono le due major, ma sono state prodotte dai modelli precedenti di Suno. Modelli che, secondo le accuse, erano stati addestrati copiando registrazioni senza alcuna autorizzazione. Se il ragionamento regge, allora anche v6 finirebbe per essere contaminato, perché parte della sua intelligenza deriverebbe indirettamente da quel materiale.

È un passaggio logico che sposta il baricentro della discussione. Fino a oggi le cause sul copyright legato all’AI si sono concentrate quasi sempre sul dataset iniziale, sulla lista delle opere date in pasto alla macchina. Adesso il perimetro si allarga e comprende anche ciò che il modello produce, e ciò che il modello impara dalle sue stesse produzioni. Un circolo che, dal punto di vista legale, non ha ancora una risposta consolidata.

Per Suno la posta in gioco non è secondaria. L’azienda aveva imboccato la strada degli accordi commerciali con una parte dell’industria proprio per costruirsi una legittimità, e ritrovarsi contestata sul modello più recente rischia di rimettere in discussione l’intero impianto. Per le etichette discografiche, invece, la causa serve a fissare un principio, cioè che le licenze firmate da alcuni non cancellano le presunte violazioni subite da altri. Il confronto si giocherà su terreni tecnici complessi, dove bisognerà capire quanto pesa davvero il contributo dei segnali di preferenza rispetto ai cataloghi autorizzati, e se sia possibile isolare l’influenza dei modelli passati all’interno di Suno v6. Sono valutazioni che nessun tribunale ha ancora affrontato in questi termini, e che potrebbero fare scuola per tutte le piattaforme di musica generativa.

Fonte: TecnoAndroid

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